Scritto Mercoledý 07 luglio 2021 alle 09:36

Retesalute: la triste fine di una grande intuizione. E ora a pagare il conto saranno i più deboli

Claudio Brambilla, ho letto il tuo editoriale sulla vicenda di Retesalute, pubblicato il 5 luglio.
Un editoriale scarno, triste come una canzone di Claudio Lolli, scritto in modo troppo chiaro per non essere capito ma troppo concreto per dare speranza.
Devo dare atto al vostro giornale, allo sforzo che avete fatto per cercare di portare all’opinione pubblica la triste storia di questa azienda speciale, che si estingueva fra l’indifferenza di tutti.
Devo ringraziare i tuoi collaboratori, in particolare Baiguini, che hanno seguito questa vicenda momento per momento. Una vicenda un po’ assurda, quindi difficile da raccontare.
Una vicenda drammatica, perché vissuta al cospetto di una popolazione che non ne ha mai percepito la gravità.
Intendo la gravità di perdere un’azienda modello, produttrice di servizi.
E i destinatari di questi servizi, i più bisognosi, sono stati gli unici a soffrire e ad accorgersi della gravità di ciò che stava per succedere. Gente che soffre, che trovava nei servizi dell’azienda un aiuto concreto.
Gente che però non ha voce per far sentire il proprio disagio
Retesalute, definita un gioiellino da tutti. Un bel giocattolo, di quelli preziosi, molto divertenti e appassionanti quanto difficili da essere utilizzati.
Quei giocattoli perfetti, che finiscono però spesso in mano a bambini ancora troppo piccoli per saperli apprezzare e non ancora abili per saperli usare.
Un bel trenino elettrico, con tutte le sue strutture di contorno, dato in regalo ad un bambino di tre anni.
Poco tempo, e il giocattolo viene rotto inevitabilmente in modo irrimediabile.
Dalla narrazione della vicenda di Retesalute la storia di un giocattolo finito in mano ad amministratori non all’altezza.
Condivido tutto del tuo editoriale, a parte la definizione del fronte piddino.
La politica c’entra poco, o meglio, c’entra perché non è stata all’altezza, ha abdicato.
La fine dell’azienda arriva quando gli amministratori cedono le loro responsabilità ai segretari comunali. Come se una ditta delegasse le proprie scelte strategiche e commerciali e di produzione al proprio commercialista.
Non ho mai visto nessun disegno politico per affossare l’azienda, ho visto solamente tanta incapacità imprenditoriale.
Questo mi porta a poco sperare nel futuro. Non vedo intorno a me competenza politica tale da essere in grado di ricreare un bel giocattolo da utilizzare senza distruggerlo.
Arrivo a pensare che una azienda pubblica speciale come Retesalute rimarrà una utopia.
Claudio, che vuoi che ti dica? Spero solo che la tristezza e il pessimismo con cui ho scritto queste righe siano causate da un colpo di sole di una calda giornata di luglio.
Se pensi che sia così, cancella pure questa lettera e buttala, e lasciamo che un po’ di ottimismo ci lasci sperare in un futuro migliore.
Lanfranco Consonni
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