Scritto Martedì 08 giugno 2021 alle 15:35

LIBRI CHE RIMARRANNO/24: ''Il ferro e la rosa'' di Mariella Radaelli

"Quelli che mi lasciano proprio senza fiato - diceva il giovane Holden Caufield nel capolavoro di Salinger - sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira."
E ha ragione. C'è una specie di voyerismo che colpisce i lettori, tutti, senza distinzione di titolo di studio, nei confronti dei loro beniamini. Lo si nota alle presentazioni dei libri, quando la coda per il firmacopie si ingrossa. Ogni tanto capita persino che qualcuno, sprovvisto del tuo romanzo, ti chieda di apporre un autografo su un foglio qualsiasi, e quando tu cortesemente rifiuti, spiegando che se mai c'è qualcosa di importante quello è il libro, non tu e men che meno la tua sigla scarabocchiata, capita che quello pure si offenda.
Non per tutti però vale l'affermazione di Salinger. Ci sono scrittori che talora sarebbe stato meglio incontrare solo in parole e pagine, non in carne e ossa. Perché sono antipatici, scostanti, talora presuntuosi, talaltra così timidi da apparire sgarbati. Ne ricordo più d'uno, dei miei idoli di carta, che conosciuto di persona mi ha lasciato spaesato. E viceversa, naturalmente.
Occorre pudore e delicatezza quando uno scrittore ti si offre per una chiacchierata, e anche la capacità di fargli le domande giuste, quelle che non lo imbarazzano e che finiscono per rendertelo umano, cioè amico.
A molti scrittori (mediocri) piace parlare di sé, dei propri libri, sciorinare segreti sul buon vivere e sul bello scrivere. I più grandi sono schivi, taciturni, visionari, e se sono facondi e affabili amano piuttosto parlare di altro, di sport e di cibo, di donne e di auto. Ti portano in giro: questo sono bravi a fare gli scrittori.
Poiché non di tutti possiamo avere il numero di telefono memorizzato nel nostro smartphone, dobbiamo essere grati a chi li ha conosciuti, li ha fatti parlare e non ha tenuto queste confidenze per sé.
Nel suo "Il ferro e la rosa" (Prospero Editore, 412 pagine, 17 Euro) Mariella Radaelli ci regala queste amicizie. Giornalista bilingue, ha scritto per testate nazionali e internazionali, tra cui QN Quotidiano Nazionale, Corriere del Ticino, New Delhi Times e l'Italo-Americano. Già corrispondente per China Daily, maggior quotidiano in inglese in Cina, è editorialista per Khaleej Times, principale quotidiano degli Emirati Arabi.
Per una mia stortura professionale la prima cosa che faccio ogni volta che ricevo un libro è guardarne l'indice. Se io avessi avuto per le mani il materiale ricchissimo sul quale ha avuto il privilegio di scrivere Mariella mi sarei scervellato su come ordinarlo: in senso cronologico, dai primi autori ai più moderni; o geografico: gli italiani, gli anglosassoni, i post-coloniali; o tematico: gli scrittori di fantascienza, i bestselleristi, gli "impegnati", i "leggeri"; per genere: i prosatori, i poeti; per altro genere: i maschi, le femmine.
Come in tutte le cose della vita l'ordine più democratico è quello alfabetico. E sovente è anche il più interessante.
Così troviamo, nell'ordine, Isabel Allende, Ray Bradbury, Andrea Camilleri, Paulo Coelho, Michael Connelly, Vincenzo Consolo, Michael Crichton, Michael Cunningham, Clive Cussler, Jeffery Deaver, Andrea De Carlo, Assia Djebar, Geoff Dyer, James Ellroy, Giorgio Faletti, Jonathan Franzen, Tess Gallagher, Giovanni Giudici, Nadine Gordimer, Günter Grass, David Grossman, David Hare, Tahar Ben Jelloun, Erica Jong, Hanif Kureishi, Dominique Lapierre, Franco Loi, Mario Luzi, Dacia Maraini, Patrick McGrath, Jay McInerney, Alda Merini, Manuel Vázquez Montalbán, Toni Morrison, Joyce Carol Oates, Amos Oz, Chuck Palahniuk, Daniel Pennac, Giovanni Raboni, Tom Robbins, José Saramago, Ol'ga Sedakova, Luis Sepúlveda, Vittorio Sermonti, Robert Sheckley, Allan Sillitoe, Wole Soyinka, Maria Luisa Spaziani, Corrado Stajano, George Steiner, Göran Tunström, Sebastiano Vassalli, Alan Warner, Tom Wolfe, Abraham Yehoshua, Yevgeny Yevtuschenko, Banana Yoshimoto.
Io consiglio di leggere questo libro esattamente in quest'ordine alfabetico, che è disordine tematico. Di non ricostruire un ordine sincronico, né diacronico. Di lasciarsi condurre e perdersi, senza cercare una tesi. Di raccogliere quelle informazioni minute, quotidiane, di piccola storia materiale che non si trovano nelle wikibiografie ufficiali (Michael Connelly che dice che Asolo sarebbe una location ideale per una sua storia!). Pagina dopo pagina si ritroverà quel fil rouge di una confidenza privilegiata con gli autori che, amici della curatrice, per proprietà transitiva diventano anche e ancora di più amici nostri: e ne scorgiamo i ferri del mestiere, ne impariamo la fatica artigiana da fabbri, capaci di forgiare le parole perché siano taglienti ed efficaci strumenti di verità. E annusiamo quel profumo inarrivabile che la letteratura ha.
Rubrica a cura di Stefano Motta
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