Scritto Mercoledý 03 giugno 2020 alle 15:28

Riflessioni sulla DaD

Ho letto con interesse le riflessioni sincere sulla Dad del Sig. Garofalo ma non mi hanno per niente convinto, anzi mi sono parse anche un poco bizzarre. Affermare che sia stata un fallimento, noiosa, monotona ed alienante dove i bambini e i ragazzi si addormentano mi appare inverosimile. In una situazione difficile come quella che il mondo della scuola si è trovata a fronteggiare, dopo anni di depauperamento e tagli indiscriminati, la risposta è stata forse confusa, caotica ma funzionale. I miei quattro figli, inseriti in diverse scuole di ordine e grado, hanno avuto modo di parteciparvi e nel complesso, considerata la situazione emergenziale ed epocale, non mi pare che si sia palesato un fallimento. Le videochiamate con i docenti, nei loro limiti, hanno dato ai miei bambini/ragazzi la possibilità di continuare la didattica e di mantenere un contatto con i loro compagni e questo grazie al lavoro di molti docenti che si sono spesi molto per affrontare questa situazione. Le nuove attività hanno permesso ai miei ragazzi di migliorare il loro rapporto con gli strumenti informatici e in alcuni casi anche agli stessi docenti che abbiamo compreso non ne avevano la necessaria competenza. Ritengo che gran parte di loro hanno dovuto affrontare sul campo una formazione forzata ed il loro mettersi in gioco nella difficoltà non ha alimentato la mia critica, al contrario, mi ha ben impressionato e di questo impegno sarò loro riconoscente. È stata faticosa e senza i canonici orari per gli alunni ed immagino ancora di più per gli insegnanti che a mio parere ne escono migliorati. Non ridimensionati, non semplici impiegati, non intaccati in questa fase nel loro "status" che, come per altre professioni, avevano già perso da diversi anni. Lo status di propagatori del sapere è un riconoscimento che si conquista sul campo e negli ultimi decenni anche la classe docente non sempre ha brillato e, in tema di rivendicazioni sindacali che sono state esposte, mi pare che in diversi casi si sia difeso forzatamente degli indifendibili che questa grande passione di saper e voler educare le menti non hanno certo espresso. Di contro la mia esperienza mi fa notare che, progressivamente negli anni, anche noi genitori siamo notevolmente peggiorati presi da questo senso iperprotettivo nei confronti dei nostri figli, che a mio parere con questi comportamenti vengono danneggiati. Si fatica ad accettare critiche che si finalizzano, come ormai molto spesso i giornali segnalano, nella incomprensibile protesta anche fisica nei confronti dei docenti. Nel mio percorso scolastico è capitato alcune volte di essere ripreso da maestri e professori ed al ritorno a casa i miei genitori, come quelli dei miei compagni, non ci facevano mancare qualche scappellotto per farci capire che il rispetto degli insegnanti è fondamentale. Pertanto, ritengo che il problema non sia DaD si o DaD no ma un decadente rapporto tra i principali attori nel mondo della scuola che va riconquistato e riformulato. Non credo che i docenti debbano averne paura e sentire limitata la propria professionalità. La DaD non è la tipologia di scuola che desidero per i miei figli. È uno strumento emergenziale nuovo, nella primaria e secondaria, ma già utilizzato in ambito universitario per raggiungere zone disagiate e che in momenti eccezionali può surrogare la scuola tradizionale.
Certo, come in molti casi, la differenza la fanno le persone e ci sono persone che mettono in un progetto tutto il loro impegno, altri meno ed altri per niente. Così anche nella scuola come in altri settori. La problematica della privacy è un aspetto importante ed ha zone d'ombra in tutti gli ambiti, ma sono perfettamente d'accordo sul limitare il potere di questi colossi digitali. Nulla vieta quindi al MIUR di creare una piattaforma digitale proprietaria sostituendo quella attuale di Google in modo da affrontare anche con maggiore sicurezza accadimenti eccezionali come quelli che stiamo affrontando e che potrebbero ripetersi.
Peraltro Google già gestisce una miriade di informazioni private senza proteste di molti fruitori che, al contrario, si lamentano se gli viene chiesto di fornire i propri dati per un fine comune e utile nel monitoraraggio del contagio.
Scuola, sanità, welfare, infrastrutture, mobilita vanno curate amorevolmente e purtroppo negli ultimi decenni ce ne siamo dimenticati. Prendiamoci il buono da questa esperienza e guardiamo avanti nella speranza che sia d'insegnamento e che ci renda migliori per affrontare il futuro che come abbiamo imparato potrebbe essere fragile. Buon 2 giugno.
Francesco
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