Scritto Mercoled́ 20 maggio 2020 alle 09:01

Emergenza Covid, gli attori teatrali Negretti, Panzeri, Ughi:'ci hanno trattato come fantasmi. Eppure, di arte si vive in Italia'

"Negare il diritto di essere nominati significa non esistere" ha detto una volta, in modo sicuramente più complesso, il sociologo Zygmunt Bauman. Ed è proprio questo il concetto che riassume perfettamente lo stato d'animo di Laura Negretti, Stefano Panzeri e Filippo Ughi, tre attori professionisti che hanno visto le loro esistenze stravolte dal Covid-19.
Laura Negretti dirige la compagnia professionista Teatro in Mostra con sede a Como, con cui, da ormai 17 anni, è impegnata nello sviluppo di produzioni teatrali. "Lavoriamo principalmente nel nord Italia e nella Svizzera italiana" spiega, chiarendo che gli spettacoli portati in giro dalla compagnia variano dalla classica commedia al teatro civile a tematica sociale "E, per scelta, ci rivolgiamo principalmente a pubbliche amministrazioni, teatri private e scuole". L'ultimo spettacolo è andato in scena proprio il 20 febbraio, a Locarno, e, da allora, tutte le rappresentazioni in programma si trovano, ad oggi, sospese. Nel meratese è molto conosciuta per gli spettacoli realizzati anche con le scuole, come l'istituto Viganò di Merate. "Sto lottando con le unghie e con i denti per cercare di ricollocarli" spiega Laura, che grazie al suo spirito combattivo ed alla voglia di cavarsela con le proprie forze ha raggiunto un ottimo livello di distribuzione.



L'attrice Laura Negretti in scena

"Quello che mi ha fatto più male al di là del danno economico" dice con amarezza "è stato rendermi conto che gli artisti, in Italia, sono considerati dei fantasmi". Nessuno, infatti, ha colto la drammaticità della situazione, nessuno ha mostrato interesse per coloro che con gli spettacoli ci vivono. "Di cultura si vive e si mangia" ha rincarato Laura "anche se, a livello di governo centrale, nessuno si è interessato a noi". Nonostante questo, la compagnia Teatro in Mostra si è rimboccata le maniche, e Laura è pronta a ripartire, anche se attori e tecnici dovranno lavorare all'aperto, rispettando distanze ed indossando la mascherina. Quello che vorrebbe, come professionista dello spettacolo, è che qualcuno riconosca il valore dell'arte in Italia, e che le ricordi di tenere duro perchè prima o poi passerà.
La situazione è stata vissuta più o meno allo stesso modo da Stefano Panzeri, che ha calcato un palco l'ultima volta il 22 febbraio, portando in scena il suo 'Terra Matta' al Teatro Officina di Milano. "Già quella sera erano evidenti i segni che da lì a poco sarebbe cambiato qualcosa" spiega Stefano, ricordando quei posti rimasti vuoti nonostante i biglietti già acquistati. "Da quel giorno" dice sorridendo "sto facendo il papà". L'attore ha infatti lasciato in sospeso il suo progetto sulle autobiografie con la biblioteca di Olgiate, che rimane in attesa di essere inaugurato. Nel frattempo, per non lasciare il suo pubblico a digiuno di storie, ha aperto un podcast, 'Istanti', una raccolta di frammenti di vita estrapolati da vecchie fotografie.



Stefano Panzeri (foto a destra di Maurizio Andrelini)

"Per me, che sono un attore senza una compagnia di riferimento" spiega "è stato spiazzante, poiché gli aiuti stanziati non ci coinvolgono particolarmente". Il teatro, per Stefano Panzeri, è un mestiere che richiede intimità e vicinanza con il pubblico, due concetti completamente eliminati con il diffondersi del Covid. Quello che vorrebbe, allo stesso modo di Laura, è di essere tutelato. Come la collega, però, anche Stefano si è rimboccato le maniche, e, senza piangersi troppo addosso, sta cercando di andare avanti, nonostante l'inevitabile sensazione di amarezza che la situazione ha lasciato.
Così come Laura Negretti e Stefano Panzeri, anche l'attore cernuschese Filippo Ughi, quando è scoppiata l'emergenza, era nel pieno dell'attività. Con la compagnia Piccoli Idilli, infatti, venerdì 21 febbraio è andato in scena, in Friuli Venezia Giulia, lo spettacolo per le scuole Kanu. Solo due giorni dopo, il governo ha stabilito la chiusura degli istituti, lasciando in sospeso tutte le attività di laboratorio programmate per i ragazzi, così come i corsi di teatro organizzati sul territorio. "Si è interrotta una stagione che avrebbe potuto essere straordinariamente ricca di viaggi, incontri, scambi" dice Filippo Ughi che su questi elementi ha cercato negli anni di creare uan compagnia professionista.



L'attore Filippo Ughi

Il conto presentato dalla pandemia è particolarmente salato: sono una trentina, infatti, gli spettacoli annullati tra Italia e Svizzera, così come i laboratori ed i corsi rimasti senza una data. "Il futuro è un'incognita" dice, sottolineando, però, che la compagnia si è sforzata al massimo di adattarsi a quella parte del lavoro possibile con lo smart working: "Attraverso incontri on line abbiamo tenuto in vita il laboratorio teatrale che coordiniamo presso il Viganò di Merate con il Prof. Contento e il prof. Colotta, e il corso di teatro al Consorzio Villa Greppi". La bella notizia è poi la realizzazione di un evento online, nato con la collaborazione della Città di Bologna e della Caritas, organizzato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si terrà il 20 giugno. Come i colleghi, anche Filippo Ughi si è sentito trascurato: "Gli aiuti e le indennità che lo Stato ha messo a disposizione dei lavoratori dello spettacolo e delle compagnie, non arrivano lontanamente a coprire le perdite". E visto che il teatro è fisicità, ciò di cui sente maggiormente la mancanza è la relazione instaurata con i suoi allievi. "Ma soprattutto" dice "mi manca avere un lavoro". Una compagnia professionista è composta da molte persone, i compagni sono attori, danzatori, musicisti, tecnici, organizzatori, formatori che mettono la loro vita in progetti culturali di trasformazione in senso democratico dei una comunità.
Per un attore, dunque, oggi, è fondamentale armarsi di tanta pazienza, senza lasciarsi prendere dallo sconforto, ma lasciarsi trascinare dalla creatività. Laura, Stefano e Filippo ci insegnano quanto sia vero che «Praticare un’arte, non importa a quale livello di consapevolezza tecnica, è un modo per far crescere la propria anima, accidenti. Cantate sotto la doccia. Ballate ascoltando la radio. Raccontate storie.»
G.Co.
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