Montevecchia: difendere la democrazia partecipando

“La Resistenza italiana ha rappresentato un esempio straordinario di unità nazionale, dove persone di ogni estrazione sociale, politica e religiosa si sono unite per combattere un nemico comune”. Con queste parole il sindaco Ivan Pendeggia ha cominciato il discorso davanti al Monumento ai Caduti, per il 79° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo: “Un evento che ha segnato la fine di un periodo buio e l’inizio di una nuova era di libertà e democrazia” ha dichiarato il primo cittadino. Pendeggia ha specificato inoltre: “Non fu solo la vittoria dei partigiani contro il regime fascista, ma anche la vittoria dei valori di giustizia, uguaglianza e fratellanza su quelli di oppressione, discriminazione e violenza”.
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Accanto al sindaco c’era la vice Francesca Colombo e una rappresentanza di alpini montevecchini che fanno parte del gruppo di Merate. Il corteo, seguito anche dai cittadini, è partito dal sagrato della chiesa parrocchiale, dove si è tenuta la messa celebrata dal parroco don Fabio Biancaniello. Le penne nere hanno portato il gonfalone del Comune di Montevecchia e la corona di alloro deposta poi al Monumento ai Caduti, in via Belvedere vicino al cimitero.
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Il sindaco, nel ripercorrere la storia locale di quel periodo, ha ricordato che l’allora Comune di Cernusco Montevecchia ha conosciuto la Resistenza, con un distaccamento della 104^ Brigata Garibaldi “Gianni Citterio”. Il comandante era Alessandro Brivio e il commissario politico Decimo Cappelli. Le riunioni si tenevano clandestinamente a Cernusco in Villa Rusca. Luigi Rusca era un illustre liberale antifascista che lavorò per importanti case editrici e per l’EIAR nella fase di passaggio con la RAI.
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Non solo il ricordo del passato. “La libertà che abbiamo conquistato è un bene prezioso che va difeso e alimentato ogni giorno” ha detto il primo cittadino in fascia tricolore, che ha sottolineato il ruolo importante delle donne durante la Resistenza nelle staffette partigiane. “Dobbiamo essere consapevoli dei pericoli che minacciano la libertà, come l’intolleranza, l’odio e la disinformazione. Dobbiamo difendere la democrazia ogni giorno con la partecipazione attiva alla vita sociale e politica, con il rispetto reciproco e con il dialogo costruttivo”.
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Al termine dell’intervento del sindaco Pendeggia gli alpini hanno intonato la canzone “Signore delle Cime” e poi il più anziano di loro, Pasquale, ha letto la preghiera dell’alpino. A questo punto è stato cantato in coro coi presenti il canto “O bella ciao”. Il sindaco ha poi fatto sentire attraverso una cassa acustica l’inno di Mameli. La cerimonia si è conclusa con la benedizione finale di don Fabio.
M.P.
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