Il ciliegio disteso nel campo e i suoi coniglietti senza l’accogliente tana

C'era una volta, in un paese lontano, in un incantevole luogo sperduto, un rigoglioso ciliegio. Era cresciuto nel bel mezzo di un campo, in una splendida radura circondata da boschi. Come fosse finito lì, nessuno lo sa. Fatto sta che negli anni era cresciuto maestoso e forte. Ad ogni primavera si copriva di fiori bianchi che con il passare dei giorni lasciavano poi spazio alle foglie e poi ai piccoli frutti. Ad onor del vero non si trattava di ciliegie particolarmente prelibate: piccole, con un grosso nocciolo e poca polpa. Ma il sapore sì, quello era intenso... Per chi passava lungo la stretta strada che conduce al piccolo agglomerato di case in fondo alla via, veniva quasi naturale cogliere qualche ciliegia, "offerta" dai bassi rami del grande albero.

La base del robusto tronco, era stata scelta come tana da una numerosa colonia di coniglietti selvatici, che avevano scavato lunghe gallerie proprio tra le radici del grande albero. Se si aveva l'accortezza di avvicinarsi senza far rumore, era frequente scorgere i coniglietti saltellare nel campo alla ricerca dell'erba più tenera. Al minimo rumore con pochi balzi si lanciavano nelle loro tane, ai piedi del grande albero, scomparendo sotto terra.

Un giorno della scorsa primavera, proprio mentre il ciliegio era carico di frutti, sulla zona si abbattè uno di quei violenti temporali, ormai sempre più frequenti, accompagnati dalle raffiche di vento. E questa volta l'epicentro dell'uragano fu proprio in quella zona. A farne le spese furono alcuni giganteschi cedri, fatti letteralmente a pezzi dalla violenza del tornado. Ma non solo. Anche il grande ciliegio venne travolto e finì... radici all'aria.

Passata la tempesta in mezzo al campo restò il grande albero disteso sul prato. Un'immagine insolita, con tutte quelle ciliegie a pochi centimetri da terra da un lato, e lunghe radici rivolte al cielo all'altra. Che peccato, così bello, così rigoglioso... Probabilmente anche i cunicoli dei conigli selvatici avevano contribuito a indebolire i "piedi" del grande ciliegio. A coloro che si trovavano a passare in quei giorni, superato il primo momento di sorpresa, veniva ancor più spontaneo cogliere le piccole ciliegie. Dal grande albero sdraiato a terra si potevano raccogliere i frutti di quelli che erano fino a poco prima i rami più alti.

Per il vecchio ciliegio era ormai giunta la fine. Entro pochi giorni le foglie avrebbero iniziato ad appassire e così anche i piccoli frutti.

Passarono invece le settimane e caddero le ultime ciliegie. Arrivò poi l'estate, il caldo torrido e la siccità che misero a dura prova gli alberi, anche quelli ben piantati a terra. Ma il vecchio ciliegio, pur essendo disteso nel campo sotto il sole, continuava ad essere rigoglioso. Le radici rimaste conficcate nel terreno riuscivano ad alimentare il grande albero e le sue fronde. Passarono diverse settimane e tutto intorno cominciò ad assumere i colori dell'autunno. Anche il grande ciliegio disteso cominciò ad ingiallire, preparandosi all'inverno.

Purtroppo però prima del Generale inverno è arrivato l'uomo. Abbattiamo gli alberi in piedi e ben piantati a terra, figuriamoci quelli più ingombranti distesi su un campo. Chi potrebbe mai pensare di tenersi un albero sdraiato? Con l'uomo sono arrivate le motoseghe e così è iniziata l'inesorabile opera di smembramento del vecchio ciliegio, destinato ad essere fatto a pezzi. Il vecchio albero è sopravvissuto all'uragano e alla siccità, ma non alla mano dell'uomo.

Quando i coniglietti la prossima primavera si sveglieranno dal letargo con i primi caldi raggi di sole e usciranno dalle loro tane, del vecchio ciliegio sdraiato non sarà rimasto nulla.

PS: I fatti narrati sono realmente accaduti a Robbiate, in località Duraga. Chi volesse rendersi conto di persona del miracolo del ciliegio, deve affrettarsi. A breve potrebbe non trovare più nulla. Da via Pizzagalli imboccate via Cantone e proseguite lungo via Duraga. Al termine di un muro in cemento scorgerete alla vostra sinistra il ciliegio. O meglio, ciò che resta...

Matrix
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