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Scritto Venerdì 24 maggio 2019 alle 19:07

Lomagna: il consiglio di Stato respinge la richiesta di sospensiva avanzata dal Giunco


Sta per volgere al termine il duello sui banchi del tribunale tra il Comune di Lomagna e l'associazione Il Giunco, a cui è stata disposta formalmente la decadenza della concessione per la gestione del centro sportivo di via Carducci. E sta per allontanarsi definitivamente dal paese il sodalizio sportivo, che a Lomagna aveva messo radici nel 2005. Le chiavi in mano ce le ha ancora il suo presidente Luciano Pisanelli, ma la presa non è più così salda dopo l'ultima mazzata inferta dal Consiglio di Stato.

La Camera di Consiglio, presieduta da Fabio Franconiero, martedì 21 maggio ha respinto il ricorso in appello della società sportiva, che aveva chiesto invano al TAR la sospensiva della delibera di Giunta. Il relatore, il consigliere Alberto Urso, ha espresso che "dai motivi d'impugnativa prospettati dall'appellante non si ricavano apprezzabili ragioni per discostarsi dalla decisione del giudice di primo grado". È stato inoltre precisato che a rafforzare la scelta è stata la constatazione della vicinanza temporale con il prossimo pronunciamento del TAR sulla richiesta di annullamento della delibera di Giunta già citata. Per il 20 giugno, a mezzogiorno, è infatti convocata l'udienza al Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, che dovrebbe chiudere il quadro.

Il calvario giudiziario, intrapreso per volontà dello stesso Pisanelli nella convinzione di possedere gli elementi necessari per proseguire l'avventura a Lomagna, era cominciato il 24 gennaio scorso quando la dott.ssa Alessandra Tagliasacchi annunciava il rigetto della richiesta di sospensiva dell'atto che aveva sancito la decadenza della concessione perché Il Giunco si era dimostrato inadempiente nel rispettare la convenzione. I lavori di riqualificazione ancora in alto mare, dopo tre proroghe concesse alla società sportiva, avevano convinto l'amministrazione comunale ad usare il pugno di ferro. Una misura che il Tribunale aveva valutato opportuna "tenuto conto che la concessionaria appare responsabile del prospettato inadempimento delle imprese da essa incaricate dei lavori medesimi".

Appare ormai segnato il destino processuale de Il Giunco, che sembra aver gettato la spugna per le incombenti spese dei ricorsi. Troppo alta la cifra - attorno ai 15 mila euro - per permettersi ad esempio un consulente di parte che avrebbe potuto dimostrare, a dire di Pasanelli, le responsabilità delle imprese incaricate ad eseguire i lavori. Le quali secondo il presidente dell'associazione non avrebbero rispettato gli impegni pattuiti. E poi ci sono i rimborsi delle spese legali al Comune. Il TAR aveva già condannato Il Giunco a rifondere le casse municipali di 1.000 euro, mentre il Consiglio di Stato di altri 1.500 euro.

L'idea di farsi da parte era però già nell'aria prima della recente sentenza. Lunedì 20 maggio scorso Pisanelli avrebbe avuto un incontro con la ditta che ha montato la nuova tensostruttura, mai utilizzata perché i lavori interni ancora incompleti. L'ipotesi prospettata nella riunione sarebbe quella di smontare il capannone, che l'azienda si riprenderebbe e ricollocherebbe a Limbiate. Una scelta che solleverebbe Il Giunco dall'onere dei 60 mila euro che dovrebbe versare all'impresa per completare l'opera e collaudarla. Anche i muri di quelli che sarebbero stati gli spogliatoi verrebbero smantellati e il materiale sarebbe recuperato, riportando la situazione a come era in principio.

Spetterà a questo punto alla prossima amministrazione comunale assumere una decisione. Quel che è certo è che entrambe le liste candidate hanno intenzione di procedere con un nuovo bando aperto a società sportive anche esterne. Il Giunco avrebbe già preso contatti per trasferire le proprie attività a Barzanò, non senza prima valutare di intraprendere una causa civile contro chi reputa responsabile del blocco dei lavori, cioè un paio di imprese incaricate e l'allora direttrice dei lavori.
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Marco Pessina
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