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Scritto Domenica 24 febbraio 2019 alle 07:30

In ricordo di Mio padre Franco Biella, ucciso 30 anni fa. Assassino ti sto ancora cercando.


..24.2.1989...... Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi; voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi, e come allora sorridi.....

Eh già papà, dopo 30 anni che te ne sei andato per colpa di un uomo, o meglio, di un verme e assassino, ogni giorno io penso a te. Penso e ricordo i tuoi consigli, penso e ricordo il tuo profumo, penso e sento la tua risata, rivedo il tuo sorriso così rassicurante e..mi manchi.
Dopo 30 anni ancora non conosco il nome e non riesco ad immaginare il volto di quell'infame che ti ha lasciato morire sull'asfalto bagnato di pioggia e lacrime.
Una volta, non c'erano le telecamere ed era tutto più difficile per poter sbattere nelle patrie galere un assassino che, oltre ad uccidere, scappava.
Il 24 febbraio 1989 lui ti ha ucciso, è sceso dal camion con rimorchio, non ha prestato soccorso, non ha chiamato l'ambulanza e ti ha lasciato in agonia come se tu non contassi nulla. Io non mi perdonero' mai di non essere riuscita a darti giustizia. Non lo meritavi, non si può morire a 53 anni cosi. Hai lottato nella tua vita, molto, io lo so. Hai sofferto molto. Hai lavorato, molto. Eri impegnato nel sociale e ti occupavi di me. Eri padre e madre dopo che lei, il nostro amore, era volata lassù. La tua stretta di mano al cimitero, camminare e piangere al tuo fianco al suo funerale, il fazzoletto che stringevi fra i tuoi denti, non li potrò mai dimenticare.

 

Te ne sei andato così, in un giorno di pioggia lasciandoci nel dolore. Chissà cosa hai pensato quando hai visto quel camion urtare la tua auto. Chissà quale sarà stato il tuo ultimo pensiero, la tua ultima parola, il tuo lamento.
Chissà il dolore che hai provato.
Eri orgoglioso di me e del tuo nipotino.
Sei stato un padre vero come tutti i padri del mondo dovrebbero essere e che tutte le figlie vorrebbero. Attento e solare, severo quanto basta ma, soprattutto, amico, un vero amico.
Le nostre corse in moto papà, i nostri disegni, la fisarmonica che ti piaceva suonare e che volevi imparassi a suonare.
E il tuo assassino? Ha spento tutto.
Lo odio. Sì, lo odio perché dopo anni non ha provato rimorso. Non mi ha cercata per dirmi se tu hai parlato. Se hai pianto o urlato. Lo odio.
Non ho mai capito come mai i carabinieri della caserma di Brivio non mi fecero sapere più nulla. Un mese, forse due dove io telefonavo e chiedevo. Nulla. Mai nulla. Sei diventato un fascicolo chiuso. Impolverato.
Tengo con me la foto dell'incidente, una brutta foto con il sangue sull'asfalto e tu riverso a terra , fotografia a colori che mi era stata data da un maresciallo.
Non ho mai capito la curiosità di chi era alla finestra in Via San Vigilio a Calco. Era solo spettatore, perché per molti è solo curiosità, mera curiosità ma, in concreto non hanno mai fatto nulla per raccontare cosa fosse successo, di che colore fosse il camion. Curiosità ottusa . Quante versioni diverse una dall'altra!
Azzurro verde o rosso il camion? Aosta o Cuneo la targa?
E perché dopo pochi giorni qualcuno ha bussato alla nostra porta per conoscere la vedova ma poi, davanti ai carabinieri, ha messo le mani avanti dicendo che non ti conosceva, che non c'entrava nulla?
Anni fa, ho trovavo sulla tomba dei fiori proprio nell''anniversario della tua morte. Avevo scritto un articolo, un ricordo dove, volutamente, avevo inserito questo gesto molto strano. Dall'anno successivo niente più fiori venuti dal nulla. "Allora lui mi legge. Lui o chi sa la storia legge. La sua famiglia legge". Questo ho pensato e tuttora penso.

Prima o poi cadrai assassino e riuscirò a guardare in faccia l'essere immondo che sei.

Papà, tu lo sai che ti amo, lo sai che la tua "scimmietta" mai ti dimenticherà.
Sei nonno e bisnonno papà, sai?

Parlavo di te a mio figlio sin da quando era piccino ed ora parlo di te alla mia nipotina, alla mia principessa.
I tuoi abiti, il tuo portafoglio, i tuoi ricordi...sono rimasti nello stesso posto.
I tuoi baffi, quelli che al cimitero con una forbice ti ho tagliato, li ho conservati. Li tengo gelosamente in un cassetto così come il crocefisso dello Zio Frate, il Padre Gentil Biella, zio martire di nonna Teresa. Tenevi il crocefisso sotto il cuscino con una piccola tela appartenuta allo zio, ora li tengo con me.

Le tue cose sono rimaste dove tu le hai messe, vicino all'orologio rotto quel maledetto giorno.
È un dolore scrivere queste parole ma mi aiutano perché anche se è difficile e impossibile allontanare il pensiero da te, voglio anche ricordare il dolore che mi ha squarciato il cuore.
Papà, tu avresti capovolto il mondo per me, perché ora tu non mi aiuti a trovare chi ti ha tolto la vita quel brutto venerdì dove la pioggia lavava il tuo sangue mentre io giravo impazzita a cercarti?

Tu mi senti, vero? Io ti sento sempre vicino a me. Il tuo profumo è sempre con me.
La tua dolcezza e quei gesti gentili che ti appartenevano. I tuoi piccoli regali e la brioche che ogni mattina andavi a prendere al bar per me, per coccolarmi.


Ciao papà, il "baffo" più bello del mondo, il mio "baffone".
Ed ora sorridi con me, tu sei dentro di me e nessuno riuscirà mai a staccarci e balla con mamma, dille che l'amo..balla con nonna Teresa, dille che l'amo...
Balla con tutti i nostri cari la tua canzone...io ti guardo e ti sorrido mentre i nostri sguardi s'incrociano e, senza parlare, noi possiamo dirci tutto il bene che mai nessuno potrà uccidere.

 

"Rose rosse per te..ho portato stasera..e il mio cuore lo sa..cosa voglio da te".

Ciao papà, ti amo.

La tua "scimmietta"

Luisa Biella
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