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Scritto Lunedì 14 gennaio 2019 alle 20:20

Merate: sopravvive all’ecstasy con il fegato trapiantato. Giorgia si racconta agli alunni del Viganò

Alle volte non c'è niente di più incisivo che mettere davanti a dei giovani, specie se ancora piuttosto acerbi, la realtà più cruda per insegnar loro qualcosa. Lo sa bene Giorgia Benusiglio, milanese di 36 anni. Quando ne aveva 17, nel 1999, un amico le offrì dell'ecstasy tagliata con veleno per topi e piombo. L'anno e mezzo successivo lo trascorse tra ospedale e casa, seguendo una serie di riabilitazioni. Arrivò a pesare 27 chili.

La professoressa Giovanna Chiappucci, Giorgia Benusiglio e la preside Manuela Campeggi

Eppure, nella malasorte, il suo è stato il primo caso in Italia di persona con una necrosi al fegato causate dalle sostanze di taglio di una pasticca a cui i medici sono riusciti a salvare la vita. Un primato di cui Giorgia, ancora oggi, farebbe volentieri a meno ma che tuttavia le consente di passare da un auditorium scolastico all'altro per raccontare la sua esperienza senza usare, appunto, mezze misure. Nel caso di Merate si è trattato dell'oratorio San Filippo Neri e Giovanni Bosco di Merate dove nella mattinata di lunedì 14 gennaio ha incontrato le classi prime dell'Istituto Viganò. Da oltre 10 anni, infatti, la 36enne ha scelto di fare della prevenzione nelle scuole e sui giovani la sua attività.

La preside Manuela Campeggi

''Non sono qui per dirvi: ragazzi, non fatevi'' ha spiegato.''Ritengo di non essere nessuno per dire a voi cosa dovreste fare o non fare. In fondo, credo che il proibizionismo fine a sé stesso non serva a nulla, anche perché con l'età adolescenziale funziona al contrario. Vi chiedo però una cosa: quando sarete davanti ad un amico che vi offrirà della droga, ricordatevi di me. Chiedetevi se sareste in grado di superare 17 ore e poi altre cinque di intervento chirurgico al fegato. Per le ragazze, chiedetevi se vorreste vivere con una cicatrice che parte dal diaframma e arriva al fianco, assumendo farmaci che ti tengono in vita, ma anche perdere i capelli''.

Giorgia Benusiglio

Quella pasticca le cambiò irrimediabilmente la vita, insomma. Le sostanze di taglio presenti in quel minuscolo composto di principio attivo dell'MDMA e altre sostanze, furono letali per il suo fegato e per altri ragazzi che assunsero la stessa droga, come ha spiegato la 36enne, i quali non riuscirono a sopravviere. ''Quando sei in terapia intensiva vuol dire che sei ad un passo dalla morte'' ha proseguito. ''A me hanno fatto due estreme unzioni, chiamando i miei genitori e dicendo loro che il mio corpo non avrebbe più retto''.

VIDEO


Nonostante un primo rigetto, ha spiegato, il suo organismo poi reagì bene al nuovo fegato. Davanti ad un centinaio, forse anche di più, di studenti meratesi, Giorgia Benusiglio ha tastato anche altri temi, come ad esempio il rapporto con i propri genitori. ''Prima di entrare in coma dissi a mia madre che volevo tornare indietro'' ha proseguito.
''La verità è che non sono mai più riuscita a recuperare da quell'errore. I miei genitori si sono chiesti non una ma cento volte dove avessero sbagliato. Ma non c'entravano nulla. Ho avuto la fortuna di avere una mamma e un papà che non mi hanno mai abbandonata''.

E poi tocca ai rimorsi, ai complessi che un evento del genere può scatenare in una persona. ''Ogni volta che ridevo, mi fermavo subito'' ha raccontato. ''Mi dicevo: che cosa c'è da ridere, sono viva grazie alla morte di un'altra persona. La mia donatrice si chiamava Alessandra. Perse la vita per un banale incidente, perché non aveva la cintura. Se l'avesse messa, ora lei sarebbe viva e io morta''. Ma fortunatamente per tanti studenti che hanno potuto incontrarla e la incontreranno, Giorgia un giorno ha capito quale doveva essere il suo scopo.
''Ho capito che noi tutti facciamo un errore comune: quello di pensare continuamente a cosa faremo o cosa abbiamo fatto, senza renderci conto che la vita è oggi'' ha spiegato la 36enne. ''Perciò provo a fare della mia vita un capolavoro, come se ogni giorno fosse l'ultimo''.
A.S.
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