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Scritto Martedì 11 dicembre 2018 alle 18:49

C’era una volta la Lega Nord di lotta. Oggi è rimasta la Lega di governo. E il cambiamento?

Ci fosse ancora la Lega Nord, quella di lotta, sicuramente avrebbe proclamato uno sciopero fiscale. Poi tra il dirlo e il farlo ce ne corre; però almeno il proclama avrebbe placato la sete di vendetta di pendolari e pazienti alle prese ormai con una situazione insostenibile. Invece ora c'è solo la Lega, senza il nord, di governo. E, abile emulo, dei precedenti, dipinge una realtà che nel mondo vero nessuno scorge. Siamo davvero di fronte al più grande paradosso che si possa immaginare: da una parte la Regione che annuncia almeno otto finanziamenti al giorno per le iniziative più disparate aggiungendo in calce la frase di rito circa l'eccellenza lombarda cui tutt'Italia dovrebbe fare riferimento. Dall'altra la dura realtà che migliaia di persone affrontano ogni mattina in attesa di un treno che forse arriverà, o forse no; e se anche arriverà sarà strapieno, con i finestrini che non si alzano d'inverno e non scendono d'estate seguendo lo stesso strano percorso del riscaldamento. E la dura realtà che decine di pazienti, in quasi tutti i pronto soccorso lombardi, ma noi conosciamo bene solo i nostri lecchesi, sopportano ogni giorno o quasi con ore e ore da trascorrere su scomode sedie senza alcun conforto né medico né alberghiero.

Trenord, partecipata dalla regione al 50% è allo sfascio totale e ormai è diventato normale quello che accade ogni giorno. Qualche lettera, un po' di proteste ma nulla più. La rassegnazione ha prevalso e poi non c'è alcuna forza politica che fa propria la causa e la battaglia. Un giorno arriveranno anche da noi i gilet gialli; ma non oggi. Con la stessa rassegnazione, a parte qualche raro e encomiabile caso, ci si è rassegnati, come fosse l'ineludibile a trascorrere10 o 20 ore al pronto soccorso in attesa di una visita, senza mettersi a urlare o chiamare le forze dell'ordine per denunciare l'interruzione di pubblico servizio.

Non fa più rabbia neppure pensare a top manager (si fa per dire) che pur costando 200mila euro all'anno alla collettività, non riescono neppure a offrire al cittadino il servizio di urgente e indifferibile. Top manager che mai hanno trascorso una notte al pronto soccorso per constatare il disagio delle persone che qualche volta esplode rendendo indispensabile l'intervento dei carabinieri.

Ma, dicevamo, la Lega non è più di lotta. Governa a Roma e pure in Regione, dovrebbe rispondere della pubblica mobilità e del servizio sanitario. E questi sono i risultati.

In questo sgoverno del sistema, dentro la crisi di servizi essenziali come il trasporto e la sanità, i sindaci rappresentanti del popolo che fanno? Nulla. Stanno a guardare.

Claudio Brambilla
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