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Scritto Mercoledì 21 novembre 2018 alle 18:20

Merate: i rischi della rete e di una identità digitale che può compromettere quella reale


È giunta al suo ultimo incontro la rassegna "Rete e ragazzi: istruzioni per l'uso".
Il ciclo di serate - voluto dall'Istituto Comprensivo di Cernusco Lombardone, insieme all'ITC Viganò, al Manzoni e all'Agnesi di Merate- è stato rivolto principalmente ai genitori, con l'intento di metterli in guardia sui rischi a cui sono esposti gli adolescenti sul web. Ieri sera nell'aula magna di Via dei Lodovichi la dott.ssa Paola Guarini, che è salita in cattedra anche nelle serate precedenti, ha parlato alla platea di privacy e di identità digitale, concentrandosi in particolar modo su quanto e come i giovani d'oggi -in base alla sua esperienza professionale- usano lo strumento di internet. Essere sempre connessi può essere un vantaggio nella vita di tutti i giorni o può essere estremamente dannoso: sta a noi porre un limite all'attività online, ma il discorso si fa più complesso quando ad essere "iperconnessi" sono i giovanissimi. La dott.ssa ha mostrato alcuni dati statistici, da cui è emerso che nel nostro paese il primo contatto con il web avviene ai 9 anni, con l'acquisto del cellulare, mentre a 12 anni viene aperto il profilo social. In un contesto dove dei minorenni hanno accesso sempre più precocemente alla rete è necessario spiegare loro cosa e quanto condividere per evitare di incappare in situazioni pericolose; inoltre "il web non dimentica", come ha ricordato la dott.ssa Guarini, ed essendo particolarmente difficile eliminare contenuti sensibili messi a disposizione di milioni e milioni di utenti, bisogna ancor più tutelare i propri figli. Viviamo infatti in un mondo dove l'identità di un soggetto si combina con la sua identità digitale, dove la sua reputazione va a sostituirsi spesso con la sua web reputation e "avere un'identità digitale compromessa significa macchiare in modo indelebile la propria reputazione personale". "I ragazzi" ha continuato la psicologa "sono particolarmente esposti: mettendo online delle foto in un'età in cui stanno facendo esperienze -e magari non sono sempre esperienze edificanti- a distanza di anni questo può incidere sulla loro crescita professionale". "Non è una leggenda metropolitana il fatto che il datore di lavoro, prima di assumere una persona al giorno d'oggi la ricerchi prima su internet".

La dott.ssa Paola Guarini


Per fortuna esiste il diritto alla privacy... ma quando si crea un profilo su un social network, quanti leggono interamente il consenso al trattamento dei dati? Pochissimi, probabilmente. Tuttavia, con un solo click e sottoscrivendo il consenso, si cedono automaticamente al provider una serie di informazioni personali -ad incominciare dalla mail o dal proprio nome. Se è dunque vero che in media il primo profilo social viene aperto a 12 anni si aprono scenari allarmanti. E proprio come nella vita reale il genitore deve intervenire e fare prevenzione, "Il fanciullo ha il diritto di avere qualcuno che gli dica quando è ora di spegnere lo schermo" ha affermato la dottoressa, citando i Diritti del Nativo Digitale. Ha aggiunto poi: "Andare a vedere quello che il figlio pubblica su Instagram non è violazione della sua privacy, perchè se voi potete accedere alle sue foto tramite Google, significa che chiunque lo può fare".

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Infine è stata passata la parola ai genitori, dalle cui perplessità è emersa una forte preoccupazione per i figli e le generazioni future, ma l'invito della dottoressa è sempre stato quello di accompagnarli in questo percorso e di essere per loro un esempio: "Deve essere la famiglia a fare da cornice ad un uso corretto della rete. Questo perchè tendenzialmente i ragazzi non vedono i rischi, vedono solo gli aspetti positivi di un oggetto che sono abituati a utilizzare nella loro quotidianità". "Per loro socializzare attraverso il social network è come mettersi una "copertina di Linus" rispetto ad una gestione che non è del tutto corroborata delle loro emozioni". Concludendo la psicologa ha salutato i suoi interlocutori con un esortazione: "Rimane alla famiglia far vedere loro che esiste altro e che quello che c'è fuori è altrettanto bello, se non di più".
Federica Frigerio
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