Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 282.870.622
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 06/11/2018

Merate: 14 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 17 µg/mc
Lecco: v. Sora: 13 µg/mc
Valmadrera: 17 µg/mc
Scritto Giovedì 08 novembre 2018 alle 19:20

Merate: serata informativa sui rischi della rete. In cattedra la psicologa e il poliziotto

"Rete e ragazzi, istruzioni per l'uso" è il titolo del progetto rivolto ai genitori, avviato mercoledì sera e che ha in calendario altri due appuntamenti, ideato dall'Istituto Comprensivo Statale "A. Bonfanti e A. Valagussa" di Cernusco Lombardone e a cui hanno aderito il Viganò, il liceo Agnesi e Comprensivo Statale di Merate".
La psicologa Paola Guarini
L'occasione per organizzare i tre incontri è stata offerta dalla Regione Lombardia, che, in seguito all'approvazione nel maggio 2017 della legge n.71 in materia di tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, ha disposto un bando ed ha stanziato fondi affinchè le singole scuole promuovessero iniziative e didattiche incentrate sul tema. Ieri sera nell'aula magna esterna del Liceo Agnesi di Merate la psicologa Paola Guarini e il Sovrintendente capo della questura di Lecco Pietro Aiello, con l'aiuto di alcuni video esplicativi, si sono alternati nell'esposizione del problema degli indicatori di rischio, ovvero come e quando i famigliari possono cogliere i segnali di bullismo, cyberbullismo e dispendenza da internet. "Questa sera facciamo la vera prevenzione dal mio punto di vista perchè vengono inquadrati quelli che sono i campanelli d'allarme" ha iniziato la dott.ssa Guarini "purtroppo quello che vedo, quando arrivano casi di bullismo o cyberbullismo nel mio studio, sono situazioni talmente pasticciate che oramai questi famosi indicatori di rischio sono già passati da un po' e sulla psiche dei ragazzi e sulla loro possibilità di una crescita serena risultano dei veri e propri incendi". "Il lavoro che facciamo noi come Polizia di Stato è quello di andare nelle scuole e parlare con i ragazzi per cercare di sensibilizzarli e fargli capire quanto è importante il gruppo: il fatto di denunciare sia a livello legale, ma anche di fidarsi dell'adulto che li accompagna nel loro percorso di crescita è uno dei primi consiglio che diamo" ha spiegato il Sovrintendente Aiello, per poi specificare che il reato di bullismo non esiste, ma per configurare il fenomeno in sede penale lo si identifica tramite una serie di reati -lesioni, minaccia etc-. "Tante volte anche i media utilizzano impropriamente il termine perchè il caso specifico non può mai essere ricondotto ad una situazione di bullismo" ha continuato Aiello. Questo perchè con "bullo" si definisce "colui che attacca un altro soggetto -chiamato vittima- in modo intenzionale e ripetuto nel tempo; lo offende, lo minaccia, lo opprime, danneggiando spesso anche le cose che gli appartengono" e non già l'aggressore in un singolo episodio. Un'aggiunta alla definizione è stata apportata dalla dott.ssa Guarini: quella della disparità fra le forze "sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista fisico".


VIDEO


Le conseguenze comportamentali visibili sia nel bullo che nella vittima sono facilmente riconoscibili e, come ha affermato la psicoterapeuta sono per l'uno scarso rendimento scolastico, incapacità di rispettare le regole e difficoltà- relazionali, che possono poi sfociare in abbandono scolastico e comportamenti devianti o aggressività in famiglia e sul luogo di lavoro, per l'altro sintomi psicosomatici, cambiamenti dell'umore e alimentari, variazioni del sonno, problemi di apprendimento, calo scolastico, riluttanza ad andare a scuola e scarsa autostima. Se questi campanelli d'allarme vengono ignorati e la situazione si protrae nel tempo la vittima solitamente accusa depressione ed ideazione suicidiaria, attacchi di panico e fobie sociali, disturbi del comportamento alimentare, autolesivi o autodistruttivi o, ancora, la vittima può diventare lei stessa un cyberbullo.
I genitori, ha ricordato il sovrintendente, una volta riconosciuti i segnali di cyberbullismo nei confronti del proprio figlio possono tutelarlo proponendo un'azione legale: "è l'indagine più semplice che la polizia possa fare perchè tutto ciò che si muove attraverso la rete è tracciabile e non c'è dubbio da dove sia partita un'immagine divulgata".
Il Sovrintendente Capo Pietro Aiello
Insomma, non c'è scampo per un imputato per cyberbullismo: le prove sono inequivocabili e nemmeno il migliore degli avvocati può scagionarlo. In qualità di papà anche il poliziotto si rende conto di quanto sia difficile controllare l'attività online dei ragazzi "loro sono definiti nativi digitali e sono nati con questi strumenti, purtroppo però l'esempio siamo noi e noi per primi ne sbagliamo l'utilizzo: dobbiamo imparare a fargli capire quanto male possono fare". È una responsabilità, quella dei genitori, che passa sia dal fatto che sono proprio loro a regalare -oramai forse troppo precocemente- ai figli gli strumenti per navigare sul web, uno strumento pericoloso e che come tale necessita delle "istruzioni per l'uso", sia dal fatto che, avendo vissuto in un mondo in cui i social network ancora non esistevano, sta a loro far scoprire ai "nativi digitali" il bello della socializzazione non filtrata da uno smartphone, ma vis-à-vis. Questo è stato il consiglio della dottoressa alla platea, per poi aggiungere: "i ragazzi quando subiscono atti di cyberbullismo si isolano, non cercano aiuto dall'esterno e non cercano l'aiuto dell'adulto, pensano che la questione debba essere risolta fra coetanei, con conseguenze psicologiche sempre più gravi" "Bisogna andare a trovare il modo di far parlare i ragazzi e far vedere l'adulto come modello di riferimento, come una persona che può correggere un comportamento che può essere anche estremamente sbagliato". Ai genitori presenti è stato offerto un ampio spazio per poter rivolgere ai relatori perplessità e curiosità dai risvolti interessanti, sintomo di una forte preoccupazione per un problema che, ha sottolineato il sovrintendente Aiello "non possiamo sempre deputare alla scuola: la scuola ha le sue responsabilità, ma non può rispondere per situazioni che avvengono all'esterno e che poi si riflettono nell'ambiente scolastico". Il prossimo appuntamento con il ciclo di incontri è previsto per il prossimo mercoledì 13 novembre alle 20.30 nell'auditorium del Liceo Agnesi per analizzare e capire la normativa vigente in tema di cyberbullismo, sempre con la professionalità della dott.ssa Paola Guarini.
Federica Frigerio
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco