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Scritto Mercoledì 10 ottobre 2018 alle 18:10

Retesalute. Albani: ''il nostro modello ha permesso ai piccoli comuni di erogare ottimi servizi. Ora serve allargare il bacino L’interesse di enti fuori provincia dimostra la bontà dell’ASP''

Giovanni Battista Albani
Non ha avuto mezzi termini e ne è convinto: quello che il meratese è riuscito a fare, il lecchese se lo sogna. Ma che oltre ai bastoni tra le ruote qualcuno cerchi pure di affossare un "gioiellino come Retesalute" proprio non ci sta. "Merate ce l'ho qui" si indica il petto Giovanni Battista Albani "e mi batterò perchè torni ad avere il suo ruolo e ancor di più affinchè nessuno distrugga quello che con fatica e lungimiranza abbiamo costruito da zero".

La sua presa di posizione arriva a 48 ore dall'assemblea in cui 9 comuni dell'area di centrosinistra hanno proposto una integrazione al piano di rilancio dell'azienda, andando nella pratica ad allungare le procedure fino ad esaurimento del tempo massimo.   "Ai tempi in cui è nata Retesalute, Merate era uno dei pochi comuni che poteva farne a meno, avendo al suo interno due assistenti sociali e uffici in grado di gestire le problematiche su questi temi. Siamo sempre stati il punto di riferimento del territorio e ci siamo sentiti di intervenire per fare un discorso aperto e che portasse tutti sullo stesso piano in termini di possibilità. Al nostro progetto aderirono i comuni del casatese e fu la dottoressa Daniela Mazzucconi a studiarlo e poi elaborarlo, dandoci le dritte per farlo funzionare".
Un'idea che in pochi anni ha preso forma, bagnando il naso ad altre rimaste al palo.
"Retesalute è stata ed è una realtà che i lecchesi non sono stati in grado di mettere in piedi, come altre cose del resto. È riuscita a soddisfare le esigenze di quei piccoli comuni i cui uffici non riuscivano ad adempiere a tutte le incombenze, complicate e onorese, richieste dal settore sociale. Tutti si sono resi conto, con il passare degli anni, che è stata una scelta lungimirante ma purtroppo alcuni sono entrati nel direttivo solo per avere un posto di prestigio ma senza la capacità di ragionare in un'ottica di sviluppo e rilancio. E parlo di Alessandro Salvioni. Di sicuro bravo ma non sufficientemente qualificato in questo settore e portato a pensare al futuro dell'azienda. In tutti gli enti consortili, in questi anni, abbiamo visto che serve una certa dimensione per poter sopravvivere e operare al meglio. La proposta studiata per allargare il bacino dei comuni, al di fuori della provincia di Lecco, è ottimale e dimostra che anche un territorio "non nostro" ci riconosce la bontà della nostra azienda".
Una bontà ora a rischio ma, secondo Albani, nasconde ben altre intenzioni. "Capisco il voto dato da alcuni comuni per la loro vicinanza all'area lecchese. Ma così stanno affossando Retesalute e di rimando anche l'ospedale di Merate e tutto il territorio ne pagherà le conseguenze. Ci chiediamo a che pro e con quali benefici. Il PD lecchese che avrebbe dovuto essere garante di queste decisioni non lo è stato, anzi è stato alla finestra. Dico di più, ha remato contro per far sì che la situazione prenda una piega lecchese. In troppi qui sono succubi della lecchesità che a Merate non ha mai fornito aiuto e nelle grandi scelte non è mai stata di sostegno".
Infine un'ultima uscita, sofferta ma anche irritata. "Sono sorpreso e rammaricato dalla scelta di questi amministratori che hanno preso delle scuse che potevano essere discusse e chiarite senza bloccare il processo di sviluppo. Tra l'altro la dottoressa Milani è una persona che negli anni è arrivata a un livello di qualifica elevatissimo e non so quanto voglia restare in una azienda dal futuro imprevedibile. Mi auguro che in tempi brevi, brevissimi si ritorni a parlare di rilancio e ampliamento. Perché in caso contrario ne andranno di mezzo i servizi per il territorio e dunque per i cittadini".
S.V.
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