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Scritto Martedì 09 ottobre 2018 alle 17:26

Dal Meratese un centinaio di persone alla marcia della pace

Quest'anno eravamo in 100mila alla 23esima edizione della Marcia Perugia-Assisi per la Pace e la Fratellanza, che si tiene a cadenza regolare dal 1961 grazie all'intuizione di Aldo Capitini portata oggi avanti dalla Tavola della Pace.
Ben 101 persone di Osnago, Cernusco, Lomagna, Montevecchia e paesi limitrofi - suddivise in due pullman - sono partite da Osnago sabato 6 di prima mattina alla volta di Assisi, che è stata visitata nel pomeriggio. Nel tardo pomeriggio la carovana si è trasferita a Perugia per la cena ed il pernottamento.

Domenica 7 ognuno ha marciato secondo le proprie possibilità fisiche: chi partendo da Perugia, chi da Santa Maria degli Angeli. La meta per tutti era piazza San Francesco ad Assisi, da cui poi un gruppo ha proseguito sino alla manifestazione finale alla Rocca dove il è giunto anche il gonfalone di Osnago. Tra i presenti il sindaco di Osnago Paolo Brivio e l'Assessore osnaghese alla Cultura, Pace ed Integrazione Maria Grazia Caglio, la giovanissima sindaca del Consiglio Sovracomunale dei Ragazzi dell'Istituto comprensivo "Bonfanti-Valagussa" Giorgia Razza accompagnata dall'insegnante Chiara Corno.

Il Comune di Osnago partecipa alla Marcia della Pace dal 1995, negli ultimi anni l'organizzazione viene curata da Progetto Osnago con il sostegno dei Comuni di Cernusco, Lomagna, Montevecchia e Osnago.  Siamo partiti da Perugia con la pioggia che ci ha accompagnato a tratti per buona parte del percorso, ma siamo arrivati ad Assisi con un bel sole.

Quasi una metafora dei tempi un po' bui che stiamo attraversando: tempi in cui troppi predicano odio e fomentano divisioni, ma il popolo della Pace  ha l'energia e la tenacia per superarli. Come ha detto dal palco finale della manifestazione Carlin Petrini - presidente di Slow Food - continuiamo ad indignarci perchè ogni anno più di 1900 miliardi di dollari sono spesi in armamenti, quando ne basterebbero 34 per debellare la fame nel mondo.

Questa montagna di soldi spesi in armamenti basterebbe a sfamare, istruire e far vivere in concordia tutte le persone del nostro pianeta: un piccolo mondo minacciato invece dai mutamenti climatici che sono cause non ultime delle migrazioni.

Paolo Strina
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