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Scritto Giovedì 15 marzo 2018 alle 08:07

La ''Riserva lago di Sartirana'' dopo l’intervento straordinario. Un buon equilibrio tra pubblica fruibilità e rispetto ambientale

Dipende dai punti di vista. Il lavoro realizzato dall'impresa agricola Cattaneo di Valbrembo nella riserva lago di Sartirana è un buon lavoro se osservato con gli occhi del turista che passeggia lungo il sentiero; oppure è un lavoro con qualche ombra se valutato con lo sguardo esperto del tecnico ambientale, di colui cioè che prima del cittadino svagato pone l'habitat naturale, l'equilibrio delicatissimo di un ecosistema già compromesso. E comunque lo si valuti resta il grande problema di fondo: come trovare fonti idriche indispensabili per creare quelle correnti che si è voluto agevolare creando nuovi canali o allargandone di già esistenti. Il punto nevralgico sta tutto qui, e la prossima amministrazione dovrà dare fondo alla fantasia per assicurare al lago di Sartirana un immissario sufficientemente ricco d'acqua da costituire il "motore" di un ricircolo idrico fino alla foce, da dove parte l'emissario, la Roggia Annoni. Lo inseriscano nei propri programmi i gruppo che si affronteranno nella primavera del 2019 in campo per conquistare palazzo Tettamanti. Tuttavia possiamo dire che si è ottenuto un buon compromesso tra la necessità di rendere "migliore" il passeggio al turista e il rispetto dell'ambiente.

VIDEO

Detto questo torniamo al nostro lago che abbiamo visitato in un bellissimo e tiepido pomeriggio d'inizio primavera, almeno quella metereologica, assieme all'ex direttore della riserva, il geometra Paolo Vitali, tra i massimi esperti e conoscitori del luogo.

Imbocchiamo il sentiero alla foce, dal lato nord-est, dove sono evidenti le tracce dello sradicamento delle cannette i cui residuati arrivano fino alle grate che delimitano l'accesso alla Roggia Annoni. La pulizia lì è necessaria perché marcendo queste cannette generano azoto e fosforo.

Sulla destra svettano gli olmi fatti piantare dall'ex assessore Marcello Toma (consigliatura Albani) nel 2008 quando Legambiente lanciò la giornata dell'albero, il 21 novembre, diventata poi ufficiale con la legge 10 del 2011.

Alla prima curva a destra si apre il canale grande, già esistente ma oggi allargato con un robusto taglio del canneto.

Un secondo canale, già preesistente ma chiuso da anni dalla vegetazione, è stato riaperto per collegare il canale grande con il centro del lago.

Sulla destra il prato è ricco di anemoni bianchi, specie protetta, che secondo la mitologia greca è simbolo di amore e purezza.

Proprio sopra il tappeto di anemoni svetta imponente il cipresso calvo, detto anche cipresso di palude, una conifera cedua maestosa che può raggiungere i 30-40 metri di altezza. Come si può notare dalla foto sulla parte bassa del tronco è appesa una casetta per cince e cinciallegre, una specie protetta che dentro la casa di legno può trovare rifugio per deporre le uova, tra aprile e maggio. Ma le casette devono essere periodicamente ripulite e così a occhio non pare lo siano.

L'opera di pulizia non ha risparmiato la ninfea Alba che prima dell'intervento copriva il canale grande per una decina di metri. Sul fondo però si notano le radici di questa pianta autoctona che fiorisce in tarda primavera, inizio estate.

Finito il canale grande si apre la vista sul lago e sul monti lontani con il Resegone in primo piano, mentre a pochi metri dalla riva un "tuffetto" o Svasso minore sparisce sotto le acque per riapparire un minuto dopo in un altro punto.

Nei pressi del "bagnolo" - che peraltro non versa in buone condizioni, andrebbe anche questa sponda risistemata, una volta era da qui che ci si immergeva per un bagno - ecco una folaga impegnata nella caccia di molluschi e larve di insetti.

Con il cancelletto di legno finisce la zona B, quella fruibile da tutti e inizia la zona A, quella di maggiore tutela, che secondo un vecchio regolamento doveva essere interdetta a chiunque dal 1° aprile al 31 luglio. In realtà il sentiero prosegue e se il turista si limita a passeggiare e scattare foto non procura certo danni alla fauna che si adatta facilmente al passaggio dell'uomo.

In effetti la zona non risulta minimamente toccata dal lavoro di manutenzione straordinaria costato circa 145mila euro. Il sentiero però ha assoluto bisogno di una nuova gettata di cippato perché il legno ridotto a scaglie depositato durante i precedenti lavori condotti dall'impresa Colombo ora è disperso o schiacciato sotto il fango. La vegetazione è costituita per lo più da salice grigio o salicone. In questo ambiente nidifica il "tarabusino", un piccolo uccello migratore dall'apertura alare di 50/60 centimetri e che dopo la metà di maggio deposita 5-6 uova alla cui incubazione che dura 17-19 giorni provvedono entrambi i genitori.

 

Tarabusino

Tra la folta vegetazione, salici e cannette si intravede un nuovo canale che dalla riva si spinge fino al centro del lago.

 

Sotto l'intreccio impenetrabile ecco due maestosi germani, un maschio e una femmina che nuotano tranquilli. Il "germano" nidifica già a febbraio e la femmina deposita da 8 a 12 uova che custodisce ben nascoste sotto la vegetazione e cova in 28 giorni.

Stiamo ancora percorrendo il lato nord-est nel punto in cui il lago sparisce e, tra la sponda e l'acqua, si estende una barriera fittissima di cannette. Pur nel rispetto dell'ambiente forse un po' di sfalcio si poteva eseguire, soprattutto nei punti in cui il canneto si è afflosciato.

Qualche metro più avanti si scorge un terzo canale realizzato sostanzialmente di nuovo pur se su lingue d'acqua che arrivavano fino alla sponda. Su entrambi i lati del canale si snodano sentieri quasi invisibili che portano fino alle punte estreme, luogo amato dai pescatori più audaci.

Mentre il sentiero si allontana dalla sponda e sulla destra si notano le villette di Cassina una curiosa serie di spuntoni che emergono dal terreno richiama indubbiamente l'attenzione del turista. Sembrano tante grosse dita legnose, decine ce ne sono sparse lungo una trentina di metri tra il camminamento e i rovi che impediscono la vista del lago. Sono "pneumatofore" di fatto radici, dette anche respiratorie, che servono a dare ossigeno alle radici sommerse, in questo caso, di cipressi calvi, mediante piccolissime aperture nella parte superiore che raggiungono le radici attraverso canali aeriferi. D'estate queste radici a cielo aperto spariscono coperte dalla fitta vegetazione del sottobosco.

L'assenza di fogliame consente al turista attento di scorgere un'altra casetta, questa volta più utile al "moscardino", un piccolo, simpatico roditore che si nutre di vegetali e piccoli invertebrati. Passa lunghi periodi in inverno in letargo e al risveglio pesa appena 17-18 grammi contro i 40 della stagione piena. La sua presenza è segno di una buona situazione ambientale.

 

Il moscardino

Alla curva di Cassina si è presumibilmente nell'area di maggiore tutela. Nulla qui è stato toccato anche se qualche metro oltre la villetta che confina col camminamento, dalla destra scende un rigagnolo affiancato da un lungo tubo di colore chiaro che, a olfatto, trasporta anche liquame. Sarà opportuno che il servizio tecnico-ambientale del Comune faccia un rapido sopralluogo per accertare provenienza e tipologia del liquido che arriva al lago.

Un poco più avanti ancora, invece, scorre un ruscello dall'acqua limpida, forse uno dei pochi "immissari" che porta 1-2 litri d'acqua chiara e pulita al secondo. Naturalmente troppo poco per definirlo un immissario. Ma meglio di niente. Sopra il piccolo corso d'acqua c'è il cartello con indicate le specie di mammiferi e micromammiferi che si trovano più facilmente nella riserva.

Lo stato di abbandono - ma dov'è il neo direttore della riserva lago? - di queste zone è confermato dalle casette semi distrutte che un tempo erano invece frequentate da uccelli e mammiferi. Il ripristino non costa nulla e sarebbe di grande utilità. E potrebbe essere un lavoretto per il direttore.

Più avanti sulla destra, quasi rese invisibili dal fogliame, si possono scorgere le pozze create artificialmente per i rospi. A suo tempo, una ventina d'anni fa, era stato fatto tutto un lavoro compreso il sottopassaggio di via principe Falcò per consentire la migrazione di alcune specie che dalle colline umide scendevano al lago. Ma nel tempo non c'è stata alcuna manutenzione e la natura si è in gran parte ripresa il suo spazio. Non è chiaro, ma temiamo sia così, se il nuovo marciapiede abbia o meno ostruito completamente il sottopassaggio. Resta l'inutile staccionata in legno a memoria di un lavoro che voleva essere anche fruibile dai cittadini. Utile invece il secondo cartello che indica gli anfibi e i rettili presenti nella riserva, anche se, secondo la nostra guida, alcune specie sono ormai talmente ridotte di numero che non se ne vedono da anni.

Il sentiero è costeggiato sulla destra da alti olmi e ontani che assicurano d'estate ombra e frescura. Qualche metro ancora ed ecco il quarto canale aperto dall'impresa Cattaneo. Si tratta questa volta di un lungo canale che si snoda piuttosto stretto dalla riva agli isolotti e corre per un centinaio di metri prima di ricongiungersi col centro del lago.

 

Sulla destra si può notare uno specchio d'acqua, questa volta più ampio delle pozze. Si tratta di un minuscolo stagno naturale che anni addietro il proprietario utilizzava per l'allevamento delle carpe. Oggi è di proprietà comunale. Giova qui ricordare che la zona è ancora molto parcellizzata e solo una parte è di proprietà pubblica. Il resto è ancora in mano ai privati.

Il nuovo canale si allunga tra sponda e canneto ma l'acqua appare stagnante mentre la riva è stata radicalmente privata di qualsiasi tipo di vegetazione e oggi appare la terra scura.

Improvviso stop nel camminamento: il sentiero è sommerso d'acqua piovana e anche tutt'intorno c'è fango. Probabilmente nei prossimi giorni l'impresa effettuerà una nuova gettata di ghiaione che poi sarà pressato dalla rullatrice. Il tratto è lungo una cinquantina di metri.

Ripreso il percorso normale, ormai sul versante sud-ovest del lago si arriva al cippo in legno che indica la fine della zona a maggiore tutela. Anche lì dovrebbe esserci un cancelletto. Che forse un tempo era stato installato. Non sapremmo.

Subito dopo la palina ecco il pontile che si spinge al largo e, in fondo al quale, c'è la casetta di osservazione. E' noto che qualche delinquente ha abbattuto un tratto di barriera nella parte destra finale. Ma vandali a parte lo stato di manutenzione del pontile lascia molto a desiderare. E anche qui prova che sia l'assessorato all'ecologia sia il personale tecnico per la riserva ci passano assai poco. O mai. Altrimenti avrebbero disposto la sostituzione degli assi rotti e pericolanti e rafforzato l'intera struttura che presenta evidenti segnali di pericoloso deterioramento.

Due cormorani se ne stanno appesi in cima a un albero, con un equilibrio davvero invidiabile, probabilmente per asciugarsi le ali prima di piombare nuovamente sulle loro prede, pesci in generale che individuano muovendo gli occhi (una delle poche specie in grado di farlo).

Eccoci giunti quasi al termine del percorso, il canale finisce e lo sguardo si può posare sull'intero specchio d'acqua non prima di gettare un'occhiata al terzo grande cartello che indica l'ittofauna presente nel lago.

Altri piccoli rivoli scendono da via Volta e cercano di dare alimento al bacino. Ma è poca cosa e soltanto nelle giornate di pioggia questi minuscoli fossati si riempiono d'acqua.

Bisogna dare merito a questa amministrazione - e in particolare al suo sindaco Andrea Massironi - di aver investito un po' di risorse nella riserva. Si poteva fare di più? Certamente e la prossima amministrazione dovrà iscrivere in cima alle priorità il recupero ambientale e un fondo rotativo per la manutenzione ordinaria da effettuare ogni anno. Però qualcosa è stato fatto con un primo intervento costato circa 15mila euro e quello che è in fase di completamento.

C'è ancora molto da fare compresa la pulizia della Roggia Annoni e l'acquisizione dello stagno di San Rocco che invece versa ancora in condizioni drammatiche. E per tornare alle prime battute di questo breve viaggio, c'è innanzitutto da studiare il modo di creare un immissario. Solo così l'imponente lavoro di apertura di nuovi canali avrà ottenuto lo scopo di far circolare l'acqua evitando la stagnazione.

Claudio Brambilla
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