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Scritto Domenica 11 febbraio 2018 alle 19:43

IL DEBITO PUBBLICO: UN ARGOMENTO TRASCURATO DALLA CAMPAGNA ELETTORALE MA DI VITALE IMPORTANZA PER TUTTI NOI

Sono convinto che in nessun Paese al mondo si sia mai vista una campagna elettorale paragonabile a quella in corso nel nostro.  Oltre all'indecenza dei toni c'è la disonestà di promesse fatte nella consapevolezza  che non potranno mai essere onorate. Nell'ipotesi puramente teorica che alle promesse fatte si potesse dare corso il risultato che ne deriverebbe sarebbe una forte espansione della spesa corrente quindi   un rilevante aumento del debito pubblico. Appunto! Del debito pubblico cioè di un vero e proprio cancro del nostro Paese. Proprio perché di un cancro si tratta tutti i nostri politicanti  ritengono opportuno non parlarne come se così facendo ne provocassero la guarigione. Delle malattie, soprattutto se gravi, non si parla volentieri.  Solo il PD ne ha fatto cenno dicendo, attraverso  Ministro delle Finanze Padoan, che il programma elettorale non prescinde dalla necessità di non aggravare il già grave problema del debito pubblico e "per questo le spese correnti non dovranno superare quelle previste nelle precedenti leggi di bilancio".

Qualche informazione sull'argomento è  forse doverosa:


A quanto ammonta il nostro debito

A circa 2300 miliardi di Euro (non di lire) cioè a circa il 133 % del  PIL.  Questo vuol dire che se l'intero  ammontare del PIL - cioè del valore dell'insieme dei beni e servizi prodotti in un anno in Italia - venisse destinato all'estinzione del debito pubblico questo non sarebbe sufficiente  perché il 33% del debito rimarrebbe comunque ancora da coprire. Per rendere l'idea della effettiva spaventosa dimensione del debito si pensi che se l'intero debito venisse distribuito sui circa 60 milioni di noi italiani la quota di debito pro capite, neonati inclusi, ammonterebbe a 38.000 € circa.


Cosa prescrive la normativa europea in materia di debito pubblico?

Secondo il patto di bilancio europeo (fiscal compact) sottoscritto il 2 marzo 2012 da 25 dei 28 Stati membri dell'Unione Europea, quindi anche dal nostro, il debito pubblico di ciascuno Stato  non dovrebbe eccedere il 60% del PIL. I Paesi Europei con un debito pubblico superiore al 60% del PIL sono tenuti  ad eliminare la differenza entro il 2032.  I nostri Governi avrebbero quindi dovuto cominciare a ridurre il debito dal 2012 ma questo non è accaduto anzi da allora il nostro debito è aumentato. 


A chi dobbiamo essere grati per lo stratosferico  debito che  è stato lasciato in eredità a noi, ai nostri figli e ai nostri nipoti?

Bettino Craxi e Giulio Andreotti hanno visto raddoppiare il debito portandolo al 100% del PIL nel 1992.  Durante la prima Repubblica i politici, facendo esattamente quello che stanno facendo i politici di oggi nella campagna elettorale, hanno fatto promesse  inconciliabili con le risorse disponibili. Per onorarle  hanno provocato l'aumento del debito.  Negli anni in cui ha governato Berlusconi il debito è aumentato di 555 miliardi.  Nei 2 governi Prodi la situazione è migliorata ma poi la crisi economica con conseguente diminuzione del PIL ha provocato un nuovo aumento del debito.


Quali sono i pericoli insiti in un debito come il nostro ?
Uno Stato come un'azienda può fallire. E' il pericolo che ha corso la Grecia che è stata salvata dall'Europa ma a prezzo di sacrifici indescrivibili dei cittadini e della perdita della propria sovranità a favore dell'Europa.


Perché nonostante l'entità del proprio debito l'Italia non si è ancora trovata nelle condizioni della Grecia?

L'Italia non ha corso lo stesso rischio per una circostanza particolarmente favorevole e non necessariamente ripetibile nel medio periodo. La Banca Centrale Europea nella persona di Mario Draghi ha immesso molto denaro sul mercato  ed ha acquistato 8/10 miliardi di obbligazioni al mese dall'inizio del 2015 per un valore di circa 100 miliardi all'anno.  In questo modo ha aiutato il Paese a tenere bassi i tassi d'interesse e quindi il costo per finanziare il debito. La cosa è stata resa  possibile oltre che per gli interventi di Draghi anche per la fiducia di cui hanno goduto a livello internazionale  i Governi che si sono succeduti nel tempo. Nel momento in cui questa fiducia dovesse venir meno,  per collocare i propri titoli (BTP, CCT ecc) --che verrebbero percepiti dai risparmiatori come rischiosi - lo Stato dovrebbe riconoscere ai risparmiatori rendimenti più alti.  Le conseguenze sul debito non tarderebbero a manifestarsi. Nel 2017 scade il mandato di Draghi e non è detto che il suo successore non cambi  politica adottandone una meno favorevole agli interessi Italiani. Le circostanze potrebbero cambiare radicalmente.  A questo proposito non si deve dimenticare quanto è accaduto nel  2011 quando la speculazione ha attaccato l'Italia facendo aumentare spread ed interessi e provocando  in tal modo una crisi per fronteggiare la quale si è resa necessaria, ad opera di Monti, l'adozione di misure molto pesanti. Una di queste è stata la legge Fornero che oggi, irresponsabilmente, qualcuno vorrebbe eliminare.


Il peso di questo enorme debito che ci affligge da anni può esser ridotto
?
L'impresa non è facile. La prima condizione indispensabile  è che ci siano Governi stabili ed autorevoli che possano godere di fiducia a livello internazionale.  Questi  dovrebbero  adottare misure idonee a stimolare la crescita.  Oggi  la crescita si sta manifestando ma a livelli non sufficienti; siamo sempre il fanalino di coda d'Europa. Occorre portare avanti le riforme avviate ma non completate.  L'obiettivo deve essere quello di ridurre il costo del lavoro e di accrescere l'efficienza della pubblica amministrazione.  Occorre aumentare il potere d'acquisto dei cittadini. Occorre intervenire sulle tasse abbassandole ma questo va fatto in modo oculato e giusto salvaguardando il principio della progressività.  Per ridurre il debito è opportuno procedere sulla strada delle dismissioni e della privatizzazione delle aziende  pubbliche.  Insomma le azioni da intraprendere sono molte e articolate e in decisa antitesi  rispetto a quelle  che vengono prospettate nella attuale indecente campagna elettorale.


Mi rendo conto che, nonostante gli sforzi fatti per semplificare, l'argomento trattato può apparire complesso. Infatti lo è. Se però fossi riuscito a far capire che il debito pubblico esiste, che  rappresenta un problema insidioso per le sorti del nostro Paese e per noi tutti e che di questo sarebbe giusto e corretto parlare in una corretta e importante campagna elettorale allora   penserei di non aver buttato via il mio tempo. Di questo potrei ritenermi soddisfatto.
Sergio Bagnato
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