Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 282.872.516
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 06/11/2018

Merate: 14 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 17 µg/mc
Lecco: v. Sora: 13 µg/mc
Valmadrera: 17 µg/mc
Scritto Sabato 20 gennaio 2018 alle 12:53

Verderio: ''E l’uomo creò le sue piante'' con Carlo Soave, noto professore e ricercatore

Le piante di cui ci cibiamo, partendo dalla preistoria fino ai giorni nostri, sono state illustrate dal professore e ricercatore Carlo Soave nella serata di venerdì 19 gennaio, in Villa Gallavresi a Verderio. In occasione del ciclo di conferenze scientifiche "La scienza nel terzo millennio", per il tema "l'uomo e l'ambiente", ha aperto l'incontro Giuseppe Gavazzi, organizzatore della serata.

"Questa sera abbiamo con noi l'ex ricercatore C.N.R. presso l'Istituto Biosintesi Vegetali, a Milano, Carlo Soave, in passato direttore della Sezione di Bergamo dell'Istituto per la Cerealicoltura, presso il Ministero dell'Agricoltura - ha commentato - Prima  professore ordinario di "Genetica Agraria" nell'Università della Basilicata e oggi professore ordinario di Fisiologia Vegetale presso l'Università degli Studi di Milano. Presso la medesima sede è stato anche direttore del Dipartimento di Biologia era anche presidente della Società Italiana di Fisiologia Vegetale ed è infine membro del Consiglio dei Dipartimenti del CRA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura), ci racconterà qualcosa di più su quello di cui ci nutriamo".

VIDEO


Soave ha fatto girare tra il pubblico dei campioni di spighe selvatiche e altre coltivate per evidenziarne la differenza spiegando che "Il passaggio da meri raccoglitori ad agricoltori, è stato decisivo. Nella preistoria  si praticava la raccolta di piante selvatiche che, non solo lasciano i semi per terra obbligando chi se ne serviva a chinarsi faticosamente, ma vanno anche sbucciati dalle foglie che proteggono il seme e operano una mutazione spontanea per la quale risulta difficile staccarli dalla spiga.

Giuseppe Gavazzi

La domesticazione e "coltivazione", che significa aver cura, è stata inventata con il ritirarsi dei ghiacciai e ha alleggerito il lavoro. Nel corso del tempo sono cambiati sia i tipi di granai che i modi di trebbiare, oggi molto veloce grazie alla mietitrebbiatrice. In tutto ciò fondamentale è l'acqua, sulla base della quale si sono distribuite le popolazioni". Il relatore ha poi spiegato l'origine dei nomi di alcuni frutti, tra i quali la melanzana "mela non sana", chiamata così perché incommestibile allo stato selvatico e resa utilizzabile solo grazie alla domesticatezza dell'uomo. Soave ha inoltre mostrato la differenza fra arance selvatiche e non. Lo stesso per i fagioli e il mais, "l'oro dei Maya, risulta dorato e non piccolo e scuro solo se coltivato, e quindi modificato" ha spiegato "ne abbiamo certificazione grazie alla spedizione di Herman Cortes, il quale inviava lettere al re Carlo V per certificare la sua scoperta e ottenere finanziamenti.

Carlo Soave

Nei suoi scritti si vedono immagini e descrizione di come veniva preparata la tortilla, simile alla nostra polenta. Il mais è stato importato ma purtroppo il metodo di cucina della tortilla no, da questo ne è scaturito il problema della pellagra, che gli indios non avevano. La tortilla infatti, se da un lato fa si che parte delle proteine non siano digeribili dagli enzimi del corpo umano ma precipitano e denaturano, dall'altro mantiene la vitamina B e il resto delle proprietà nutritive rimane equilibrato. Per contro, con la lavorazione della polenta, si perdono quasi globalmente le proprietà del cereale"
.

Soave nel corso della serata ha proposto al numeroso pubblico un viaggio per il mondo, fino all'importante coltivazione della quechua, a sud del Perù, dove sono inoltre nate le coltivazioni della patata, della quinoa e del pomodoro: "il pomo d'oro, è stato chiamato così perché era giallo. Era molto più piccolo ma andando a selezionare sempre il più grosso si è arrivati a una dimensione dieci volte maggiore" ha spiegato il ricercatore prima di concludere con un breve accenno alla difforme distribuzione di cibo nel mondo. "1,5 miliardi di persone sono oggi sovrappeso e 868 milioni viceversa soffrono la fame. Cosa si può, o meglio, si deve fare? In primis ridurre consumi di calorie e carne nei paesi che ne fanno più uso, inoltre ridurre gli sprechi e cercare nuove fonti alimentari, sia lavorando per incrementare la produttività mediante i tradizionali procedimenti di incrocio e selezione, che attraverso tecniche innovative. La consapevolezza dei problemi non può tradursi in rinuncia all'operatività, l'uomo è provocato continuamente ad agire, a rispondere ai bisogni esprimendo le sue facoltà di comprensione".

Secondo lo scienziato per fare un chilo di carne la quantità di mangime necessario è di circa 7 kg di frumento. Questa alta quantità di frumento sarebbe, secondo Soave, più utile destinarla direttamente all'uomo, abbinata con legumi. "L'amaranto produce dei semi che hanno una composizione di amminoacidi pari a quella della carne, perciò la sostituzione può, con le dovute attenzioni, essere globalmente compensativa. La malattia più diffusa al mondo e l'anemia da ferro, perché di ferro nei vegetali ce ne è poco è il corpo fa fatica ad assimilarlo ma le diete supplementari sul solfato ferroso aumentavano le malattie infettive.

Gli antenati hanno preferito l'anemia alle malattie infettive abbassando i livelli di ferro, hanno reso la popolazione  più debole ma anche meno esposta al rischio di trasmissione di malattie infettive". 
Alcune domande curiose sono state sollevate tra il pubblico, tra queste la possibilità di nutrirsi con insetti. Lo studioso ha risposto sorridendo che, nonostante la nostra cultura non lo preveda, a livello nutrizionale non ci sarebbe nulla  di male.

Ester Cattaneo
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco