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Scritto Mercoledì 11 ottobre 2017 alle 13:06

Cornate: ''Come andare a Messa e non perdere la fede'' con Monsignor Bux


È iniziato ieri sera al Cine Teatro Ars di Cornate di fronte ad un pubblico molto numeroso il ciclo di incontri dedicati alla liturgia organizzati dal Centro culturale Benedetto XVI con la conferenza "Come andare a messa e non perdere la fede". Come spiegato ad inizio serata dal Presidente Renato Scotti, il centro culturale ha programmato "un ciclo di tre incontri il cui tema di fondo è un'approfondita riflessione sulla liturgia affidata alla competenza di tre sacerdoti esperti in materia di riti liturgici, di canto sacro e di arte figurativa al servizio della liturgia. Ci si può chiedere il perchè di una tale iniziativa che sembra toccare un ambito strettamente specifico e quasi settoriale della vita della Chiesa nella quale urgono molti altri problemi all'apparenza non meno importanti. La risposta migliore crediamo la possa dare autorevolmente il Papa emerito Benedetto XVI, ma essa esige venga prima chiarito quello che ne è il tacito presupposto: "All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona..ovvero il Figlio unigenito, dono di amore del Padre." Ora, aggiunge il Papa, con ciò rispondendo al dubbio di cui sopra: "la Chiesa si rende visibile in molti modi: nell'azione caritativa, nei progetti di missione, nell'apostolato personale che ogni cristiano deve realizzare nel proprio ambiente. Però il luogo in cui la si sperimenta pienamente come Chiesa è nella liturgia: essa è l'atto con cui crediamo che Dio entra nella nostra realtà e noi lo possiamo incontrare".

Mons. Nicola Bux con Renato Scotti del centro culturale

Relatore della serata Mons. Nicola Bux, sacerdote dell'arcidiocesi di Bari, giunto a Cornate proprio per l'occasione. Mons. Bux ha presentato il suo libro "Come andare a messa e non perdere la fede". "Come sapete" ha affermato il Monsignore appena presa parola, "ci troviamo in un momento di crisi della fede perchè i modelli antropologici odierni sono in contrasto con quelli che il Signore ha proposto. E noi chierici non siamo estranei a tutto ciò: prendete ad esempio il prete che balla sull'altare. Questo sacerdote non ha capito cosa sia un atto di culto".

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Mons. Bux ha continuato a spiegare ai presenti come un'alterazione della liturgia modifichi il significato cattolico della figura di Dio e della fede stessa: "se la Messa diventa una sorta di intrattenimento da villaggio turistico capite che si occulta il messaggio principale che la funzione deve trasmettere, ovvero il sacrificio della croce di Gesù, ciò di cui poi noi ci cibiamo. Se ci pensate la liturgia è un atto drammatico ed è l'atto di culto massimo in cui ricordiamo tutto: è l'atto cruciale del nostro rapporto con Dio".


Il relatore ha poi portato ai presenti diversi esempi di manipolazione della celebrazione eucaristica, affermando che: "chi manipola il culto commette un atto gravissimo: se si cambiano le formule dei sacramenti, ciò equivale ad invalidarli. Lo stesso Papa Benedetto XVI ha una volta affermato che negli ultimi tempi si assiste ad una deformazione della liturgia al limite del sopportabile". Dopo aver spiegato che molti fedeli non vanno più a messa perchè la celebrazione viene manipolata, Mons. Bux ha così concluso la sua relazione: "quindi come si può andare a Messa e non perdere la fede? Io dò due suggerimenti: il primo è quello di leggere il catechismo per conoscere appieno cosa sia la sacra liturgia; l'altro rimedio sarebbe quello di confrontarsi con i sacerdoti, per sopperire in qualche modo alla faccenda: in gioco vi è la fede stessa".


Al termine della relazione di Mons. Bux i numerosi partecipanti hanno posto molte domande al sacerdote, che hanno permesso un maggiore approfondimento del tema. Infine, a conclusione della serata, il Centro culturale ha donato al sacerdote un libro sulla chiesa di Porto d'Adda, visitata dal Monsignore nel pomeriggio insieme ai volontari della Proloco, e un libro sulla figura di Mons. Caccia Dominioni.
Beatrice Frigerio
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