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Scritto Mercoledì 19 aprile 2017 alle 19:19

Marco Molgora: il ''Piano Marasche'' viene dal PRG del 1990. Noi abbiamo ridotto i vari PL e Osnago è citato come virtuoso

Marco Molgora
Marco Molgora è stato l'uomo che a Osnago ha interrotto la tradizione del governo democristiano, culminata con i 15 anni di Angelo Bonanomi, dal 1980 al 1995 quando, appunto la squadra di giovani capitanati da Molgora ha conquistato il comune, avviando una stagione di consigliature di centrosinistra, proseguite con Paolo Strina e, ora, con Paolo Brivio. Molgora è stato sindaco dal 1995 al 2004, Strina dal 2004 al 2014. Già assessore provinciale (2004-2009), leader del movimento ambientalista lecchese, profondo conoscitore delle normative sugli enti locali, da qualche anno Marco Molgora vive ai margini dell'arena politico-amministrativa che però segue sempre da scrupoloso osservatore. Con lui abbiamo discusso dell'attualità di Osnago, a partire dal "Piano Marasche" e della situazione in cui versano i comuni a causa dei continui tagli ai trasferimenti, ai vincoli di spesa e, soprattutto al persistere di squilibri spaventosi tra comuni di pari entità nelle diverse aree del Paese. La speranza che il governo leghista introducesse sul serio i costi standard è andata delusa. E ancora oggi le statistiche si basano su medie che premiano i peggiori e penalizzano i migliori. Ma veniamo all'attualità di Osnago.



Cominciamo subito con l'attualità, come va interpretata l'approvazione del recente piano di lottizzazione lungo la 342/dir ? il Piano Marasche
 
È una tappa di un percorso iniziato nei primi anni '90 con la variante generale al Piano regolatore, che prevedeva un'espansione significativa, sia in termini di residenziale che di commerciale e di produttivo. Ora, per l'ambito di trasformazione Marasche, si avvicina la stretta finale, con l'autorizzazione commerciale della Regione, se verrà rilasciata, al termine di un'approfondita analisi, che prevede più di una conferenza dei servizi. Questi ulteriori passaggi sono conseguenti alla scelta, fatta dalla mia amministrazione, di identificare queste aree commerciali, già previste nel PRG, come grande distribuzione, con tutti i vincoli che ne derivano che altrimenti non ci sarebbero stati.



Come mai in questi anni sono state mantenute le scelte urbanistiche fatte dall'amministrazione DC precedente alle vostre?

In realtà non è corretto dire che sono state mantenute. Nel corso degli anni sono state assunte diverse varianti dalla mia amministrazione e con l'amministrazione Strina è stato approvato il vigente Pgt: il risultato è che, nel caso del piano Marasche, si è provveduto a ridurre in modo significativo le volumetrie e le superfici edificabili. Quanto al resto, in generale purtroppo si è potuto cancellare completamente solo alcune previsioni di edificazione. La cancellazione di quelle più significative avrebbe messo seriamente a rischio le casse del Comune, considerato il volume di tasse locali versate negli anni dai proprietari e i vari passaggi di proprietà che si sono succeduti, con investimenti milionari. Per l'area della Fiera, addirittura, i privati avevano da tempo ceduto al Comune le aree di standard, in anticipo sull'approvazione del piano e queste da decenni sono state date in diritto di superficie alla Fiera.



Quindi nel complesso valuta positivamente la gestione di queste scelte?

Le amministrazioni di Progetto Osnago hanno deciso di fare scelte forti e di gestire le aree critiche, limitando il danno e provando a ricavarne opportunità di miglioramento (anche ambientale) per il paese. La scelta di inserire tutta la Valle del Molgora nel Parco del Curone fu una di queste scelte fondamentali, come la tutela dei corridoi ecologici. Per il resto abbiamo progressivamente ridotto i volumi edificatori previsti e con il nuovo Pgt si è fatta la scelta di tendere al consumo zero di suolo. In uno dei primi documenti della Regione Lombardia sul consumo di suolo viene citato Osnago come uno dei due casi virtuosi in ambito regionale, in un elenco che rimanda a realtà europee e nazionali (CLICCA QUI):


Tornando al Marasche, non sono particolarmente felice quando si realizzano nuovi interventi ma non va dimenticato il fatto che riguarda un'area non inserita in corridoi ecologici, da decenni non utilizzata a fini agricoli, compressa tra un'area produttiva (di Cernusco) e una commerciale. Inoltre, sono previste opere di compensazione, urbanistiche e viabilistiche, ma anche ambientali, che miglioreranno l'assetto delle parti oggi meno ordinate e vivibili del paese: quella a est della 342/dir e quella a sud della Cappelletta.



Come mai in tutta Italia si resta ancora così legati allo sviluppo edilizio e al consumo di suolo nonostante tutto ?

Credo che ci sia una componente culturale difficile da superare nel nostro Paese, ancora fortemente legato all'idea di progresso come costruzione di grandi opere, strade, palazzi, fabbriche e supermercati. Sembra che non si riesca a uscire dal secolo scorso e dall'idea di sviluppo quantitativo. In seconda battuta ricordiamo che gli oneri di urbanizzazione rimangono la fondamentale forma di recupero di risorse economiche per i Comuni. Purtroppo non è mai stata risolta la secolare questione delle risorse destinate agli enti locali, si è sempre perseguita la strada della spesa storica senza legame con i servizi erogati. Altrettanto non è mai stata approvata la legge sui suoli attesa da anni che eliminerebbe il sistema perverso della crescita esponenziale del valore dei terreni quando diventano edificabili.



Parliamo dei Comuni che in questi anni hanno avuto sempre meno risorse e sono stati costretti a unirsi o a unire i servizi e gli uffici, cosa pensa di questa tendenza ?

Ricordiamo che il PRG di Osnago approvato all'epoca, a cui ci opponemmo decisamente, prevedeva una importante crescita demografica per superare i 5.000 abitanti, soglia che secondo le leggi in discussione all'epoca avrebbe garantito la sopravvivenza del Comune. Questo per dire che la questione viene da lontano e non ha mai trovato uno sbocco legislativo definitivo. Personalmente non credo che la difesa di ogni singolo Comune sia un valore assoluto, in alcune situazioni sarebbe utile avere un po' di coraggio e superare il campanilismo. Però, credo che la questione sia sempre stata posta in modo errato facendo i conti sulla media nazionale dei costi e dei servizi, mentre sappiamo che ci sono realtà completamente diverse. Per poter valutare se e quali Enti unire per migliorare i conti e i servizi occorrerebbe definire dei costi standard di funzionamento. Faccio un esempio: Osnago ha un organico di 21 dipendenti mentre altri comuni delle stesse dimensioni ne hanno oltre il doppio e spesso erogano servizi inferiori, quindi fissiamo lo standard e vediamo chi può continuare a funzionare in modo autonomo e chi no.
Comunque indipendentemente dalle leggi credo che una maggior condivisione delle scelte da parte dei Comuni sarebbe necessaria, il Meratese e il Casatese stanno cercando da anni di costruire percorsi condivisi attraverso le due Conferenze dei Comuni. Mi sembra che sia carente, invece, la volontà di Merate di assumere un ruolo di guida del territorio e di uscire dal suo "splendido isolamento" che oggi risulta anacronistico. Speriamo in un salto di qualità, soprattutto per quanto riguarda il tema della viabilità rispetto al quale manca una visione condivisa che risulta ancor più problematica a fronte della sostanziale scomparsa del ruolo della Provincia.
C.B.
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