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Scritto Sabato 01 aprile 2017 alle 12:57

La Valletta: a Villa Sacro Cuore i primi 'accertamenti' in vista del progetto per il recupero. E spuntano affreschi e curiosità

Quanto a valore economico – e forse anche affettivo – è indubbiamente l’opera di maggior peso tra quelle inserite nel piano triennale approvato mercoledì sera dall’Unione dei Comuni della Valletta, all’unanimità con l’assenza in Aula di Marco Lanzotti, Mario Brambilla e Matteo Fumagalli: quattro sono infatti, come noto da tempo, i milioni destinati – nell’anno 2017 - alla ristrutturazione di Villa Sacro Cuore, futuro polo unico dei servizi per la municipalità nata dalla fusione tra Perego e Rovagnate. Nello specifico la spesa sarà sostenuta grazie all’accensione di un mutuo da 2.500.000 euro nonché con ulteriori 1.500.000 euro dell’avanzo di amministrazione (già applicato nel 2016). Una cifra che “schiaccia” gli altri interventi previsti, seppur comunque a loro volta sostanziosi con 520.000 euro per risistemazione di via Brusadelli e 220.000 euro per l’adeguamento della mensa e della centrale termica della scuola primaria di Santa Maria, solo per citare quanto in programma per il 2017 con altri 500.000 euro “riservati” a via Roma e dunque al centro storico di Perego per il 2018 a cui si aggiungono 100.000 euro per la ciclopedonale nonché 150.000 euro per il rifacimento di via Triste e poco meno per manutenzioni stradali già “in elenco” per il 2018.

Se per via Brusadelli è in corso la stesura del progetto definitivo con l’inizio dell’intervento immaginato per il prossimi autunno, per Villa Sacro Cuore si sta procedendo allo studio preliminare che… ha già riservato piacevoli sorprese. Nel corso della settimana, infatti, in alcuni ambienti dell’immobile - il cui primo corpo risale al 1715 - entrato a far parte del patrimonio comunale nel 1974 dopo essere stato di proprietà anche della Gioventù Femminile di Milano, si è proceduto alla così detta “stratificazione” delle pareti per appurare l’eventuale presenza di affreschi originali sotto i diversi veli di intonaco e pittura applicati nel corso degli anni. Ed il risultato – seppur chiaramente parziale, trattandosi solo di “assaggi” – ha sorpreso, in positivo.
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Nel locale al pianterreno, al momento utilizzato come anagrafe, le incaricate – sfruttando un giorno di chiusura dell’ufficio per poter lavorare senza disturbare il personale – hanno “scovato” e riportato alla luce una porzione di affresco perfettamente conservata, risalente con ogni probabilità ai primi dell’800, individuando poi ulteriori possibili decorazioni sulle pareti di quella che, un tempo, poteva essere l’atrio dell’ingresso principale della signorile dimora. Lungo lo scalone poi che conduce al piano superiore, sotto più strati di colori differenti (come in altri spazi), è stato individuato anche un corrimano dipinto per poi accedere alla “sala di rappresentanza”, oggi completamente in disuso ma originariamente allestita come “salotto” della Villa nonché una volta acquisita dal Comune quale originario salone consiliare.

A testimoniare i fasti di un tempo è rimasta solo una specchiera e qualche vecchia fotografia utilizzata dalle restauratrici (all’opera per la predisposizione della relazione da inserire poi tra la documentazione alla base della progettazione e dunque del riparto delle spese) per una comparazione con lo stato attuale. Non si capiva, per esempio, come mai negli scatti di un tempo ci fosse una ringhiera di collegamento – di cui non si trovata traccia - tra le due balauste pensili che ancora oggi adornano la parte alta dell’ambiente. L’arcano è stato risolto anche in questo caso levando pazientemente strati di colore dalla parete “osservata speciale”: l’elemento di congiunzione è risultato essere infatti solo… dipinto. Ma in ocra. E perché mai allora le balconate (quelle reali) sono nere? Gratta e rigratta in un piccolo “angolino” ed ecco la risposta: sono state anch’esse ritinteggiate in color pece dopo un passato in tinta oro. Piccoli dettagli che dimostrano come ci sia effettivamente tanto da “scoprire” tra le mura della Villa, a cominciare dall’originale colore delle facciate, forse gialline ma di sicuro non rosso mattone come appaiono al momento l’ingresso e il lato ben visibile dalla Statale.

Allo stesso tempo, poi, mettendo finalmente mano alle antiche stanze, ben evidente è apparsa la necessità di intervenire non solo per un recupero storico-artistico ma anche e soprattutto per ragioni di conservazione e sicurezza. A riprova di ciò basti pensare che le travi lignee sottostanti al “salotto buono” e dunque quello che è poi il soffitto dell’anagrafe sottostante, sono risultate, soprattutto lungo il perimetro, particolarmente ammalorate per l’effetto combinato delle infiltrazioni d’acqua e dell’azione dei tarli che le hanno “sbriciolate”. Si dovrà dunque prevedere di sollevare il pavimento – decorato con piastrelle bianche e nere – e procedere a una valutazione delle assi nonché ad un complessivo alleggerimento dello spesso strato di malta riscontrato. E siamo solo all’inizio, con diversi altre professionalità “in azione” secondo le proprie competenze per arrivare ad un progetto che possa ridare dignità alla Villa, land mark di La Valletta Brianza.

La storia di Villa Sacro Cuore
(tratta dal sito della Pro Loco di Rovagnate)


A nord del paese, sopra una collina dal lieve pendio fra la roggia Molinara ad est, il rio Fiume e la strada per Como a ovest, nel 1715 venne costruito un primo fabbricato a pianta quadrata e corte chiusa interna, il cui braccio occidentale fu nel giro di qualche tempo ampliato in forma di casino di campagna da Ilario Corti, che possedeva vasti ronchi con gelsi. La dimora antica, cioè la parte anteriore, fu ripresa nel corso della prima metà dell'Ottocento ampliandola verso nordovest, sul parco posteriore, con salone a tre fornici su pilastri e due alette aggettanti a chiudere una piccola corte. Altri interventi del tardo Ottocento compresero la formazione di case coloniche, ora in degrado. Pervenuta la villa al conte Ernesto Lombardo, venne da lui ceduta nel 1922 alla Gioventù Femminile di Milano, che ne ricavò una casa spirituale, necessitata a numerosi adattamenti. Fra questi, la formazione di una cappella nell'ala ovest, trasferita entro il 1932 nella ampia chiesa di Santa Marcellina costruita in forme neoromaniche a poca distanza. Nel 1974 infine il fabbricato fu passato al Comune che vi ha posto la sua sede. Nel complesso, dall'impronta sostanzialmente ottocentesca, risalta la rossa fronte divisa in tre sezioni da lesene; la parte centrale su tre piani ha un portale classicheggiante del tardo Settecento con due colonne laterali, porte finestra superiori e un piano a balconcini e termina poi con un coronamento mistilineo ove era posto un campaniletto. Una lunga terrazza su mensole taglia l'intera fronte. Forse condotto sull'antico è l'atrio ottagonale su pilastri, un tempo decorato; esso regge al piano nobile della parte antica un grande salone con volta a padiglione, anch'esso ora privo di decorazioni e risalente, sembrerebbe, al tardo Settecento: sui lati lunghi corrono due balconate contrapposte a raccordo ondulato e munite di balaustra in ferro sopra il piano retto da mensole lavorate; questa sala da ballo e da musica è ora il salone consigliare, che ha pure un camino marmoreo, elegante e sobrio rispetto ad altri di fattura rococò. Dalla spianata a giardino, alcune scalee rifatte scendono al resto di un ninfeo e al giardino all'italiana con anello centrale ove era una fontana; le numerose statue sono recenti. Dietro la villa sul colle continua un giardino paesaggistico di notevole interesse. L'appellativo comune di Villa Biscia deriva da un toponimo tipico derivato dalla prossima località della Biscioja.

Archivio di Stato di Como, Catasto teresiano, Rovagnate, mappe 292, tav. 42 (Merate); Catasto cessato, Rovagnate, mappe 316. La Lombardia paese per paese, 118, Firenze 1996.
A.M.
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