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Scritto Lunedì 12 dicembre 2016 alle 16:58

San Tommaso, Silvia Sesana e l'articolo 33 della Costituzione

La legge regionale 31/1980, citata dall’assessore all’istruzione del comune di Merate nella sua risposta (www.merateonline.it/articolo.php?idd=68526) a un non meglio identificato S. Tommaso (che non deve essere il santo evangelizzatore, perché altrimenti non avrebbe avuto timore di firmarsi), affida ai comuni, nell’articolo 1, il compito di garantire il diritto allo studio “secondo i principi di cui agli articoli 3 e 34 della Costituzione”. Non avrebbe potuto disporre diversamente, come è ovvio, e comunque un’eventuale norma contraria a quanto stabilisce la Costituzione risulterebbe incostituzionale, e con ciò impugnabile da chiunque fosse chiamato a eseguirla. La legge regionale dimentica però (chissà perché, non è vero?) di citare l’articolo 33, il quale al comma 3 recita testualmente che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, *senza oneri per lo Stato*“ (il grassetto, naturalmente, è mio). Nonostante non venga esplicitamente richiamato dal testo regionale sul diritto allo studio, l’articolo 33 della Costituzione vale però anche in Lombardia. Si può legittimante discutere l’applicabilità del divieto costituzionale di finanziare con risorse pubbliche le scuole private all’attuale scuola dell’infanzia, che nel 1947 (e, quindi, nel linguaggio dei costituenti) non veniva né indicata né considerata come una scuola, e in effetti non è mai stata inclusa nell’obbligo scolastico sancito dal successivo articolo 34, ma il campo dell’opinabile si ferma qui: dalla scuola primaria in avanti, le sovvenzioni pubbliche agli istituti privati sono inequivocabilmente illegittime. Né si può sostenere che un’eventuale scelta di riservare alla scuola pubblica gli scarsi fondi disponibili, pur essendo l’unica istituzionalmente corretta, si tradurrebbe in un atteggiamento donchisciottesco foriero di chissà quali perniciosi contenziosi con gli organi giurisdizionali. Posso citare a questo proposito, a titolo di esempio, un recente parere emesso dalla Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti su richiesta del comune di Cologno al Serio. La delibera, datata 3 Marzo 2015, chiarisce, a conferma dell’“orientamento espresso in precedenti pareri forniti su analoghe questioni”, che “non sia configurabile alcuno specifico obbligo di contribuzione a carico dello Stato e degli enti territoriali a favore di scuole istituite da privati anche quando abbiano ottenuto il riconoscimento della parità”, il che, prosegue la corte, non esclude però necessariamente “l’erogazione di contribuzioni alle scuole dell’infanzia non pubbliche” (perché la richiesta di chiarimento avanzata dal sindaco di Cologno si riferiva, appunto, a una scuola dell’infanzia). Stando così le cose, la risposta dell’assessore, sufficiente forse a soddisfare la curiosità di S. Tommaso, appare insufficiente a me: invece di limitarsi a difendere la Costituzione sulla carta, non sarebbe il caso, mi chiedo, di rispettarla anche nei fatti? Non vorrei che queste considerazioni venissero interpretate come un’immeritata critica personale a Silvia Sesana, che si è dimostrata un assessore estremamente attivo e aperto, né come un pretesto per attaccare l’attuale amministrazione di Merate, che segue in questa materia una prassi già adottata, indipendentemente dal colore politico, tanto dalle amministrazioni precedenti quanto da quelle dei comuni vicini (gli amici di Sei Merate ricorderanno forse una domanda imbarazzante che posi loro pubblicamente su questo stesso tema in occasione della presentazione della lista). Ciò non toglie però a questa prassi il suo carattere illegittimo: sono un utopista se mi permetto di sperare di poter votare la prossima volta per dei candidati che intendano cambiarla?
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