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Scritto Venerdì 09 dicembre 2016 alle 08:21

La nostra Costituzione non è scritta sulla sabbia

La nostra Costituzione non è scritta sulla sabbia. Le sovranità sono dei cittadini a cominciare da quella politica ed economica.  Interessi finanziari oggi totalitari sono di intralcio alla difesa dell'occupazione, dell'industria nazionale e del mercato. I dati ISTAT. Appunti per il dopo. di  Appiani Riccardo - Molte volte nella vita degli Stati nazionali ci sono delle impronte che restano a lungo e che si conservano negli animi di intere generazioni che si sono  succedute nel tempo. Impronte  disegnate dall'uomo nelle tante attività umane - artistiche, musicali, politiche, economiche- danno forma anche a  tutti  quegli ideali sociali o tendenze che  alcune volte rimangono solo per qualche attimo, molte volte rimangono a lungo, altre volte sono invece un elemento definitivo nello spirito e negli animi delle persone o di una intera popolazione, è il caso della nostra Costituzione. E' nell'ultima circostanza l'origine del senso della bocciatura alla riforma referendaria proposta il 4 dicembre 2016.  La nostra Costituzione disegna indelebilmente il presente e il futuro senza tempo per l'emancipazione nel mondo del lavoro,la difesa degli interessi economici nazionali, contro le disuguaglianze, economica e sociale  e per l'acquisizione di diritti per il cittadino e la sua famiglia (se diventa povero lo diventa con la sua famiglia).  E' vero che, in assoluto nelle Costituzioni,  non si possono escludere cambiamenti ma devono essere modifiche aggiuntive di diritti e di possibilità di scelta, non insidiose modifiche suscettibili di alterazioni  sostanziali. Lasciare il campo democratico, concreto dei principi assicurati dalla odierna Costituzione, con una nuova impronta Costituzionale che disegna  un nuovo quadro non adatto ad affrontare le insidiose acque e ai colpi di vento  mutevoli e senza riparo degli interessi finanziari e sovra nazionali, voleva dire ufficializzare alcuni comportamenti economici e finanziari inseriti nel nostro contesto legislativo da un bel po' di tempo a questa parte, in conflitto con l'attuale nostra Costituzione. Ad esempio, fra altri, l'art.47 della Costituzione, fondamentale per la tutela del risparmio recita, "La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme ...." Nel  caso dei  risparmiatori toscani, si dimostra che qualche cosa è avvenuto o ha ceduto nell'accogliere precetti non  propriamente  costituzionali. E' vero che fa parte della parte I, e  non veniva modificato nella riforma bocciata, ma è successo a Costituzione operante  e cosa significa questo ?

Che nella realtà di oggi siamo abituati a parlare di argomenti socio economici in modo a volte generico e vago e non facciamo molto caso se le leggi approvate, sono eventualmente, in contrasto con le stabilite, lungimiranti previsioni costituzionali . Ad esempio la sovranità dei cittadini prevista in Costituzione. In questi tempi, è intesa come puro esercizio teorico e che si può benissimo superare da parte delle direttive europee,in quanto retriva. Invece è a causa di esse, ad esempio, la difficoltà ad amministrare il nostro Stato.  Addirittura non riusciamo neanche ad esercitare la sovranità amministrativa, vediamo L'UE contraria alla nostra legge di bilancio 2017 perché troppo poco austerity (termine inglese, chissà perché). Al contrario la nostra Costituzione recita " La sovranità appartiene al popolo " è chiara  e ha una caratteristica, si esercita attraverso il sistema delle deleghe e questa condizione tecnica restringe l'applicazione diretta del diritto alla sovranità dei cittadini. Si potrebbe fare qualche correzione in Costituzione, questo forse andava proposto, unire la forma rappresentativa con quella diretta per alcuni casi ed unita ad un obbligo di una migliore informazione di essa. Potrebbe smorzare la competizione fra partiti concentrandosi sugli interessi dei rappresentati.  Delega affidata  a mezzo del voto,ai più "esperti" o reputati tali. Detto questo bisogna  fare attenzione a non confondere il concetto di sovranità nel senso di affidare le deleghe per le decisioni ai politici con quello di cedere il proprio diritto a scegliere  i propri candidati.  Se infatti  con la delega ,il cittadino, rinuncia per 5 anni alla sovranità perché ha  dato la fiducia ai propri delegati, (sperando che sia ben riposta)nella riforma bocciata avrebbe perso anche una possibilità di scelta in più, una in più di imbroccare la scelta giusta e soprattutto con l'Italicum una minoranza di voti può prendere la maggioranza dei voti parlamentari fedeli al capo, senza una vera opposizione, senza possibilità di ripensamento di decisioni al Senato. Sarebbe stato un errore particolarmente grave approvarla. Perché la scelta dei rappresentanti  oggi, in generale è un sistema disordinato e complesso, con scissioni o aggregazioni, o primarie senza un dibattuto programma, non aiuta a scegliere bene e non permette una vera partecipazione dei cittadini. La eserciti  senza sapere chi veramente voti  e per quale ragione lo fai , e non hai possibilità di cambiarla e di votare un altro candidato. La forza della sovranità è nella sua applicazione, ad ogni appuntamento elettorale, di scegliere, cambiare se non soddisfa e controllarlo da vicino. Occorre che i cittadini non sbaglino nella scelta dei candidati  e costruire un sistema che permetta di controllare il loro operato. Nel nuovo contesto dopo referendum  c'è da considerare che la legge elettorale non è più adeguata perché lontana dai cittadini,dopo la grossa partecipazione al voto chiedono di contare e il dibattito principale dei politici dovrebbe incentrarsi su cosa deve essere un buon partito oggi.  Allargare le  possibilità di una vera scelta,( anche ripristinando il livello provinciale) fatto che deve essere inalienabile e per sempre, necessario alle caratteristiche del nostro Paese. La sovranità popolare appariva in pericolo anche per  il cambiamento che poteva  produrre il nuovo art.117.  Conteneva  la  "clausola   di   supremazia"   che   definisce   il   rapporto   del   Governo   con   le  Regioni,   che   recitava:"Su   proposta   del   Governo,   la   legge   dello   Stato   può  intervenire   in   materie   non   riservate   alla   legislazione   esclusiva   quando   lo  richieda   la   tutela   dell'unità   giuridica   o   economica   della   Repubblica,   ovvero  la   tutela   dell'interesse   nazionale". Immaginiamo a cosa poteva accadere alle nostre società dei servizi pubblici locali? Come se l'inefficienza si nasconde nelle società pubbliche locali  e non nelle strutture centrali. Una centralizzazione errata che lascia campo ad interessi sovranazionali. E' giunto forse il momento di ricordare che l'Europa si è incamminata verso un europeismo ideologico e vuoto di quelle promesse di cura al sociale e alla dimensione del benessere dei più. I dati ISTAT di ieri - 6.12- sono drammatici, la povertà sta dilagando tra milioni di persone, a rischio una persona su quattro,in aumento tra chi ha redditi da lavoro. Perché abbiamo perso la nostra propensione all'export? Dei nostri tradizionali prodotti manifatturieri ? Ora invece   esportiamo i nostri posti di lavoro all'estero, alzando la disoccupazione a livelli mai visti. Che siamo diventati improvvisamente un popolo dotato di scarsa cultura imprenditoriale ? Promesse europeiste mai corroborate da dati positivi. Non è quella che ci hanno fatto credere, bisogna uscire al più presto e torniamo all' applicazione della nostra Costituzione, è un passaggio non più rinviabile.
Appiani Riccardo
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