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Scritto Lunedì 16 maggio 2016 alle 18:31

Accadeva 30 anni fa/42, 16-30 aprile: nel meratese arriva l’acqua del lago 'pescata' a Paré. E a fine mese, anche la nube radioattiva

A Osnago è tutto pronto per la settima edizione della Fiera di San Giuseppe. Avviata da un gruppo di volontari nel 1980 per dare risalto all'artigianato locale, la manifestazione guadagna anno dopo anno consensi e spazi. L'ubicazione è ancora dentro il paese, la settima edizione sull'area pubblica di via Edison anziché il centro parrocchiale di via Gorizia, ma si pensa a qualcosa di più specifico in grado di soddisfare le richieste dei potenziali espositori e le necessità del pubblico. Bastano due numeri per comprendere l'importanza che in pochi anni aveva assunto la manifestazione:  210 stand per 150 espositori, 80 ambulanti (ma le richieste furono 300) quasi 100mila visitatori "contati" nel 1984. L'edizione successiva fu funestata da un vento persistente che obbligò gli organizzatori a chiudere per diverse ore i cancelli. L'inaugurazione, prevista per il 24 aprile avrebbe visto con le forbici in mano per il tradizionale taglio del nastro Giuseppe Arlati, industriale osnaghese, titolare della L.a.r.g.a. Spa e socialista storico. L'anno precedente era toccato a Giuseppe Guzzetti, presidente della regione Lombardia, inaugurare la sesta edizione.

Un gruppo di volontari

L'inaugurazione

Il 24 aprile, un "sogno" si avvera: l'acqua del lago di Lecco arriva al grande serbatoio di Sartirana del Consorzio acquedotto di Merate, presieduto dall'ingegner Antonio Cova. Alla "consolle" è seduto il geometra Dante Dozio, direttore dell'ente pubblico. Le spie accese sono tutte di colore verde. Il "sistema" è pronto. Dozio preme il pulsante rosso, si sente un sibilo poi dall'imboccatura di una grossa condotta posta sopra il vascone schizza un potente getto d'acqua, già depurata, pronta ad essere immessa nella rete idrica del Consorzio composto dai comuni di Merate, Cernusco e Montevecchia. Ben 24 litri al secondo, 1900 metri cubi al giorno. Nel giro di una manciata di minuti l'acqua "pescata" dal lago di Lecco dall'impianto posto a Paré entra nelle case dei meratesi. Il sogno di Luigi Zappa e Giovanni Maldini di dissetare la grande Brianza i cui pozzi non erano più sufficienti si è realizzato. Dal lago giunge acqua che disseterà ben 64 comuni aderenti al Ciab il Consorzio Intercomunale Alta Brianza confluito poi assieme a Ecosystem, Acel e Rio Torto in Lario Reti Holding. L'inaugurazione ufficiale del nuovo impianto viene fissata per la fine di maggio.

A sinistra il presidente Cova, a destra il direttore Dozio

Come preannunciato il 28 aprile scatta il nuovo piano del traffico di Merate.  Vigili urbani si posizionano nei punti nevralgici, quelli che da doppio senso sono diventati a senso unico: via Terzaghi in discesa, via Parini in salita, via Trieste solo ascendente, via papa Giovanni solo discendente e via Manzoni "isola pedonale" il sabato pomeriggio. Non si registrano inconvenienti degni di nota. Il servizio di controllo è efficiente e il traffico appare da subito più scorrevole.


Intanto continua la battaglia tra i pescasportivi di Olgiate Molgora uniti nella "Sps La Molgora" guidata da Clemente Bonanomi e la provincia. Oggetto della contesa l'inquinamento dei corsi d'acqua. I pescatori da molto tempo segnalavano agli organi competenti lo stato di degrado dei torrenti le cui acque oltre che pericolose per i pesci lo erano anche per gli uomini. Ma senza ottenere risultati. Nessun intervento né da parte dell'ente provinciale né dei comuni. Così i 170 soci avevano deciso di non versare più la quota alla Fips di 22.500 lire ma di depositare la somma in un libretto affidato al notaio Panzeri di Olgiate. Poi andare a pesca sul Molgora e sul Bevera rimediando una multa dai guardiapesca. Multa che nessuno pagherà allo scopo di arrivare in tribunale e rendere così la denuncia "ufficiale". Una iniziativa clamorosa anche perché portata avanti in maniera massiccia. E del resto le condizioni dei torrenti apparivano ben peggiori di oggi a causa soprattutto degli scarichi fognari incontrollati. Ma da Como la provincia muoveva solo i guardiapesca.


Dallo sport arriva la straordinaria notizia della medaglia di bronzo ai campionati internazionali studenteschi di pallavolo svoltisi a Vaduz. La squadra dell'istituto tecnico commerciale "Francesco Viganò" di Merate è chiamata a difendere i colori italiani con la squadra di Ancona dell'istituto femminile "Benincasa". I meratesi perdono solo in semifinale e si classificano al terzo posto, unica formazione Europea sul podio. Il campionato lo vincono i cinesi seguiti dalla squadra di Israele. I "magnifici" del Viganò sono: Abbondio Salvioni, Alberto Bonfanti, Fabio Carcano, Gian Marco Colombo, Alfio Sala, Massimiliano Panzeri, Luca Mauri, Gianfelice Nava, Nicola Casati, Massimo Dell'Aglio, Samuele Cogliati, Rodolfo Dozio. La delegazione italiana era guidata dal professor Finocchiaro; Andrea Redaelli era l'allenatore della squadra col supporto tecnico di Tino Sivori.
 


Il 26 aprile 1986 il mondo assiste attonito al più grande disastro nucleare della storia. All'1.45 del mattino, durante un test definito di sicurezza, ma condotto in realtà in aperta violazione di tutti i protocolli e delle più elementari regole del buon senso, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, esplode.
Nelle ore e nei giorni successivi più di 330.000 persone verranno evacuate e la nube radioattiva raggiunge rapidamente tutti i paesi europei e l'America del Nord. La "nube tossica" sospinta dai venti varca i confini dell'Ucraina e si diffonde per l'Europa. Prima sale verso nord invadendo lo spazio aereo dei paesi scandinavi poi si espande in centro tra Germania e Francia infine, si stima tra l'1 e il 2 maggio arriva anche in Italia, scavalcando le Alpi. Il nord è colpito in pieno.  Scatta il piano di emergenza in tutto il territorio. I vigili del fuoco effettuano centinaia di prelievi di acqua per analizzarne il contenuto. Le Unità sanitarie locali controllano frutta e verdura. Ma una rassicurazione arriva dal professor Elio Sindoni di Merate, docente di fisica nucleare all'università statale di Milano e direttore della scuola internazionale di fisica sul plasma. "Il peggio è ormai passato" spiega. "L'isotopo più pericoloso, lo iodio 131, dopo 8 giorni perde la sua radioattività. E' come se ognuno di noi avesse fatto una radiografia in più". Vedremo nella prossima puntata le ordinanze e le discussioni sul nucleare.

Elio Sindoni

42/continua
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