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Scritto Martedì 06 ottobre 2015 alle 09:42

Merate: il museo intitolato a don Ambrosioni. Una perla che ha bisogno di essere valorizzata

Dal 18 al 25 settembre lo hanno apprezzato i ragazzi della prima del liceo scientifico Agnesi, durante il ciclo di incontri del "progetto accoglienza" voluto dal Comune. Ma nel corso dell'anno il museo, aperto con cadenze programmate, è probabilmente un'entità sconosciuta alla maggior parte dei meratesi che forse nemmeno ci hanno mai messo piede.


Il museo è intitolato al professore don Michelangelo Ambrosioni, il quale «non per ragionamento e tanto meno per convenienza economica, ma per ragioni sentimentali - come ricorda Momolo Bonfanti in "Uomini e fatti di casa nostra", edito nel 1951 da Merate Briantea - si mantenne attaccato al nostro Istituto pur avendo [...] avuto offerte di posti migliori altrove». Don Ambrosioni dopo 44 anni di insegnamento al collegio Manzoni donò la propria ricca collezione di reperti al comune di Merate. Devolvette inoltre il proprio patrimonio librario che, insieme a quelli dei professori don Luigi e don Giuseppe Rocca, andò ad arricchire il primo nucleo della biblioteca comunale composto dalla raccolta di Antonio Faverzani, insegnante di latino, nonché compositore di poesie latine che gli valsero riconoscimenti internazionali. Ambrosioni nacque nel 1862 a Carvico e fu allievo al Politecnico di Milano dell'abate Antonio Stoppani, insigne naturalista e divulgatore lecchese, noto per aver scritto "Il bel Paese", uno dei best-seller dell'Ottocento e del secolo successivo. Era il periodo del positivismo e della belle époque e Ambrosioni viaggiò molto in Italia e all'estero, collezionando numerosi campioni che poi espose nel cortile e nell'atrio del collegio per supportare la didattica dei suoi studenti.


Negli anni passati molto è stato fatto per valorizzare questa ricchezza che Merate possiede. Merito soprattutto del professore Bernardo Ticli, divulgatore ed esperto di botanica e zoologia che curò il museo, e della sensibilità dell'allora assessore alla cultura, l'ing. Luigi Zappa, sotto la cui spinta venne finanche istituita nel 1989 una commissione "consultiva tecnico scientifica del civico museo di storia naturale" composta da laureati scelti fra scienze naturali, biologia, geologia, fisica ed ingegneria. Dal 1988 al 2001 vennero pubblicati a più riprese dei volumi del museo. Sfogliando la "Guida alle esposizioni" a cura del prof. Ticli, si avverte la determinazione di non limitare la galleria alla funzione di semplice conservazione, ma soprattutto di sviluppare la ricerca e la didattica, promosse dallo stesso istituto. Questi fascicoli e l'intera organizzazione del museo sono stati pensati come didattica collaterale a quella scolastica, di cui gli studenti si sarebbero potuti nutrire per arricchire e approfondire gli argomenti trattati solo a livello teorico durante le lezioni. C'era una progettualità e c'erano degli obiettivi posti anche per il prossimo futuro, come la realizzazione di un filmato divulgativo sul contenuto del museo e l'inserimento di un impianto sonoro all'interno del diorama dedicato al lago di Sartirana grazie al quale si sarebbero potute ascoltare le voci degli animali e del lago.


Oggi all'esterno dell'edificio non ci sono segnali ben visibili che invoglino a visitare il museo e molti ragazzi abituati a studiare in biblioteca ne ignorano l'esistenza. Un peccato dopo gli sforzi profusi da molti per potenziarlo. Senz'altro il "progetto accoglienza" va nella giusta direzione. Ma sarà abbastanza? Probabilmente servirebbero le figure di un consulente scientifico e di un curatore in grado di instillare nuova linfa vitale alle attività svolte con passione dal personale della biblioteca civica. Forse si potrebbero sostituire le didascalie ormai consunte dal tempo, rendendo i contenuti più stimolanti, a costi ridotti. E i progetti di realizzare un video divulgativo e un box audio nel diorama sul lago di Sartirana non appaiono poi così anacronistici e inaccessibili.
Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

Insomma una soluzione per valorizzare il museo, esportarlo nelle scuole e non sprecare l'impegno e gli intenti di chi ne hanno curato la nascita e la crescita, andrà prima o poi trovata.

Ma cosa contiene più di preciso al suo interno? Entrando dalla biblioteca civica, al primo piano sono esposte le raccolte di mineralogia e di paleontologia. In questa sezione è presente una vetrina a fluorescenza al cui interno sono conservati dei minerali che, se opportunamente colpiti dai raggi UV, danno l'impressione di essere dotati di luce propria. Ad affascinare maggiormente i visitatori è però il reparto di zoologia dove si possono ammirare esemplari eterogenei per provenienza che sono impagliati in pose sorprendentemente naturali. Sono stati raggruppati all'interno del museo in base al loro ambiente di vita e negli anni hanno ricevuto anche dei trattamenti tassidermici di contenimento.


Salendo ancora di un piano si trova una sezione di petrografia. I campioni rocciosi sono classificati in opportune e separate vetrine come sedimentarie, metamorfiche e magmatiche. In un'altra stanza sono conservate le strumentazioni tecnico-scientifiche che un tempo riempivano il laboratorio di fisica del collegio Manzoni. Nella stessa sala è presente una piccola parte dedicata alla botanica.


Dal 1990 è presente anche il museo sulla Resistenza, che ruota intorno alla figura del comandante italo-americano Giacinto Lazzarini, che nel 1945 pochi giorni prima dalla Liberazione fece evitare un bombardamento su Merate che sarebbe stato rovinoso. Per questo gesto gli è stata riservata in seguito la cittadinanza onoraria e a tagliare il nastro durante l'inaugurazione della mostra fu sua moglie.

Attualmente il museo è aperto dieci ore alla settimana e le visite guidate a cura del personale della biblioteca sono gratuite. Chiunque può quindi scoprire questo scrigno segreto e farlo conoscere ad amici e parenti. La partecipazione è in fondo il primo passo per far brillare i beni preziosi custoditi gelosamente e orgogliosamente al suo interno.
Marco Pessina
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