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Scritto Venerdì 26 aprile 2013 alle 16:43

Merate: Liberazione, presentato libro sul comandante Lazzarini

Nel ricordo della Liberazione, Merate riscopre Giacinto Lazzarini, ovvero un uomo che, nel 1945 l’aveva salvata dalla distruzione. Alle 15 del 25 aprile in biblioteca, è stato infatti presentato "Comandante Lazzarini, da partigiano ad agente dei Servizi Speciali Americani", edizioni Cattaneo, storia di un personaggio che, in due modi diversi, volle combattere il nazifascismo. A proporli c’erano Giusy Spezzaferri, assessore alla cultura, e da Paola Tagliabue. In sala anche Maria Tagliabue, che si è laureata con una tesi su Lazzarini. A raccontare la storia di Hycinth Lazzarini, sono stati invece gli autori, Anselmo Brambilla e Alberto Magni.

Anselmo Brambilla e Alberto Magni

Nato a Varese, padre medico e antifascista, nel 1931, la famiglia Lazzarini emigra in Canada. Dopo un lungo soggiorno in Kenya (Giacinto era medico con specializzazione in malattie tropicali) Lazzarini torna in Italia, per fuggire di nuovo in Canada e infine negli Usa. Che erano già in guerra con l’Italia e la Germania. In quanto italiano, il medico avrebbe potuto essere fermato in un campo di prigionia degli Stati Uniti. Doveva scegliere. La prigionia o l’arruolamento. Decide di arruolarsi nell'esercito statunitense. Da quel momento comincia la sua vita, prima da partigiano, poi da agente segreto. Brevetto di pilota, dopo aver costituito una prima unità di partigiani con gli avieri del Forlanini (Linate) Lazzarini comincia la sua attività di partigiano sulle montagne intorno a Luino. Distrutta la sua unità, riesce a fuggire in Alta Savoia, dove comincia la collaborazione con i partigiani locali. Uno dei suoi compiti, accogliere i “maquis” francesi. Raggiunto dal Comando Alleato, viene incaricato di costituire una sorta di coordinamento sulle montagne lecchesi. Ed è qui che la storia del territorio diventa protagonista.  
I due storici hanno infatti raccontato come "Nella notte tra il 7 e 8 aprile 1945, quando la seconda guerra mondiale stava ormai per finire, Merate avrebbe potuto essere bombardata e distrutta. Insieme a Cernusco. A salvarla fu l'intervento di Giacinto Lazzarini, in precedenza comandante partigiano poi agente  dell'OSS (Office Strategic Service) delle Forze Alleate. Paracadutato il 6 febbraio dello stesso anno, con Vittorio Mummolo (Ciccio), radiotelegrafista, "Fulvio", nome in codice di Lazzarini, venne accolto sul Pian dei Resinelli dal Gruppo Rocciatori di Lecco al comando di Riccardo Cassin. Il suo compito; organizzare i collegamenti tra i partigiani dell'Alto Lario, di Lecco e della Brianza con le Forze Alleate. La radio, i documenti e gli oggetti di Lazzarini e di Mummolo sono conservati nel museo civico di Merate. Nel 1976 l’allora sindaco Luigi Zappa, che con Lazzarini ebbe molti incontri, lo nominò cittadino onorario”.

"Erano le 21 del 7 aprile - hanno spiegato Magni e Brambilla – quando nella canonica di Morterone, dove il parroco don Piero Arrigoni li aveva nascosti, Fulvio e Ciccio ricevettero un messaggio. Il Quartier Generale delle Forze Aeree Alleate del Settore Mediterraneo, li avvertiva che dodici fortezze volanti, sarebbero partite alle 9,30 del 9 aprile dall'aeroporto di Rosignano Solvay (Livorno) per bombardare Merate e Cernusco. La richiesta era arrivata dalla "Special Force" britannica. Nei due Comuni brianzoli veniva segnalato un grosso concentramento di soldati "germanici-mongoli" (chiamati così per i loro tratti somatici, si erano infatti arruolati durante la campagna della Germania nazista verso la Russia ) nonchè la centrale elettrica di trasformazione di Cernusco (la cabina elettrica 130 KV che si vede dalla statale 342) e l'Osservatorio Astronomico di via Bianchi. Gli aerei avrebbero dovuto essere caricati con bombe dirompenti di 200 chili e da spezzoniere incendiare antiuomo. I due agenti della "Missione Dick-Anita", sapevano che le SS Ostturken, originari del Turkestan (i brianzoli li chiamavano mongoli) stavano già lasciando Merate. Una parte si era attestata nel Consorzio Agrario di Beverate. Altri erano accasermati nel macello di Pescarenico.

Volevano raggiungere la Valtellina per organizzare l'ultima difesa. Con grandissima fatica - raccontano ancora gli autori - i due portarono il dispaccio del comando da Morterone a Lecco. Dopo averlo decodificato, tornarono ai piedi del Resegone. Da Morterone spedirono un radiomessaggio a Napoli, spiegando che doveva essere subito consegnato al quartier generale dell'US Air Force. Alle 8,30 del 9 aprile, un'ora prima che partisse l'operazione dei dodici bombardieri, dal Quartier Generale dell'USAF un radiogramma con precedenza assoluta annullava il bombardamento su Merate e Cernusco".
Proprio come nei film - si legge a pagina 137 - Lazzarini era riuscito, all'ultimo momento, ad impedire che i due paesi fossero rasi al suolo.

"Un episodio analogo - raccontano ancora Magni e Brambilla - vide come protagonista don Piero Arrigoni. Fu il parroco di Morterone a salvare Como da un bombardamento. Ciccio, il radiotelegrafista che si nascondeva in canonica con Lazzarini, gli aveva confidato che la Base Comando Quartier Generale aveva chiesto notizie precise sulla caserma De Cristoforis di Como, perchè doveva essere bombardata. Don Arrigoni cercò di far presente i pericoli ai quali si sarebbe sottoposta la popolazione della città. Venne comunque convinto a raccogliere i dati sulla caserma, ma tornato a Morterone, riuscì a convincere il telegrafista a comunicare il risultato della sua missione a Como come "obiettivo impossibile". "Capii che non potevo collaborare, sarebbe stato un atto atroce - si legge ancora a pagina 137 del libro, edito da Cattaneo e sostenuto dall'Anpi, nonchè dai Comuni di Lecco, Merate, Calco, Olgiate Molgora, Montevecchia, da Acel e Cgil - tornai dal miliare americano e gli dissi che era impossibile bombardare l'obiettivo; sarebbe stata una strage. Lui fece sue le mie parole nel rapporto al comando". la notte successiva, 13 aprile 1945 - spiegano gli autori - Como sarebbe potuta diventare un cimitero non lo diventò senza sapere chi avrebbe dovuto ringraziare”.
Il libro ripercorre la vita di Giacinto Lazzarini, la partenza verso il Canada durante il nazismo, il brevetto da pilota, il ritorno col grado di capitano di aviazione, la brigata partigiana da lui costituita e la missione da agente delle Forze Alleate.
Sergio Perego
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