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Scritto Sabato 02 ottobre 2010 alle 17:52

LA CASSAZIONE SPIEGA PERCHE’ HA ASSOLTO  IL DIRETTORE DI MERATEONLINE. L’ITALIA DEL GIORNALISMO E  DELL’ AVVOCATURA RILANCIA  LA NOTIZIA, NE DISCUTE E  VA IN CONFUSIONE

Giorgio Enea Vigevani e Giulio Enea Vigevani
Nessun vanto, solo una consapevolezza. C'è ancora un giudice a Berlino. Il viaggio è lungo, oneroso e denso di sorprese perché, prima di arrivare alla stazione centrale, nelle garritte finestrate delle fermate intermedie vigilano capistazione distratti, talvolta assonnati. Ma poi si arriva.
Ieri sono state pubblicate le motivazione della sentenza  35511 con la quale la Cassazione, quinta sezione penale, il 16 luglio 2010 ribaltando la condanna inflitta sia in primo grado a Lecco (giudice Massimiliano Magliacani) che in Appello a Milano (Presidente Giuseppe Bocelli) ha mandato assolto il direttore di Merateonline Claudio Brambilla dal delitto di omesso controllo della pubblicazione della lettera di un lettore ritenuta diffamatoria dai destinatari, l'allora ministro della giustizia Roberto Castelli e Giuseppe Magni sindaco di Calco e collaboratore del ministro. Si è trattato di una sentenza senza rinvio perché chiara nei contenuti sia in punto di fatto che di diritto. Il disposto è ineccepibile: il fatto non è previsto dalla legge come reato.
Un'ora dopo la notizia era su tutti i media. Le agenzie di stampa le hanno fatto fare il giro dell'etere e oggi - per citarne uno solo - il Sole24ore vi dedica un richiamo in prima pagina, un filo di nota a pagina 12 e un argomentato articolo di Alessandro Galimberti a pagina 33. Ne riferisce anche il diffuso e seguitissimo sito di Franco Abruzzo con un commento a caldo di Fulvio Sarzana e S. Ippolito. Troppa grazia? No, nel mondo della stampa questa è una bomba a frammentazione. Imbarazza e preoccupa  che sia dovuta passare di mano in mano (da Lecco a Milano, da Milano a Roma)  prima che un palmo accorto e una toga pesante ne abbiano tratto consapevolezza.
La sentenza è importantissima non tanto perché fresca di stampa, ma per la ragione che tratta un caso chiarissimo nella sua manifestazione e assai più comune di quanto si possa immaginare.
Brevissimo riassunto. Nell'estate 2001 (Mol è nata il 1 giugno 2000)  appare ( ?!? ) nella rubrica "Email " la lettera di un lettore con la quale si insinua che la notizia della buste contenente proiettili   ricevute da Roberto Castelli e Giuseppe Magni è una bufala e che i due protagonisti della politica locale e nazionale l'avrebbero diffusa per farsi pubblicità. I due querelano, anche se poi Castelli spontaneamente ritira la denuncia. Giuseppe Magni no. Il direttore di Merateonline casca dalle nuvole e dichiara che non risulta che la lettera sia mai apparsa sul sito di Merateonline. Quindi non l'ha vista, non l'ha letta e non ne ha mai  autorizzato la pubblicazione. Claudio Brambilla teme sia avvenuto un accesso non autorizzato da parte di un hacker che ha operato  dall'esterno e presenta un esposto denuncia alla Procura di Lecco contro ignoti.
La sentenza di primo grado condanna Brambilla per omesso controllo. Il giudice Magliacani sorvola sull'assenza di alcuna prova certa che la lettera sia effettivamente apparsa sul sito. C'è una chiara sentenza della Cassazione, la 2912 del 16 febbraio 2004, che afferma la totale inattendibilità dell'esibizione di un foglio stampato tratto dalla schermata di  un sito web se non certificato da un notaio o da un pubblico ufficiale che ne confermi l'origine e  la data sia di pubblicazione che si stampa. Castelli e Magni hanno prodotto in giudizio solo una fotocopia di un testo non identificabile. Può averlo confezionato chiunque, in  momento  qualunque e per un qualsivoglia motivo. Manipolare un sito internet è facilissimo, basta conoscere un codice di accesso ed è fatta. Non è così per i giudici di Lecco e Milano e bisogna attendere la Suprema Corte per rimettere in linea fatti e ragionamenti, ivi inclusa una piccata censura sulle carenze procedurali e sugli aspetti gestionali del processo di primo grado.


Giuseppe Magni, Claudio Brambilla e Roberto Castelli


Al Palazzaccio l'avvocato Giorgio Enea Vigevani del Foro di Milano - padre del professor  Giulio Enea Vigevani, amico di Merateonline, docente all'Università Milano Bicocca  ed entrambi cultori ed esperti di diritto della comunicazione e della informazione - insiste, ribadisce e argomenta sull'aspetto della inaffidabilità della prova e rilancia gli elementi di diritto, con motivazioni di tale pregnanza che, se accolte dalla Corte, sono destinati a spiazzare il mondo del giornalismo italiano. Che è quello che poi è accaduto. L'avvocato Vigevani e il suo corrispondente romano, avvocato Gildo Ursini, sostengono che il delitto colposo previsto e sanzionato all'articolo 57 codice penale è fattispecie che rimane circoscritta alla carta stampata e non si può estendere, in via astratta, ad ogni diversa  forma di comunicazione. Giorgio Vigevani e Gildo Ursini rimarcano l'esistenza di un vuoto legislativo al riguardo e ne indicano, a conferma, le iniziative parlamentari volte ad apportare modifiche al citato articolo per "estenderlo al direttore del giornali telematici".
In nome del Popolo Italiano i giudici della Cassazione sposano in pieno la tesi del legale milanese, derubricando al secondo posto l'aspetto fattuale della inattendibilità della prova, che pure viene trattata con dovizia di particolari, per concludere che mentre un articolo stampato, pubblicato e conservato agli atti dell'archivio è inalterabile nei secoli, un foglio web equivale a una schermata priva dei requisiti dell'inalterabilità e della certezza.
I giudici rilevano la "voluntas legis " che se da un lato prevede la registrazione delle testate telematiche nel registro della stampa tenuto dai Tribunali, dall'altro sembra attribuire a tale censimento significati statistici più che giornalistici. Ergo: se è un errore spetta al Parlamento correggerlo.
Claudio Brambilla, sorpreso e orgoglioso dall'incredibile risalto dato ai contenuti della sentenza si è limitato ad osservare che " non posso controllare quello che non mi risulta essere mai stato pubblicato".
Si tranquillizzi il Brambilla. A parere non solo mio, il suo nome è destinato a superare gli italici confini quando La Corte Europea di Strasburgo lo manderà presto assolto anche dalle condanne ricevute in Appello a Milano e in Cassazione dopo l'assoluzione ottenuta in primo grado a Lecco. Mi riferisco al caso Scanner, ovvero l'ascolto di comunicazioni in chiaro tra stazione dei carabinieri e volanti che segnalano incidenti stradali o fatti di cronaca nera non coperti da segreto e quindi non criptati. Ed è ancora all'amicizia e alla dottrina dei citati  esponenti di due generazioni di  Vigevani che il giornale ha affidato la difesa e le sorti del suo buon diritto.
A quel punto - se ho visto giusto - i giornalisti della Lombardia dovrebbero titolare a Merateonline e al suo direttore una saletta della storica sede del Circolo della Stampa di Milano. La dedica? Semplicissima : "al collega che ha combattuto e vinto e rivinto a spese sue, ma nell'interesse di tutti". Amen. Chiaro che non sarà fatto mai.

La sintesi della sentenza della Corte di Cassazione

La decisione della Cassazione assume un peculiare rilievo, perché per la prima volta affronta e risolve una questione che da almeno un decennio preoccupava periodici e siti online.
Si discuteva se l'art. 57 del codice penale - che punisce per omesso controllo il direttore di un periodico a stampa, per i reati commessi attraverso il suo giornale - fosse applicabile anche al direttore di un giornale telematico registrato o persino al blogger o al gestore di un sito.
L'occasione è stata la pubblicazione sul sito di merateonline di un commento presunto diffamatorio di un anonimo lettore, a causa del quale il Tribunale di Lecco prima e la Corte d'Appello di Milano poi hanno ritenuto di dover condannare il direttore Claudio Brambilla, non per diffamazione, ma appunto per omesso controllo.
La risposta della Cassazione è stata chiara: nel nostro diritto penale non è ammissibile estendere per via analogica le incriminazioni e "l'art. 57 si riferisce specificamente alle informazioni diffuse tramite carta stampata".
Ma la sentenza non fa applicazione soltanto di questo principio di civiltà giuridica. Seguendo gli argomenti del ricorso dell'avvocato Vigevani, la Cassazione riconosce la ragionevolezza del diverso trattamento, per "l'assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media sinora conosciuti". Del resto, aggiunge, "sul piano pratico, poi, non va trascurato che la c.d. interattività [ ...]  renderebbe, probabilmente, vano - o comunque estremamente gravoso - il compito di controllo del direttore di un giornale online".
Questo non significa impunità: rimanendo alla diffamazione, è comunque punito l'autore dell'articolo e a determinate condizioni - ad esempio se è d'accordo - anche  il direttore web o comunque il responsabile del sito.
  • Per visualizzare il testo completo della sentenza clicca qui


Articoli apparsi tra venerdì 1 ottobre e sabato 2 sulla stampa nazionale, relativamente alla sentenza che ha fatto giurisprudenza:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/01/news/cassazione_per_le_testate_web_non_vale_la_responsabilit_del_direttore-7622080/
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=145843
http://m.repubblica.it/mobile/r/homepage/il-direttore-di-un-giornale-web-non-risponde-di-omesso-controllo/2010-10-01/7622080?gx=e1s1&mf:_idcl=j_id8:0:j_id9:j_id24&mf=1&j_id8%3A0%3Aj_id9%3Aj_id24=2
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=13134&numero=999
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-68545b6f-0b31-465a-8422-2bcb1c371a3f.html
http://www.blitzquotidiano.it/facebook/direttori-giornali-online-responsabili-diffamazione-572356/
http://www.litis.it/2010/10/01/diffamazione-i-direttori-delle-testate-online-non-rispondono-di-omesso-controllo/
http://www.laprovinciadilecco.it/stories/apcom/158402_direttore_testata_online_non_risponde_di_contenuti_diffamatori/
http://www.dailyblog.it/direttore-giornale-on-line-non-risponde-di-contenuti-diffamatori-cassazione-figura-non-equiparabile-a-quella-del-cartaceo/01/10/2010/
Alberico Fumagalli
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