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Scritto Venerdì 21 settembre 2012 alle 17:52

Una serata ''affidandosi alla memoria'' per ricordare Mondonico negli anni Sessanta, Olcellera prima del Raddoppio e Consonno


"L'affidarsi alla memoria, è la volontà dell'uomo di non scomparire". È questa la citazione che apre il documentario "Olcellera - Paese scomparso"  nonché lo spirito che ha animato nella realizzazione il suo regista, l'olgiatese Marco Magni, ospite insieme a Valentina Dell'Orto, anch'ella autrice del documentario "A Consonno è sempre festa", presso la sala civica di Olgiate Molgora nella serata promossa dal settore cultura e titolata "documania".

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Mercoledì 19, un numeroso pubblico ha preso parte alla visione dei cortometraggi proposti, tra cui "Fonte viva", uno spaccato della Mondonico anni '60, realizzato da Samuele Brigalli, Carlo Boccalari, Mario Bestetti e "scovato" dallo stesso Marco Magni che, tramite l'autorizzazione del figlio di uno dei registi, è riuscito a portarlo in sala e a metterlo sotto gli occhi di tutti. Per ognuno lo scopo è stato lo stesso: testimoniare. Testimoniare realtà vicine ma pervase da grandi cambiamenti e "lasciare una memoria videografica per le generazioni future".

Un'immagine di Olcellera durante i lavori del raddoppio FS

E così Marco, che ora vive a Los Angeles ma che è originario della frazione olgiatese di Mondonico, tra il dicembre 2004 e il luglio 2005, telecamera in spalla, si mette a filmare gli scorci di paesaggio e di vita quotidiana della limitrofa frazione di Olcellera, che qualche tempo dopo sarebbe stata in parte distrutta dai lavori del raddoppio della linea Milano-Lecco, necessari (in teoria, ndr) per migliorare la tratta e i tempi di percorrenza, ma che hanno sconvolto il paesaggio e persino le memorie di quella casa andata demolita, abitata da generazioni dalla stessa famiglia. "Mio padre viveva qui, mio nonno viveva qui, il mio bisnonno abitava qui. Io vivo qui" sono le parole che Marco si è sentito pronunciare andandone a intervistare gli abitanti.

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Prima Olcellera nella sua tipicità quasi rustica, col circolino del dopo lavoro, il sottopassaggio in pietra che conduceva a San Zeno e la stradina che portava all'asilo di Valmara. Poi le gru al lavoro, i massi e il polverone. Infine, una galleria in cemento armato sotto la quale passano i treni, altre rotaie, tralicci. Inevitabili e a scopo migliorativo di collegamento sia per gli olgiatesi, sia per gli altri pendolari, ma ovviamente stravolgenti i cambiamenti che interessarono la zona, tanto che Marco, che sette anni dopo ritorna a Olcellera per filmare di nuovo il piccolo borgo e fare una comparazione, sceglie per il suo documentario il titolo "Olcellera paese scomparso".

Marco Magni e Valentina Dell'Orto

Come Marco, anche Valentina ha voluto documentare, soprattutto tramite la voce di alcuni dei paesani, parte della storia di Consonno, che negli anni '60 l'eccentrico conte Mario Bagno volle trasformare in una Las Vegas della Brianza, stravolgendo il piccolo paesino rurale che era da secoli. Dopo gli anni del boom, ecco il decadimento, poi il tentativo di ridar vita a Consonno con la costruzione della casa di riposo. E poi ancora, l'abbandono, fino a che i partecipanti del rave party "Summer Alliance" demolirono la struttura di accoglienza. È questo il momento in cui la cittadella tocca il fondo massimo: da antico borgo a città dei balocchi a città fantasma, così come ormai ironicamente recita il titolo del documentario di Valentina, quel "A Consonno è sempre festa" che è anche la scritta impressa sull'arcata arrugginita all'ingresso.

Marco, Valentina e Giovanni Zardoni

Come ha spiegato Giovanni Zardoni, intervenuto durante la serata e conoscitore del luogo, ora Consonno sta ritornando a prendersi quel poco di vita che gli è concessa, tramite l'impegno del comune di Olginate e delle associazioni che lo stanno rivitalizzando tramite una serie di iniziative, come "Pasquetta a  Consonno", la riapertura della vecchia tavola calda, la sagra di San Maurizio e la riapertura al transito della strada principale, inserite in un più ampio piano di recupero complessivo.

La tratta del raddoppio ferroviario

"Fonte viva", altro breve documentario "poetico e lirico, una sorta d viaggio di video-esplorazione nel borgo", come l'ha definito Marco Magni, realizzato su una pellicola da 8 mm dai registi "in sella" a una vecchia 500 bianca, racconta la vita della frazione olgiatese di Mondonico degli anni '60: il protagonista non è però il lavorio umano ma quello della natura: lo scorrere imperterrito del torrente Molgora sulle rocce -  "va il Molgora, e va, e va...." -  distese di fiori che danzano al vento, fronde d'albero che si incrociano tra loro filtrando il sole.

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Insomma, il fascino dei nostri luoghi, raccontato da voci o meglio da occhi diversi, non cede il passo ai tempi e dal tempo non vuole essere dimenticato. La serata, inserita nell'ambito del progetto "Effetto Cinema 2012", ha contato una così buona partecipazione che sarà probabilmente ripetuta. Così il primo cittadino Dorina Zucchi ha voluto invitare gli olgiatesi a "spulciare" nei cassetti e negli armadi alla ricerca di vecchi filmini anche amatoriali da proporre in un prossimo appuntamento.
Selena Tagliabue
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