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Scritto Venerdì 31 agosto 2012 alle 18:43

Novate: vent’anni fa il cardinal Carlo Maria Martini consacrava la nuova chiesa. Era il 29 agosto. Con lui c’era tutta la città


Era il 29 agosto del 1993. Una domenica. In cielo splendeva  il sole, annebbiato qua e là da qualche nuvola. Per la frazione di Novate sarebbe stata una data storica, un evento avvenuto quel giorno e mai più a ripetersi almeno per i presenti di allora. Per volere dell'allora parroco Don Angelo Cazzaniga, infatti, i parrocchiani si erano dati da fare e avevano sostenuto la costruzione della nuova chiesa, visto che quella dedicata a Santo Stefano, ubicata sul promontorio, era diventata oltre che piccola anche di difficile accesso soprattutto per i più anziani. In qualche anno erano stati raccolti fondi, acceso un mutuo presto estinto e mattone dopo mattone si era arrivati alla costruzione che tuttora svetta in Via Cerri, originale e al tempo stesso scenografica.

Il card. Martini accolto dal sindaco Mario Gallina

A benedirla e consacrarla quel giorno di vent'anni fa era arrivato l'allora arcivescovo di Milano cardinale Carlo Maria Martini. Ad accoglierlo sul sagrato la gente del paese e i parroci della zona che lui conosceva per nome, uno per uno, attento com'era sempre stato alle vicende personali e spirituali di ciascuno.

A destra il cardinale con Trento Longaretti, autore delle vetrate

Da sinistra il card. Martini, Don Angelo Cazzaniga, Mons. Paolo Noè, Mons. Felice Viasco

Sceso dall'auto che lo aveva accompagnato da Milano fino in Brianza, il cardinale aveva raccolto su di sé gli sguardi dei fedeli: la sua figura imponente, slanciata, dagli occhi penetranti e in parte austeri, metteva soggezione. Il primo abbraccio era stato per il vicario episcopale Mons. Giuseppe Merisi, poi subito per il parroco Don Angelo, per l'allora decano Don Felice Viasco e infine era stato il turno delle autorità civili. A dargli il benvenuto ufficiale della città c'era il sindaco Mario Gallina, con Giovanni Battista Albani, il comandante dei carabinieri e infine l'amata folla.


Terminati i saluti di rito, Martini si era fermato ad ammirare la maestosità di quell'imponente chiesa: con la "guglia" svettante verso il cielo, l'ampio sagrato, la collocazione tra le case e dunque tra la gente. Vestiti i paramenti nella vicina casa delle suore il prelato della chiesa milanese aveva percorso il breve tragitto che lo separava dall'ingresso afferrando il pastorale, preceduto dalla lunga processione di sacerdoti.


Sulla nuda tavola di marmo bianca, sorretta dalle pietre simboleggianti gli apostoli, aveva appoggiato le mani per fare la genuflessione e le labbra per il bacio al Sacro. Poi era iniziata la cerimonia, con la benedizione dei muri e la consacrazione vera e propria dell'edificio.



Oggi a vent'anni di distanza una lapide posta sul sagrato ricorda quel giorno che, come l'altro ieri, aveva visto il cardinale varcare la soglia della chiesa e benedirla.


Attorno alle 16.40 di oggi quello stesso Cardinale si è spento, dopo una lunga malattia che ne aveva minato il corpo ma non lo spirito. Uno spirito fatto soprattutto di Parola, di riflessione, di profondità. Sulla tomba, per suo volere, ci saranno le parole del Salmo:

«Lampada ai miei passi
la tua parola, luce al mio cammino»

S.V.
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