PD: riflessioni del dopo voto
Il
voto del 13 e 14 aprile ha visto la vittoria della coalizione di centrodestra,
composta da PDL e Lega Nord. Il PD incassa dunque una sconfitta, le cui
ragioni devono essere capite e approfondite. Ma occorre anche dire
che il risultato elettorale non è deludente come alcuni
lo descrivono. Tra PDL e PD infatti in provincia abbiamo un sostanziale
pareggio (una incollatura), a Lecco città ed in molti comuni siamo
il primo partito. In condizioni di estrema difficoltà, derivata
dalla crisi del governo Prodi, il PD ha preso più voti dell’Ulivo
del 2006, quando fortissimo in tutta Italia era il sentimento di rifiuto
verso
Berlusconi.
Il voto
di quest’anno è
il frutto, nel bene e nel male, di scelte importanti, come la presa di
distanza dall’esperienza dell’Unione, dalla coalizione estesa
e conflittuale, che per la seconda volta aveva i numeri per battere Berlusconi
ma per la seconda volta dimostrava di non essere in grado di esprimere
una soddisfacente capacità di governare. È stato sbagliato
non prendere atto subito della limitatezza del consenso in Parlamento,
com’è stato
negativo che ogni componente dell’Unione pretendesse di mettere le
proprie bandierine, dando all’Italia uno spettacolo non certo edificante,
di lottizzazione e di spreco. Il PDL ha vinto solo grazie all’alleanza
con la Lega, i cui voti risultano determinanti per il governo. La Lega
ha incassato in gran parte la nuova domanda di rappresentanza politica
che il nord da
tempo esprime ed a cui noi dobbiamo saper rispondere più adeguatamente
senza cadere nella tentazione di fare il partito nordista né in
quella di considerare il voto leghista semplicemente una protesta. La nascita
del PD, la sua scelta di non riproporre l’Unione e di
semplificare il quadro politico ha spinto anche il centrodestra a un’alleanza
meno ampia. Ora il quadro è chiaro: chi ha vinto
ha i numeri per governare e chi è in minoranza ha la forza per fare
una opposizione basata sul merito per prepararsi al futuro governo del
Paese. E può farlo
partendo dal nord del Paese ed in particolare dalla regione Lombardia che
potrebbe andare al voto anticipato a causa delle scelte personali del presidente
Formigoni. In questi anni di governo Prodi sono state compiute scelte,
per il federalismo con l’apertura di un tavolo bipartisan di trattativa
con il Governo, per la modernizzazione dell’amministrazione pubblica,
per le infrastrutture promesse e mai fatte in Lombardia (es. nuovo ponte
Olginate-Calolzio,
Lecco-Bergamo), per l’innovazione e la ricerca
di cui ha beneficiato il nostro Politecnico. Già dalle prossime
occasioni elettorali regionali amministrative ed europee, dimostreremo
la nostra volontà di
dare al Nord le risposte che cerca. Il pragmatismo del Nord non va considerato
senza anima e dettato dall’egoismo
che perciò si esprime contro Roma e guarda con
simpatia la Lega e pesa il progresso in base ai chilometri quadrati di
strade e ferrovie ed alla quantità di collegamenti aerei. Un giudizio
di questo genere è fuorviante
e porta ad infondati commenti sul fenomeno leghista, che ormai, può piacere
o meno, rappresenta dei “valori” (che non
si esorcizzano definendoli pseudo valori) che attraversano tutte le classi
sociali e tutti i territori del Nord compresi quelli che non hanno il problema
Malpensa.
Infatti la Lega anche in Veneto ed in Piemonte raddoppia i voti. La Lega
rappresenta con esasperazione una idea di società che si è stratificata
intorno a temi quali l’immigrazione e la sicurezza, la difesa protezionistica
dalla globalizzazione ed il federalismo fiscale. Temi dei quali il PD,
pur avendo proposte credibili, non è riuscito a trasformarle
con altrettanta efficacia in linguaggio popolare, confermando l’impressione
di essere un partito centralista anziché federale. In realtà se
oggi si può parlare di federalismo è proprio perché l’Ulivo
nel 2001 ha introdotto le modifiche al Titolo V della Costituzione che
oggi
tengono aperto lo spazio per applicare un federalismo differenziato sui
poteri delle Istituzioni
ed un federalismo fiscale.
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