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20 / 9 / 2005

GIUSTIZIA/CARCERI & PARCELLE : IL DESTINO DI UN CAPITANO D’INDUSTRIA PRESTATO ALLO STATO. L’INGEGNER VICO VALASSI PAGATO PER STARE FERMO.


DIKE AEDIFICA VOLUTA DA CASTELLI CON A CAPO
VICO VALASSI IN DUE ANNI DI INERZIA
HA BRUCIATO 636.000 EURO DI CAPITALE


Nei primi 18 mesi di inattività la Dike spa, con a capo un grosso nome dell’imprenditoria lecchese, ha….aedificato solo compensi al CDA costringendo il socio unico pubblico a ricapitalizzarla con altri 800.000 euro.



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Vico Valassi


Non c`è solo lo scandalo delle carceri d’oro con l’ex sindaco di Calco Giuseppe Magni nell’occhio del ciclone a tenere banco negli ambienti della giustizia romana. E non c’è solo l’iniziativa del Procuratore presso la Corte dei Conti del Lazio che chiede al giudice il rimborso allo Stato del costo delle presunte consulenze d’oro prestate al ministro Castelli da amici e conoscenti nati su questo ramo del lago di Como. Ce n’è un altro, minore, ma in qualche misura targato Lecco. Questa volta parlano i bilanci, l’illustre protagonista non ne ha alcuna diretta responsabilità, ma non c’è nessuno nel consiglio di amministrazione che abbia pensato anche un solo istante di autoridursi il gettone di presenza.
La Dike Aedifica spa, società per azioni con socio unico amministrata dall’ingegner Vico Valassi, fortemente voluti - società ed amministratore delegato - dal ministro della giustizia Roberto Castelli per sovraintendere i faraonici programmi di edilizia carceria messi in cantiere dallo Stato, dal 3 luglio 2003, giorno della sua costituzione, è ferma al palo. Non produce un cents e ne spende centinaia di migliaia per oltre il 90% in gettoni ad amministratori, revisori, consulenti e periti. Costi della burocrazia umana che al termine di due esercizi sociali ( il 2003 e il 2004 ) hanno bruciato i 2/3 del capitale sociale iniziale di 1.000.000 di euro in attesa di un 2006 che non promette nulla di buono anche perché anno di elezioni. Morale : probabilissimo che andranno al macero altri denari in barba al risparmio, alla competitività e al pudore istituzionale.

 

 

 

 

Lorenzo Colombo

 

Stefano Simonetti

 


Ma non solo di denaro si tratta. Il 2005 ha registrato il ritiro a vita privata di un paio di elementi che avrebbero dovuto costituire il nocciolo duro di Dike Aedifica spa e in qualche misura la cinghia di trasmissione, sotto il profilo del controllo e della garanzia, con il ministro Roberto Castelli. Mi riferisco a Giuseppe Magni che non ha siglato in veste di segretario verbalizzante il bilancio 2004, mentre lo aveva fatto l’esercizio precedente e all’avvocato professor Lorenzo Morris Ghezzi, milanese classe 1951, vicepresidente di Dike Aedifica spa fino al febbraio 2005 mese in cui presentato le dimissioni anche dalla carica di consigliere. Più o meno in contemporanea Magni rassegnava le dimissioni da quelle di consulente personale del ministro per l’edilizia carceria. Due abbandoni apparentemente scollati se non fosse che nel primo semestre del 2005 l’entourage di Castelli è parso sgretolarsi come neve sotto il sole. Se ne è andato Magni, se ne va il suo segretario personale l’avvocato Stefano Simonetti, il ministro dal canto suo revoca l’incarico all’ avvocato di fiducia Antonello Martinez nel cui studio milanese lavora Morris Ghezzi. E se ne va anche il portavoce personale del ministro, l’ex giornalista del Resegone residente a Costa Masnaga Lorenzo Colombo, accasandosi a Milano, sotto le vetrate Pirellone nell’ufficio stampa del Presidente Formigoni.

 


 


Antonello Martinez ex avvocato del ministro Roberto Castelli


Castelli non perde occasione nelle interviste alla stampa per prendere le distanze dai collaboratori in qualche misura collegati alle indagini in corso, ipotizza il millantato credito a danno della immagina sua e del dicastero di cui è a capo. Distratto o fiducioso poco importa. Il settore penitenziario è nella bufera e la denuncia della Corte dei Conti del Lario è la classica ciliegina che blocca il gandolino nel tubo digerente. Ma torniamo ai conti della Dike, documentandoli come è costume di Merateonline.
Il raffronto tra le principali voci di bilancio 2003 e 2004 è impietoso: ricavi zero in entrambi gli esercizi e perdite rispettivamente di 202.910 e 433.539 euro, per complessivi euro 636.459 bruciati.

 

 

Per visualizzare i dati di raffronto relativi agli anni 2003 e 2004 clicca qui


La relazione al bilancio chiuso il 31.12.2003 è stracolma di ottimismo. Immobili, ma pieni di speranza. La perdita di esercizio di 202.910 euro viene giustamente definita fisiologica ( non esiste che si realizzino ricavi che non siano preceduti da costi ), peccato che di questi, ben 199.166 siano stati destinati al pagamento dei compensi agli amministratori, al collegio sindacale e al comitato di coordinamento e programmazione. Di cosa non è dato sapere dal momento che nota integrativa e analisi della poste di bilancio riferiscono di movimentazione economico/finanziarie degne del club pensionati d’Italia.
Leggere per capire.

 

Per visualizzare la relazione sulla gestione al 31/12/2003 clicca qui


Il bilancio chiuso al 31.12.2004 è ancor più pesante. In costanza di totale, incolpevole, inattività la Dike spa paga ad amministratori, revisori, consulenti e periti l’equivalente di euro 398.905, ovvero il 92% della perdita di esercizio. La nota integrativa e l’analisi delle poste di bilancio rilevano solo il versamento nelle casse della società di 700.000 euro di capitale nominale e di altri 800.000 euro di ossigeno eseguiti dal socio unico Patrimonio dello Stato spa. Sbatte la porta il socio di minoranza Renzo Greco Musumeci, impaziente di realizzare profitto.
Tenuto conto che un anno di gestione della Dike spa inattiva costa 771 milioni di vecchie lire, se nel 2006 non decollerà il programma di edilizia penitenziaria ( e l’appuntamento con le politiche lascia immaginare di no ) altri 400 mila euro saranno ingollati da un organo amministrativo che è costretto a vegetare alimentandosi però di primizie. L’ingegner Vico Valassi, persona di grande spessore e al di sopra di ogni sospetto, non può che prendere atto e dare corso a procedura e discipline decise da altri, ma la sua “ lecchesità “ non può non provare un sussulto di fronte a quello che appare uno spreco – finalizzato certo – di denaro pubblico. Dalle nostre parti è diffusa l’opinione che il guadagno porti con se una buona dose di sudore.

 

Per visualizzare la relazione sulla gestione al 31/12/2004 clicca qui


I bilanci di Dike Aedifica – allo stato attuale un missile senza carburante e senza rampa di lancio – i cui dirigenti si riuniscono per la formalizzazione di adempimenti periodici scanditi dalla maturazione e liquidazione di gettoni d’oro, riferiscono di 1 miliardo 158 milioni 27 mila lire di emolumenti pagati in solo 18 mesi per amministrare il nulla. Tutto lecito, tutto regolare, tutto trasparente. Ma sconcertante. Non se la prenda l’ingegner Valassi e se lo ritiene ci offra il suo contributo per meglio far capire a lettori comuni e amministratori locali. Ma al cronista che deve rilevare – e ovviamente pubblicare – le accuse della Procura della Corte dei Conti annotare anche questi “ squilibri di bilancio “ fa un certo effetto. Prima o poi andrà tutto a gonfie vele, ma questi gettoni non li ammortizza più nessuno. Costituiranno perdite da portare in diminuzione dagli utili degli esercizi futuri, ma si tratta in ogni caso di denaro pubblico sottratto agli investimenti. E poi il ministro promoter della Dike Aedifica spa ci scrive che dentro la redazione di Merateonline qualcuno lo odia. Fosse vero – e non lo è naturalmente - lo odierebbe gratis.

 


Alberico Fumagalli


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Scritto il 20/9/2005 alle 18:04