Montevecchia: 'Non ti muovere', la mostra dedicata a Matteo e alla ricerca dagli amici

Non amava la retorica e le frasi fatte, Matteo Scaccabarozzi, e così i suoi amici hanno dovuto scavare un po’ più a fondo per capire che cosa avrebbe potuto esprimere al meglio, per lui, la sua visione del mondo. La risposta l’hanno trovata negli scatti fotografici che l’ingegnere aerospaziale montevecchino, pagnanese di adozione, ha lasciato in eredità al mondo dopo la sua scomparsa, avvenuta nell’ottobre dello scorso anno in seguito ad una malattia.

Sono gli scatti di una vita dedicata allo studio, al lavoro, al suo gusto raffinato per il design e l’architettura, al suo pragmatismo. Sono gli scatti che dicono da dove Matteo guardava il mondo. Che fosse Bristol, Bournemouth, Milano, Como, Amalfi o il Giappone, ogni scatto equivale ad un’opera d’arte, perché il 40enne non si era limitato a diventare ingegnere aerospaziale, lavorare per un’importante azienda hi-tech brianzola e fare l’insegnante, ma faceva anche il fotografo. Così è nata ''Non ti muovere''.

 Gli amici di Matteo Scaccabarozzi, organizzatori della mostra ''Non ti muovere''

Sabato pomeriggio sul sagrato del Santuario della Beata Vergine Monte Carmelo di Montevecchia si è svolta l’inaugurazione della mostra. Parecchi tra chi conosceva il giovane ingegnere hanno assistito agli interventi degli amici che si sono presi la briga di dare vita all’iniziativa. ''Crediamo che questo sia il risultato più pratico di quello che volevamo fare – ha spiegato Alessio, un caro amico di Matteo - Celebrarlo attraverso le sue fotografie. Attraverso una fotografia si sceglie da quale angolazione guardare le cose e non potendo parlare per bocca sua lo facciamo mediante la visione del mondo che aveva e che ci ha lasciato in questi scatti''.

L’amico Alessio


Alessio ha continuato a leggere un intervento piuttosto toccante, prima di lasciare la parola alla dottoressa Rossella Bertulli, il medico dell’Istituto Tumori di Milano che ha curato l’ingegnere montevecchino.
''Io come Matteo non amo la retorica, le frasi fatte e quel buonismo diffuso che si accompagna al ricordo delle persone quando se ne vanno. Una persona muore e dicono tutti quanto fosse speciale. Perciò sono in seria difficoltà nel dire quanto Matteo fosse speciale, acuto, dotato di un’ironia tagliente, raffinato, intelligente e pragmatico. Sono in seria difficoltà nel dirlo ma so che tutti coloro che sono qui a vario titolo, perché lo conoscevano, non faticheranno a ricordare queste sue caratteristiche. Abbiamo cercato di fare l'unica cosa che ci auguriamo Matteo avrebbe apprezzato: unire il suo gusto per il bello allo scopo pratico di sostenere ricerca scientifica e la prevenzione. Matteo credeva fermamente nel valore della ricerca e siamo certi che non avrebbe potuto immaginare un utilizzo più nobile dei suoi scatti ''.

L’amica Valeria

Il ricavato della vendita delle opere, che è stato appunto possibile acquistare durante i giorni in cui l’esposizione è rimasta aperta, cioè sabato e domenica, andrà alla LILT e all’Istituto Tumori di Milano dove Matteo è stato in cura e dove ha conosciuto una componente dell’eccellenza italiana della cura dei tumori rari come la dottoressa Bertulli.
''Ho conosciuto Matteo alla fine della sua vita, quindi in un momento decisamente particolare – ha spiegato sabato all’inaugurazione della mostra  - Tutte le cose che Alessio ha raccontato prima erano presenti.  Faccio questo lavoro da 28 anni e posso assicurare che ogni paziente, in forme diverse,  ci lascia sempre il modo in cui vede le cose, e anche Matteo ci ha lasciato il suo. Ringrazio la famiglia e i suoi amici per essere sempre stati così presenti in questa vicenda così triste perché non è facile curare i malati che hanno una malattia complessa. Ma nemmeno tenere una buona relazione con loro e con chi sta loro accanto. Per noi medici è un grande supporto avere un rapporto fiduciario con famiglia e amici. Ci permette di lavorare in libertà, una cosa in cui secondo me Matteo credeva molto e alla quale anche io tengo molto''.

La dottoressa  Rossella Bertulli, medico dell’Istituto Tumori di Milano

La dottoressa, dirigente medico di primo livello della struttura complessa di Oncologia Medica dei Tumori Mesenchimali dell'Adulto e Tumori Rari dell’IRCCS di Milano, ha quindi spiegato che cosa in parte servirà a supportare il contributo che gli amici e lo stesso Matteo con i suoi scatti daranno alla ricerca medica. ''Si è inaugurato da poco un progetto, si tratta di un accordo Stato-Regioni che fa diventare progetto attuativo la Rete Nazionale Tumori Rari, sostanzialmente una rete di medici che si occupano di tumori rari e sarcomi. Malattie che meritano expertise molto particolari. Questa rete permetterà, non tanto come progetto di ricerca biologica ma come progetto di ricerca sanitaria, a tutti i pazienti in Italia portatori di sarcoma o tumori rari di poter accedere ugualmente alle cure su tutto il territorio nazionale grazie ad una serie di centri di coordinamento tra cui, ovviamente, l’Istituto Tumori di Milano che è anche promotori del progetto''.

L’amico Manuel

Nella giornata di domenica, invece, è intervenuta al santuario la dottoressa Silvia Villa della sezione di Lecco della LILT, lega italiana lotta ai tumori.

Alberto Secci

Galleria fotografica (vedi tutte le 24 immagini)

Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.