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Scritto Venerdì 01 maggio 2020 alle 09:21

1° maggio: cosa rimane del lavoro ai tempi del coronavirus?  25 esperienze raccontate ''in presa diretta'' dal meratese

''L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro''. Recita così il primo articolo della nostra carta costituzionale. Il lavoro insomma, è un elemento imprescindibile per l'esistenza di ciascuno di noi. Un diritto e in egual misura un dovere. In questo 1°Maggio dal sapore decisamente surreale, abbiamo chiesto a dipendenti e professionisti impiegati in settori diversi, residenti o attivi nel nostro territorio, di raccontarci com'è cambiata in queste settimane la loro quotidianità lavorativa. C'è chi è stato obbligato ad abbassare la saracinesca dell'attività e potrà rialzarla soltanto il mese prossimo, chi ancora ha dovuto letteralmente reinventarsi, proponendo lo stesso servizio ma in modalità differenti e chi non ha mai smesso di lavorare, ma lo ha fatto da casa, trasformando la propria stanza da letto o il salotto in un improvvisato ufficio. C'è poi chi ha dovuto abolire ogni forma di contatto, partecipando a riunioni a distanza, seduto davanti allo schermo del proprio pc e altri infine che hanno proseguito a lavorare come ogni giorno, ma con la paura di potersi ammalare perchè il virus è spesso implacabile nei suoi effetti. Il Covid-19, nemico invisibile, in un modo o nell'altro ha posto un'incognita enorme sul futuro, stravolgendo le abitudini di tanti lavoratori.
Ecco le loro testimonianze:



Loris Mozzanica, manutentore autonomo di aree verdi residente a Merate.

Per quanto mi riguarda, cerco di vivere questa situazione con normalità. Nel mio lavoro mi occupo di piccoli lavori di giardinaggio che potrebbe fare chiunque ma che di solito la gente non ha il tempo di fare: con molte aziende chiuse, adesso ci sono molte più persone che si curano il giardino da sole, ma a parte questo mi sembra che sia cambiato poco. Penso di parlare a nome di molti nel mio settore: appena hanno ridato il via la gente non ha esitato a chiamare il proprio giardiniere di fiducia. Lavorare con la mascherina è pesante, soprattutto adesso che arriva la stagione calda, e se sono isolato mentre taglio un prato preferisco non indossarla. Ovviamente faccio attenzione a tenere le debite distanze e mi metto la mascherina se si avvicina qualcuno. Per fortuna poter uscire fuori e sentire gli uccelli che cantano mi aiuta a vivere la situazione abbastanza bene. Mi preoccupo di più per quei settori come la ristorazione e il turismo che passeranno un periodo difficile: credo che in futuro molte persone si troveranno a cambiare il proprio settore lavorativo puntando su uno più stabile. Per il momento a me le cose vanno bene, ma non è detto che sarà sempre così: il timore è di un effetto domino, per cui con più disoccupati ci sarà anche meno gente che potrà permettersi un professionista per la manutenzione del verde".


Loris Mandelli, panettiere nel negozio di famiglia a Imbersago

C'è stato un momento all'inizio della quarantena in cui ci siamo trovati tutti spiazzati, in cui non eravamo pronti ad affrontare questa nuova situazione e la preoccupazione era tanta. Non direi né panico né ansia, ma spiazzamento sì. Per mia fortuna appartengo a una categoria "fortunata" perché in negozio lavoriamo ancora, mentre altri hanno dovuto lasciare la serranda abbassata. Abbiamo dovuto tutti trovare una nuova maniera di gestire le nostre vite. Noi ora apriamo un'ora più tardi e chiudiamo un'ora prima, facciamo entrare una persona alla volta e abbiamo adottato tutte le altre misure di sicurezza. Devo dire che mi è piaciuta molto la collaborazione dei clienti: è cambiato il nostro modo di servirli ma anche la loro maniera di fare la classica spesa, rispettando nuove norme e regole. Ormai sono due mesi che ci gestiamo in questo modo e ci siamo abituati al nuovo ritmo: adesso riusciamo a lavorare con regolarità e con una certa serenità. Penso però che ci vorrà qualche anno per tornare del tutto alla normalità. Non riesco a fare previsioni su come andrà in futuro. La situazione economica non sarà rosea, dovremo rimboccarci le maniche e rimanere ottimisti: bisognerà dare il meglio di noi per poterci risollevare il prima possibile".

Gabriele Prinzivalli, progettista impiegato presso un'azienda di Lissone e residente a Merate

Io adesso sto facendo smart working: il mio è un lavoro che si può far tranquillamente anche a casa, visto che alla fine si tratta di disegnare al pc. Di fatto non è cambiato molto da quando andavo in ufficio, l'unico problema è la mancanza di dialogo con i colleghi e il mio capo: prima, se c'era qualcosa che non andava si poteva affrontarla insieme, adesso invece sono cambiati l'approccio e il metodo di lavoro e ogni problema devi risolverlo da solo. La cosa che mi manca di più è proprio l'apporto sociale, stare in ufficio, discutere di lavoro coi colleghi e anche scherzarci e ridere insieme. A casa poi, con la famiglia e tutto il resto, è tutto più caotico e la concentrazione viene meno: mi sembra di avere diminuito un po' i ritmi e di essere diventato meno performante. Adesso ci hanno detto dall'azienda che hanno sanificato tutto e che possiamo tornare a partire da lunedì, ma dopo tutto questo tempo chiuso in casa ammetto che ho un po' d'ansia a muovermi fino a Lissone. Purtroppo, prevedo che riapriranno ma che dopo una settimana saranno costretti a chiudere tutto di nuovo. Forse in futuro aumenteremo lo smart working per via di questa storia, ma non so, per la mia esperienza penso che nel campo della progettazione il dialogo faccia a faccia sia veramente fondamentale.



Angelo Ampolo
, titolare del bar "La Terrazza" in viale Lombardia a Merate
Al momento la data per la riapertura è il 1° giugno. Trovandoci nella Regione maggiormente colpita dal Coronavirus non possiamo nemmeno aspettarci di poter anticipare la ripartenza. La voglia di ripartire con grinta c'è tutta, ma ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna linea guida. Se davvero per 40 mq di locale potrà entrare una sola persona alla volta, riaprire sarebbe un'operazione suicida. Sappiamo che sarà importante assicurare i requisiti minimi sulla sicurezza, ma con tutta la buona volontà di un piccolo imprenditore come me, non sarà possibile ricominciare se non saremo messi nelle condizioni che ci consentano di lavorare. Intanto fino ad ora non ho ricevuto mezzo aiuto, nemmeno un euro, nemmeno quei 600 euro famosi.





Claudia Buratti
, di Osnago, è attualmente in cassa integrazione. Dopo aver girato il mondo per un lungo periodo, al rientro in Italia aveva trovato lavoro in una scuola di inglese a Monza per il supporto alla didattica.
"A fine febbraio i corsi sono stati sospesi, ma nella prima settimana di marzo ho continuato a recarmi in ufficio per sbrigare le pratiche organizzative per una didattica al 100% in digitale. La scuola già disponeva di alcuni servizi in digitale. In seguito ai dati sempre più preoccupanti sul contagio, si è deciso di convertire interamente le lezioni in digitale. I laboratori, che prevedono necessariamente un rapporto diretto tra allievi e insegnanti, sono però stati sospesi. Io mi occupavo proprio di questo, perciò mi hanno messa in cassa integrazione". Primo maggio, festa dei lavoratori ma, ironia della sorte, maggio è anche il mese in cui a Claudia scadrà il contratto a tempo determinato. Dato il contesto, la sua situazione è delicata. "È difficile fare previsioni, se ne potrà riparlare meglio dopo l'estate. Io spero di tornare lì, è un lavoro che mi piace".



Andrea Fredella
, psicologo e appassionato di calcio, responsabile tecnico della A.S. Montevecchia.
"Cerchiamo di tenere stimolati i bambini, ci facciamo sentire per sapere come stanno e lanciamo delle sfide tecniche che possono svolgere da casa: la miglior serie di palleggi, il tiro al bersaglio, dei brevi percorsi. L'idea è piaciuta a tal punto che sono i bambini stessi a proporre nuove sfide" racconta soddisfatto Fredella. Ci spiega che è questo il modo in cui oggi come oggi si può tentare di fare squadra, mantenendo una "relazione dinamica" con i bambini. Con i campi sportivi chiusi, Andrea Fredella sta sfruttando diversamente le proprie competenze. "Mi sono reso disponibile per dare un supporto psicologico telefonico e aiutare le persone a comprendere le ragioni di un malessere e alleviare così le preoccupazioni". E mentre attende il prossimo ottobre per iniziare un master in Psicologia sportiva, in questi giorni di quarantena sta completando la stesura di un libro, che sarà un manuale rivolto ad allenatori di calcio e ai genitori dei giovani atleti. La pubblicazione con la casa editrice Erickson di Trento era inizialmente programmata per il prossimo settembre, ma molto probabilmente subirà dei ritardi per via della crisi del settore. "La guida indagherà gli aspetti relazionali e psicologici nel percorso calcistico giovanile, ma all'interno si potranno trovare degli spunti utili anche alle altre discipline sportive. Lo scopo è di far capire come il calcio possa aiutare lo sviluppo fisico, cognitivo e psicologico dei bambini. Ci saranno anche dei consigli sugli esercizi pratici da svolgere in campo".



Silvia Porta, coordinatrice nido privato a Paderno

Mi chiamo Silvia Porta e gestisco un nido privato e un centro estivo intergenerazionale all'interno di una RSA... Praticamente le situazioni più a rischio di questo momento. Siamo stati tra le prime realtà a chiudere e non abbiamo ancora notizie certe sui tempi di una possibile riapertura. Il mio lavoro è quello che si può ipotizzare come più lontano possibile dal concetto di smart working, ma anche di distanziamento sociale. Tenere il filo con i bimbi attraverso i social è difficile, lo facciamo con le nostre educatrici, ma manca tutta quella fondamentale parte di relazione fisica che costruisce il vero rapporto di fiducia tra educatori e bambini. Non possiamo limitarci a proporre attività, da sempre il nido non vuole essere fautore del "prodotto finale", del "lavoretto", cerchiamo di raccontare loro delle storie, leggere dei libri, farci mandare foto per costruire video cosicché possano rivedersi, pensare a modalità di condivisione, come il dolce di Pasqua: ognuno lo ha fatto nella propria casa e abbiamo poi condiviso le foto. Con i bambini che seguo ove possibile mi collego davanti ad un pc online, ove non è possibile mando via mail ai genitori dei lavori da fare o delle attività creative e culinarie da condividere anche in famiglia. La cosa che più ci dispiace di questa lontananza è la sensazione di aver perso dei pezzetti dei nostri bimbi... Inventare nuove modalità di lavoro per il futuro è la mia occupazione principale di questo momento. Confronti continui con i colleghi di tutta la Lombardia, per trovare il difficile equilibrio tra la necessità imprenditoriale di sopravvivenza dei servizi e i bisogni educativi ma anche di tutela della salute dei nostri utenti, delle loro famiglie e del personale educativo. Un incastro complesso. Ma sono sicura che troveremo il sistema per riuscire a essere nuovamente con i nostri bimbi!  



Tedaldi Mara, di Osnago, insegnante di sostegno presso la scuola primaria   
Lavoro da casa ormai da due mesi, la scuola è chiusa dal 22 febbraio! Dopo qualche settimana servita per organizzarci abbiamo iniziato con le videolezioni online. Per tutti i bambini e gli insegnanti la didattica online ha creato inizialmente e tuttora qualche problema tecnico (non va la videocamera, non va il microfono, non si sente bene, si scollega, l'immagine va a scatti) tuttavia in questo modo si riesce almeno a mantenere un contatto e a continuare in parte la programmazione e gli obiettivi che ci si era prefissati a settembre. Di sicuro per lavorare con i disabili questa non è la modalità migliore, il contatto visivo reale e fisico è fondamentale e non lo puoi fare fa quello che si può ma spero vivamente a settembre di poter tornare a riabbracciare i miei bambini!






Fabio Carlini, docente dell'Istituto Viganò di Merate
 
Mi chiamo Fabio Carlini sono insegnante di religione all'Istituto superiore Francesco Viganò di Merate. Da quando la scuola è stata chiusa ho cercato subito di mantenere con i ragazzi un contatto attraverso i mezzi e le possibilità che avevo in internet. Certo La didattica on-line mi priva di quello che più vivevo in mezzo ai miei ragazzi durante il periodo scolastico: la relazione reale. Quello che sto cercando di più ora durante le mie videolezioni e di dialogare con i ragazzi confrontandomi con loro sugli stati d'animo che vivono in questo periodo. Sento il dovere come insegnante ed anche come educatore di poterli accompagnare affinché possano elaborare il loro vissuto perché è solo attraverso una riflessione profonda di questo periodo che si potrà migliorare la nostra società....i ragazzi sono il nostro futuro! Ora la mia vita è limitata ma è solo attraverso la valorizzazione di ciò che sento oggi che mi è stato privato che posso apprezzare le cose semplici che vivo rendendo straordinario ciò che è ordinario.



Simone Perego, project manager per un'azienda che si occupa di cogenerazione a gas naturale e biogas
 
Il lockdown è incominciato una settimana dopo aver firmato la proposta di assunzione da parte della nuova azienda per cui lavoro; nel frattempo avevo iniziato il trasloco, ma è rimasto a metà causa covid. Il 20 aprile ho cominciato in smart working dopo essere andato la settimana prima a ritirare pc e telefono. Dovermi rapportare con questa modalità è stato molto strano in quanto la commistione di emozioni che si prova all'inizio di una nuova esperienza (sia essa positiva o negativa), viene mitigate enormemente visto che di fatto sei nella tua taverna.. comunque grazie alla struttura aziendale (molto digitalizzata e ben organizzata fra i vari dipartimenti), ed alla disponibilità che ho trovato nei colleghi, sono riuscito ad inserirmi senza grosse difficoltà. Chiaramente manca il contatto, di fatto non ho ancora conosciuto nessuno in vivo; però è un esperienza che ancora sto vivendo, molto particolare, ma sicuramente non negativa.




Emanuela Casiraghi, House-manager di Paderno

Scherzosamente mi definisco una house-manager. Comunque ora che ho tre figli a casa un po' di cambiamenti ci sono stati prima organizzavo il mio lavoro e le mie attività in modo autonomo, in funzione dei loro orari di scuola, sport, ecc.. Ora sono ''sempre a disposizione'' e soprattutto all'inizio è stato difficile adattarsi. Poi con il tempo si sono creata nuove routine, ho riorganizzato i miei tempi e le mie aspettative e, con il tempo risparmiato dal ''lavoro di tassista'', sto cercando di riprendere la mia attività pre-casalinga, ho creato una pagina facebook con i miei lavori (sono disegnatrice/pittrice) e sto riuscendo anche a fare delle sistemazioni in casa che aspettavano da tempo... Insomma cerco di cogliere le opportunità positive della situazione, con un po' di ottimismo e adattamento... Come dice il proverbio ''di necessità ... virtù''.





Stefano Bella, direttore della fotografia e co-founder di Overclock, società che si occupa di video a 360 gradi

Siamo rimasti colpiti come tutti da questa esperienza drammatica, che ci ha portato per libera decisione e senso civico a chiudere l'azienda agli inizi di marzo. In questa pausa forzata abbiamo avuto il modo di riflettere sulla grande opportunità che ci riserva il prossimo futuro. Questa situazione ha innegabilmente messo un stop ma anche una riga su cui tutti si allineano e ripartiranno insomma un punto di inizio. La prima idea creativa dettata dal nostro dovere morale di documentare, ci ha spinto a raccontare quello che sta succedendo, con lo scopo di realizzare un documentario in un iniziativa totalmente no profit che si chiama don't panic we are italian. Raccontiamo in modo positivo chi si reinventa e chi contribuisce con la rinascita di una regione/paese duramente colpito. Il tutto con uscite mirate  per intervistare chi si rende disponibile, dall'insegnante al musicista, a chi fa valvole per respiratori polmonari al campione di roller ai volontari sino ai centri sociali. Tutto nella massima attenzione (abbiamo delle famiglie). Siamo partiti in 4 soci e ora attualmente tra corrispondenti editor e operatori di riprese aeree coordinatori di produzione siamo in 21 persone che si stanno adoperando per intrattenere da subito su due canali social (FB e IG) e in un prossimo futuro nei festival si spera di raggiungere le sale cinematografiche!  


Giampiero Airoldi, insegnante di Scuola Primaria Statale

Chiusi gli edifici scolastici il 24 febbraio, l'attività didattica non si è fermata ma trasformata in "didattica a distanza". Una grande sfida per tutti: insegnanti, studenti, famiglie. Ancora di più per me che sono anche Animatore Digitale del mio Istituto Comprensivo (figura prevista dal Piano Nazionale Scuola Digitale del 2015 per la diffusione dell'innovazione digitale a scuola). Come insegnante di sostegno ho continuato a svolgere in team il lavoro "a distanza" con i miei alunni ma, quale Animatore Digitale, ho avuto anche l'onore (e l'onere!) di operare per la formazione dei docenti, la promozione di metodologie didattiche innovative, la sperimentazione di nuove forme di insegnamento a distanza, l'avvio di corsi di formazione online, l'apertura di uno "Sportello virtuale di didattica a distanza"... È stato un 'tour de force', una full immersion e per farlo sono stato per giornate lunghissime ore e ore davanti al pc, al telefono, in streaming, in collegamento... il contrario di quello che faccio normalmente in classe.   Ho apprezzato anche di essere diventato per i colleghi il "tecnico del computer" (che risolve ogni problema e si chiama per ogni urgenza ad ogni ora), perché ogni "intervento" è servito per permettere a un insegnante di fare al meglio "didattica a distanza" con i suoi alunni.   Non so se la Scuola stia vincendo la sua sfida didattica; sicuramente ce la sta mettendo tutta. Anche gli insegnanti hanno lavorato in smart working ma quello che più è mancato - a me come a tutti, ne sono certo - è la relazione reale con i nostri ragazzi: i volti, i sorrisi, i gesti... tutto quello che fa parte della relazione insegnante-alunno ma non è didattica e perde di significato se viene filtrato da un mezzo tecnologico. Loro sì, i nostri alunni, hanno dimostrato di aver sviluppato e di padroneggiare ottime competenze digitali, spesso migliori dei genitori che - forse per la prima volta - hanno avuto la possibilità di sedere nel banco accanto ai loro figli e assistere alle lezioni online.   Non vedo l'ora di riaccogliere in classe i miei ragazzi per tornare a risentire quei tanti "Ciao maestro!" detti con grandi sorrisi, guardandoti negli occhi e non attraverso l'immagine di uno schermo: ogni mattina mi riempiono il cuore e sono il cuore di ogni relazione educativa.



Martina Locatelli,  istruttrice e allenatrice esordienti B di nuoto di Merate

All'inizio non credevo che questa situazione di emergenza si sarebbe protratta per così tanto. Avevo intuito che per almeno un mese saremmo stati bloccati, ma di certo non credevo che i mesi sarebbero diventati di più. Purtroppo credo che per un ritorno ad una pseudo normalità mancherà ancora molto. Ovviamente capisco che nel nostro settore, visto che lavoriamo direttamente con il pubblico,  è molto facile avere contatti, ma credo anche nell'importanza dell'attività motoria per grandi e piccoli e spero che questo venga preso in considerazione. Tenendo gli impianti sportivi fermi, molte famiglie che vivevano grazie a stipendi che in questo momento non vengono percepiti stanno affrontando molte difficoltà economiche. Spero che i bonus promessi arrivino al più presto a tutti!  In questo periodo di fermo forzato personalmente mi sto impegnando nello studio (essendo anche una studentessa universitaria). Cerco di svagarmi il più possibile imparando ricette nuove e leggendo molto. Faccio attività fisica ogni giorno e organizzo allenamenti in videochiamata con tutti i miei atleti che smaniano dalla voglia di tornare ad allenarsi in acqua. Spero vivamente che si possano trovare soluzioni al più presto per poter ripartire, ovviamente con le corrette misure di sicurezza per salvaguardare la nostra salute durante tutte le attività. Sicuramente dovremo imparare a mantenere comportamenti nettamente differenti rispetto a quelli che avevamo prima. Ma se questo ci può permettere di ricominciare, credo saremo tutti disposti a fare questo "piccolo" sacrificio."  



Laura Coscia, osteopata e massoterapista di Merate

Il 6 marzo è stato l'ultimo giorno in cui mi sono recata presso il mio studio per trattare i pazienti. Ormai sono passati quasi due mesi e probabilmente passerà ancora qualche altra settimana. Non avrei mai pensato di fermarmi per così tanto tempo. Oltre che per la mia attività, mi dispiace molto anche per i miei pazienti in quanto hanno dovuto interrompere cicli di trattamenti anche appena iniziati o hanno dovuto cancellare il tanto atteso appuntamento per poter avere anche solo un po' di sollievo dai proprio dolori. Molti mi stanno scrivendo che non vedono l'ora di tornare in studio perché con le posture scorrette assunte a casa stanno soffrendo di cervicalgia, lombalgia o diversi altri problemi. Per tamponare questi disturbi, preparo loro dei video in cui illustro degli esercizi per combattere le tensioni muscolari o spiego alcuni consigli posturali da mantenere anche nell'attività quotidiana. Mi sto anche attrezzando per ripartire con i corretti dispositivi di protezione come mascherine, guanti, occhiali e gel igienizzante, anche se purtroppo non è facile trovare tutto in tempi brevi. Spero che si riesca a tornare presto in una situazione di semi-normalità e di poter riprendere serenamente la mia attività.  



Paolo Salvioni, responsabile clienti Alleanza di Merate

Sicuramente è cambiato il mio modo di lavorare, ma Alleanza è stata tra le prime compagnie in Italia ad aver attivato tutti i servizi da remoto: consulenza, vendita e postvendita. Oggi non vado più a casa dei clienti e, in questi due mesi, abbiamo contattato tutti telefonicamente per spiegare il nostro nuovo modo di lavorare e la nuova gestione, tutta basata sull'online. Abbiamo, di conseguenza, potuto gestire le varie pratiche con tutti i materiali e i programmi che l'azienda ci ha dato. Ovviamente non vedo più i miei clienti da mesi e non vado in ufficio, ma sto effettivamente lavorando a pieno regime. Spero di rivedere presto i miei assicurati. Ad ogni modo siamo pronti a reggere questa situazione anche in futuro.  






Giuseppe Malaspina responsabile del Centro di calcolo dell'Osservatorio astronomico di Merate
Lavoro almeno nove ore al giorno, forse di più. Ma ormai ho ripreso praticamente come prima, tranne la parte hardware. In parole povere? Non tocco più i computer. In realtà, come osservatorio di Merate non siamo mai stati chiusi, ma sono pochi i colleghi che continuano a lavorare. E ovviamente solo il personale legato agli esperimenti. Diverso invece il discorso per i colleghi del centro di Brera che, in questi giorni di quarantena, è rimasto chiuso. Lì non ci sono laboratori e, dunque, non c'è la necessità di recarsi in ufficio. Da tempo avevamo già delle situazioni di telelavoro in essere ma, anche se spesso operavamo da remoto, non eravamo preparati ad uno stop di questo tipo. Ora ci siamo dovuti adeguare tutti, ovviamente ognuno con i suoi tempi. Soprattutto nelle prime settimane, ho dovuto lavorare molto di più: mi sono dovuto collegare sui computer di tutti i colleghi per metterli in condizione di svolgere le proprie mansioni. Come in molti altri settori, anche noi ci vediamo e sentiamo in videoconferenza, anche due volte a settimana. Credo che la ripresa sarà lenta.  Stiamo già sperimentando nuovi metodi per affrontare riunioni virtuali ed eventi. 



Fabio Frigerio, geometra e imprenditore edile residente a Cornate

Ho dovuto sospendere la mia attività lavorativa per l'emergenza sanitaria. In questi giorni sto organizzando la ripresa di lunedì mettendo in sicurezza i cantieri, sanificando gli ambienti e predisponendo tutti i protettori individuali come da protocollo emanato negli scorsi giorni. Ho occupato queste ultime settimane facendo volontariato per l'Associazione Nazionale Carabinieri di Trezzo sull'Adda, di cui facevo già parte prima dell'avvento del Covid; il nostro Presidente Pasquale Giuseppe Capretti ha offerto il supporto alla Protezione Civile, alla Polizia Locale ed ai Carabinieri per il pattugliamento e controllo del territorio. Le giornate erano organizzate in due diversi turni, uno al mattino e uno al pomeriggio, ma non sono mancate le volte in cui è stata richiesta la presenza in entrambe le turnazioni. In questo periodo abbiamo pattugliato con i nostri mezzi i Comuni di Trezzo, della Martesana e Cornate d'Adda invitando i cittadini a restare nelle loro case, purtroppo all'inizio non sono state poche le persone che abbiamo fermato, poi hanno iniziato a capire che era importante rimanere a casa. Siamo stati operativi anche i sabati e le domeniche e durante le festività di Pasqua, Pasquetta, del 25 aprile e lo saremo anche per il 1 maggio. La nostra attività ha anche previsto supporto alla popolazione con distribuzione di mascherine porta a porta -imbustate da noi in tutta sicurezza, in numero di 2 per famiglia, essendo arrivate dalla Regione in pacchi da 50- e di viveri. Abbiamo anche dato assistenza ad un malato Covid ricoverato all'ospedale di Melzo, ho consegnato proprio fuori dal reparto, ad un operatore, i suoi vestiti e gli effetti personali che gli sarebbero serviti per la imminente dimissione. Attualmente mi divido tra la messa in sicurezza dei cantieri al mattino e il volontariato con l'ANC al pomeriggio, il cui servizio proseguirà anche nelle prossime settimane con i volontari in pensione o con lavoro part-time."


Chiara Bonacina, hairstylist e titolare di un negozio a Calusco
In questo periodo di chiusura ho cercato di essere più vicina alle mie clienti preparando dei piccoli "kit colore" personalizzati, accompagnate da un mio video tutorial per imparare a farsi la tinta da sole. È un modo per continuare a sentirsi belle e in ordine in un momento così critico. Io cerco di guardare il lato positivo, mi sono data da fare in casa sistemando qua e là e preparando torte e pizze; mi è anche venuto in mente di iniziare a produrre una linea di prodotti tutta mia e da qualche settimana sto facendo delle ricerche a riguardo. Sto anche iniziando a sistemare il negozio per la riapertura, che non sarà così imminente come speravamo: ci sarà solo una cliente per operatore, abbiamo preso del plexiglass per dividere le postazioni, ci saranno posti alternati al lavateste, asciugamani e mantelle per il taglio saranno monouso. Ogni attrezzo sarà sterilizzato, sanificato e sigillato. Stiamo prendendo anche delle mascherine per ogni cliente, in quanto non vogliamo sporcare quella con cui loro si recheranno in negozio. Ne risente purtroppo anche l'organizzazione del lavoro, dovrò chiedere il massimo impegno delle clienti nel rispettare l'orario: non solo i ritardi ma anche gli anticipi saranno un problema". Chiara lavora anche come hairstylist per le campagne pubblicitarie di alta moda: "quel settore sarà l'ultimo a riaprire con tutta probabilità, forse a settembre/ottobre. Sicuramente saremo molto penalizzati perchè richiederanno la presenza di poche persone sul set, magari con un solo soggetto che faccia trucco e parrucco. In più l'85% della pubblicità di moda viene fatto in esterna girando per il mondo, non potremo più farlo per un po' di tempo, sfrutteranno al massimo gli studi fotografici ma, come dicevo, saranno presenti pochissime persone".

Marirosa Stucchi
, residente a Cornate e dipendente di uno studio radiologico di Milano: "Lo studio presso cui lavoro è rimasto aperto essendo ritenuto un servizio essenziale, con tutti noi dipendenti presenti. Fin dai primi casi del lodigiano ho deciso di spostarmi con il mio mezzo privato invece di prendere, come ero solita fare, i mezzi pubblici per tutelare al meglio me e gli altri. Per settimane ho visto la Tangenziale Est quasi deserta, così come le vie che conducono verso il centro del nostro capoluogo di Regione. Mi capita di trovare parcheggio proprio di fronte allo studio, uno scenario del tutto improbabile fino ad un paio di mesi fa. In studio abbiamo indossato fin da subito le mascherine protettive, anche prima degli obblighi imposti dalle Autorità, e ne abbiamo fabbricate diverse in modo "casalingo" con la carta da forno per i nostri pazienti, per i quali abbiamo anche messo a disposizione il disinfettante per le mani. Il flusso dei pazienti all'inizio della pandemia non era calato, anche perchè il contagio a Milano non era cresciuto come nelle altre province lombarde; con il passare delle settimane e le promulgazioni dei dpcm i pazienti sono via via diminuiti, solo negli ultimi giorni è tornato quasi alla normalità, con i pazienti che osservano tutte le misure preventive. Un dato da sottolineare è che abbiamo visto aumentare i pazienti che si sono rivolti a noi per casi urgenti, temendo gli accessi ai pronto soccorso."


Anisoara Anastasiu (detta Anna), fa la badante a Colnago, dove assiste Gino dal 2017

Non esco di casa dal 3 marzo: ricordo di essere uscita l'ultima volta per andare alle Poste, poi ci siamo barricati in casa. Non vado nemmeno più a fare la spesa, sarebbe troppo rischioso per Gino, non vorrei mai trasmettergli il virus: i suoi figli quando escono ci portano tutto quello che ci serve. Per il resto la mia vita non è cambiata molto: lavo, stiro, pulisco casa e faccio da mangiare per noi due. C'è da dire che siamo molto fortunati ad avere il giardino perchè durante la giornata possiamo passeggiare all'aria aperta... aiuto anche Gino con l'orto, come sempre, in questa stagione. Jack e Leo, i nostri cagnolini, ci tengono compagnia, e quando non mi dedico alle faccende domestiche... straccio Gino a carte! Lui si arrabbia sempre quando perde, ma io di più! Non mi lamento della situazione, l'importante adesso è che stiamo bene, però devo confessare che mi manca passeggiare per il paese.




Rosaria Sala è un'insegnante di Cornate

Sono una docente di scuola primaria ed insegno in due classi del primo ciclo. Il mio modo di fare didattica é cambiato radicalmente e improvvisamente; mutamento dettato e imposto da questa emergenza che ha colto tutti impreparati. Ho iniziato a mettere in atto la Dad (didattica a distanza), su indicazioni della dirigente e del gruppo digitale che opera nel mio Istituto. Noi docenti, abbiamo sempre lavorato in team, e abbiamo continuato a farlo, utilizzando strumenti che non ci erano consoni ma con cui abbiamo da subito fatto i conti: piattaforme didattiche, videolezioni, invio di mail con materiali multimediali, messaggistica istantanea, video/audio lezioni registrate. Abbiamo dovuto sfidare i nostri limiti e inventarci qualcosa di nuovo e di diverso dal solito, per continuare ad essere in qualche modo presenti con i nostri bambini. Ci siamo interrogati: Come poter continuare ad esserci per le famiglie? Come poter coinvolgere, ascoltare, aiutare non solo didatticamente ma anche nelle relazioni i nostri bambini costretti come siamo ad una reclusione priva di appoggi e di sfoghi esterni? Come poter raggiungere tutti, senza escludere coloro che non hanno un pc o una connessione? Come farlo velocemente e subito con i mezzi a nostra disposizione? Le risposte che abbiamo cercato di mettere in campo contengono dei limiti, sono imperfette e talvolta fatte di strumenti "casalinghi". Lo sono nei mezzi ma non nelle intenzioni, perché al di là di tutto, quello che conta è salvaguardare la relazione umana e non far sentire soli i nostri alunni. Ecco perché, accanto al supporto quotidiano nei compiti, didattica e mediazione nella relazione educativa, abbiamo cercato di non trascurare nemmeno gli aspetti più ricreativi del nostro lavoro, consapevoli che viaggiare con la fantasia sia fondamentale sempre e in un momento di tempo sospeso come questo, ancora di più. Ogni giorno quindi ci inventiamo questo nuovo modo di fare scuola, piacevole, divertente, che ci impegna molto più delle canoniche 24 ore previste dal nostro contratto nazionale, ma impensabilmente sostitutivo della didattica "tradizionale" fatta in primis di contatti, di calore, di abbracci di empatia tra docente e discente. No, tutto questo la Dad non può certo darla!"



Emanuele Frigerio è un imprenditore di Cornate, da 36 anni nel campo dell'edilizia

In azienda dallo scoppio della pandemia per quanto riguarda la parte amministrativa non è cambiato molto, in quanto ci siamo adeguati con lo smartworking. I cantieri, invece, sono bloccati dal 15 marzo (è stata una delle ultime attività ad essere sospese) e saranno riaperti lunedì 4 maggio, anche se durante il lockdown abbiamo dovuto comunque effettuare degli interventi di verifica periodici delle strutture e delle attrezzature. I 50 giorni di fermo sono serviti quasi esclusivamente per l'aggiornamento professionale legato alla stesura dei protocolli anti-Covid (mediante videoconferenze organizzate dalle associazioni del settore). L'addestramento teorico degli addetti ai lavori non risulta particolarmente complesso, diversamente il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma mi chiedo fra qualche settimana - con l'arrivo della stagione estiva - quanto la vita da cantiere possa essere conciliabile alle misure di sicurezza dettate dal governo. A mio parere il nostro settore poteva essere sbloccato anche prima, ovviamente sempre rispettando le nuove linee guida: oltre a costituire un traino economico di rilievo, avremmo forse avuto anche un rientro più graduale e meno congestionato. Devo dirmi soddisfatto in quanto i miei dipendenti hanno dimostrato una presa di coscienza del problema degna di nota e stanno rispondendo con estrema serietà. È evidente che ci aspetta un periodo piuttosto impegnativo... sperando di non doverci rifermare tra un mese



Primo a destra Giuseppe Carlomagno
Giuseppe Carlomagno ha un distributore di benzina e bar a Busnago

All'inizio aprivamo alle 6 per poi chiudere alle 18, poi potendo rimanere aperti solo come carburanti e tabacchi abbiamo deciso di fare solo mezza giornata: dalle 7 alle 12.30. Io ho sempre continuato a lavorare, mentre purtroppo le ragazze che si occupavano del bar sono rimaste a casa in cassa integrazione. I primi giorni della quarantena era proprio inutile tenere aperti il pomeriggio: non c'era in giro nessuno... dall'inizio di marzo abbiamo registrato l'80% delle vendite in meno. Ora ci stiamo occupando della riapertura. Finalmente il 4 potremo riaprire il bar, ma solo come asporto. Proveremo ad aprire dalle 6 alle 19.30 e vedremo se riusciremo a sostenere la riapertura. Nel frattempo ci siamo ingegnati per garantire la sicurezza dei nostri clienti: innanzitutto una barriera di plexiglass dividerà il personale dal cliente al di là del bancone, poi per evitare che gli stessi clienti (che comunque non potranno essere più di due alla volta) si scontrino fra loro abbiamo creato un percorso tutto di plexiglass. Abbiamo già chiamato una ditta per igienizzare il locale e ovviamente non mancheranno i dispenser con gli igienizzanti per le mani e i guanti. É triste fare i conti con queste restrizioni: sei abituato ad essere circondato da gente, a ridere e scherzare, scambiare quattro chiacchiere e poi all'improvviso devi mantenere tutte queste distanze... è una situazione che incide parecchio sul morale


Famiglia Granato della Pizzeria Ristorante Spaccanapoli a Colnago

È dura... le prospettive non sono molto positive. Nonostante abbiamo ripreso il servizio a domicilio e si preannunci la riapertura definitiva entro giugno, coprire le spese sarà un'impresa.
I coperti, poi, a causa delle disposizioni sulle distanze di sicurezza, saranno un terzo rispetto al normale. Senza parlare del costo che comporterà la riapertura: si parla di quasi 10.000 euro fra sanificazione e i divisori obbligatori di plexiglass fra i tavoli. Siamo rimasti chiusi tutto marzo e pur avendo riaperto già da un mese abbiamo dovuto lasciare a casa alcuni dei dipendenti per il poco lavoro: ad esempio non avrebbe senso chiamare il cuoco se consegniamo solo pizze... speriamo che con la ripresa dell'asporto la richiesta aumenti. Per di più sarebbe comunque un problema cercare di fare lavorare tutti a pieno regime perchè non potremmo garantire la distanza di sicurezza fra un pizzaiolo e l'altro. Non ci voleva proprio con l'arrivo della bella stagione: d'estate la gente esce di più e noi possiamo permetterci di rimanere aperti fino a tardi. Anche in periodo di chiusura totale, però, abbiamo trovato il modo di renderci utili, aprendo eccezionalmente le cucine e consegnando 70 pizze al personale dell'Ospedale Mandic di Merate. Anche l'altro giorno abbiamo fatto una consegna speciale alla casa di riposo di Ornago... insomma, se ci avanza tempo ci teniamo occupati."
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