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Scritto Lunedì 08 luglio 2019 alle 17:52

Fiocchi, calamaio e tovaglia...

Guardo e riguardo il calendario per contare i giorni, e capisco che ormai il tempo è quasi scaduto per l’approvazione del Piano attuativo di via Giotto, sì quello dentro il parco del Curone; sì proprio quello dove vogliono fare un insediamento produttivo della Fiocchi munizioni di Lecco, quello per cui da qualche mese stiamo conducendo una battaglia che sappiamo sarà difficile vincere, ma per la quale la parola giustizia è l’unico movente che ci spinge a proseguire.

Il fatto è che di questa storia se ne è parlato tanto, ma gli attori sono stati molto pochi, l’amministrazione di Lomagna e l’ente Parco da una parte, e il sottoscritto come consigliere (ormai ex) e il Comitato “NO alle munizioni nel Parco” dall’altra. Nessun’altra amministrazione del circondario, per esempio (a parte Sirtori) si è degnata di prendere una posizione netta nei confronti di questa vicenda scomoda, dove è estremamente semplice comprendere il contrasto stridente che c’è tra le finalità di tutela dell’ambiente di un Parco come quello del Curone e una azienda come la Fiocchi che produce munizioni, mentre più complicato risulta capire quanti e quali interessi si giochino dietro le quinte.

L’esito della battaglia è scontato, forse lo era già nel 2014 quando si è andati a variare il PTC per inserire la possibilità di insediare all’interno del Parco aziende potenzialmente pericolose e insalubri di classe prima esposte a rischio di incidente rilevante. Perché quella scelta? Perché un gioco così al ribasso?

Nei mesi che hanno preceduto le elezioni vi sono poi stati passaggi concitati per riuscire ad approvare il piano entro la scadenza elettorale, che non sono però andati a buon fine; per qualche giorno non ci sono riusciti.

WhatsApp mi avverte con un suono secco; è arrivato un messaggio… Il P.A. Via Giotto è stato approvato.

Leggendo le controdeduzioni alle osservazioni che sono state presentate, di cui sono il firmatario, ma che appartengono al Comitato “No alle munizioni nel Parco”, mi accorgo dello sprezzo con le quali sono state scritte in un linguaggio alla “dott. Balestra” che fa tornare alla mente quello dei promessi sposi.

Un passaggio della controdeduzione alla prima osservazione, nella quale si chiedeva la revoca dell’atto, in quanto avvenuta in periodo di silenzio elettorale, recita: “L’accertamento dell’illegittimità ne potrebbe permettere il suo annullamento in autotutela e non la revoca, si evidenzia che le limitazioni delle prerogative di un organo amministrativo possono essere previste solo per legge e solo in modo esplicito, chiaro e inequivocabile; diversamente opinando, e ammettendosi interpretazioni estensive, si produrrebbe un vulnus all’attività degli organi dell’ente foriero di recare nocumento alla popolazione amministrata. La norma citata, infatti, si riferisce unicamente al Consiglio Comunale e lascia impregiudicati i poteri della Giunta Comunale per questi motivi osservazione deve essere respinta”.

La differenza tra annullamento e revoca sembra essere molto importante, ma a me povero mortale sfugge il significato dell’affermazione, visto che l’aspetto importante è che tale atto in caso di impugnazione potrebbe essere annullato, anche se per il Segretario, Sindaco o chi per esso, la cosa più importante sembra essere la forma con cui sono stilate le osservazioni, quasi come si fosse a scuola davanti ad un maestro di grammatica molto severo che ti corregge e ti bacchetta ogni qualvolta fai un errore.

Allora rifletto anche sul resto della frase per cercare di decifrare quel linguaggio forzatamente burocratico a cui proprio non sono avvezzo e che mi pare così lontano dalla gente e dal significato delle cose da risultare odioso.

Certo, le limitazioni delle prerogative di un organo amministrativo devono essere previste solo per legge ed in modo esplicito e inequivocabile, ma proprio per questo, rifletto, in un caso come quello della Fiocchi l’amministratore avrebbe dovuto avere la cura, l’attenzione e la finezza necessarie a capire che oltre non ci si sarebbe dovuti spingere, e che per rispetto verso la cittadinanza era meglio passasse il periodo elettorale prima di andare ad adottare un piano di quella portata.

Anche questa è una scelta politica, ma l’amministrazione di Lomagna sembra non comprendere la differenza tra il fare le cose in regola, e fare le cose “giuste”, seguendo le regole.

La differenza è sottile, ma probabilmente a loro incomprensibile quasi quanto a me il loro linguaggio.

Purtroppo il “nocumento alla popolazione amministrata” vi è stato e gli unici responsabili sono gli amministratori, Il cittadino non è stato facilitato con un lavoro di sintesi fedele che doveva essere svolto dall'amministrazione che inoltre non ha concesso alla cittadinanza né informazioni sufficienti per comprendere, né il tempo necessario per intervenire in un dibattito che è stato soppresso ancora prima di nascere.

Nella seconda osservazione dove viene rilevata la mancanza della convenzione stipulata tra il Parco, l’Amministrazione comunale e Sernovella, proprietaria dell’area, poi si rischia di cadere nel ridicolo, è una ovvia dimenticanza, ma pur di non ammetterlo, si recita:

La convenzione con il Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone ha avuto il suo iter di approvazione disgiunto dallo strumento attuativo di competenza comunale, perché trattasi di convenzione normata dall’art. 37 delle NTA del piano del Parco. L’approvazione è avvenuta con delibera di Giunta Comunale (n.39 del 19/02/2019) regolarmente pubblicata. La convenzione è stata stipulata in data 18 aprile 2019 dal Notaio Brini di Missaglia n. di Rep. 73914/25434. L’atto convenzionale è conforme alla scheda d’area allegata al Piano Territoriale del Parco. Il Piano Territoriale del Parco ha prevalenza sugli strumenti urbanistici di qualsiasi livello, ai sensi dell’ art.1 c.3 delle Norme Tecniche d’Attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento del Parco. La convenzione è stata richiamata nella delibera n. 77 del 23 aprile 2019 di adozione Piano attuativo produttivo denominato “P.A. Giotto in via Giotto – Lomagna”, senza nessuna necessità di essere allegata in quanto già pienamente operante e prevalente per il citato disposto normativo cui il Piano Attuativo deve obbligatoriamente conformarsi. Una sua riapprovazione e allegazione, peraltro non prevista dalla norma, sarebbe pleonastica.

Risulta chiaro che proprio perché richiamata nella delibera n. 77 del 23 aprile 2019 dovrebbe in ogni caso essere allegata per chiarezza e completezza di informazione, cosa ben lontana dall’essere pleonastica.

Nella sesta osservazione infine si chiedeva:

Nonostante il Sindaco Stefano Fumagalli e il Presidente del Parco del Curone abbiano in più occasioni promesso il coinvolgimento delle popolazioni di Lomagna e dei Comuni vicini, alle quali è dovuta una corretta e completa informazione preventiva sull’insediamento e, soprattutto, sui rischi per la sicurezza e l’incolumità pubblica, nulla finora è stato colpevolmente fatto. Ritenendo tale passaggio un indispensabile presupposto, se ne richiede l’espletamento urgente, sospendendo l’iter di approvazione dell’intervento. L’intero impianto della convenzione omette ad arte di riportare quanto già di dominio pubblico, che cioè gli interventi previsti sono finalizzati alla realizzazione di un magazzino per proiettili e munizioni. Si ritiene fortemente scorretta tale scelta in quanto lesiva del diritto ad una completa ed esaustiva informazione che la pubblica amministrazione dovrebbe sempre e comunque assumersi l’onere di garantire.

La cui paradossale risposta dell’Amministrazione è stata:

Dal punto di vista formale e tecnico l’iter previsto dalla normativa è stato rispettato.

Bene, a questo punto mi chiedo quale altro amministratore avrebbe trattato in questo modo i suoi concittadini che chiedono semplicemente di avere maggiori informazioni sulle scelte fatte e su quale sia il progetto a lungo termine che si è fatto su quell’area.

Tutto è stato preparato con cura la tovaglia bianca è apparecchiata, il calamaio colmo di inchiostro sul tavolo.

Quanto ci metteremo a sporcarla?

In questo scenario ormai “blindato” vorrei comunque lanciare una proposta di confronto che serva da stimolo per poter affrontare nuove situazioni di questo genere in modo condiviso e collegiale per evitare che poche figure diventino unici interlocutori di progetti in grado di condizionare profondamente il territorio e la vita del Parco.

Per questo l’appello che rivolgo a tutti gli amministratori del Parco e dei Comuni del territorio, è quello di raccogliere e analizzare quante più informazioni si può su questo caso per poter prendere posizione in un dibattito che vi promettiamo non essere finito con l’approvazione del Piano Attuativo.
Giuseppe Valentino
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