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Scritto Sabato 06 luglio 2019 alle 22:51

Il daspo per l'uso sconsiderato dei social è il miglior aiuto da dare a Efrem Brambilla

Se tra le cause per l'applicazione del daspo ci fosse l'uso reiterato e sconsiderato dei social, Efrem Brambilla dovrebbe subire l'interdizione per almeno cinque anni. Ammesso che un lustro sia un lasso di tempo sufficiente a disintossicarlo da questa peste del terzo millennio che lo induce a rendere pubblico anche il numero di evacuazioni giornaliere.

L'ultima sceneggiata però ha passato il segno. Qui interessa poco la polemica sulla lettera dei presidenti delle conferenze dei sindaci di meratese, casatese e oggionese, non concordata si dice e, si aggiunge, suggerita probabilmente dal presidente della provincia di Lecco Usuelli.

Se lo riterrà opportuno, come sembra, sarà il Prefetto in persona a chiarire l'accaduto col sindaco di Santa Maria Hoé.

E' sulla modalità di come svolgere la funzione di primo cittadino che interessa fermarsi e riflettere. Sovrintendere allo svolgimento di funzioni in materia di ordine pubblico e sicurezza rientra tra i poteri del primo cittadino. Ma in stretta collaborazione con le forze dell'ordine a loro volte, tutte, coordinate dal rappresentante del governo in provincia. Se svolte in autonomia, al più con il proprio vigile urbano, si finisce per svilire sia la funzione sia l'operazione.

E il tutto si riduce a una passerella a beneficio dell'ego smisurato e ormai fuori controllo del Brambilla. La solidarietà dei colleghi di Airuno, Olgiate e in parte Merate è scontata da un lato - tutti guardano a Salvini che ai social ha affidato le propria popolarità - ma del tutto ingiustificata dall'altro. Se scende in campo il Sindaco, significa che i carabinieri non sono all'altezza del loro compito? Crediamo proprio di no. Che nei boschi - non solo a Rogoredo -si spacci non è una novità. E le operazioni dell'Arma lo confermano ogni giorno. Tutt'altro è sperare di sradicare il fenomeno che ha origini anche socio-culturali e che non può essere battuto solo sul piano della repressione. L'operazione antidroga del Sindaco, in tenuta da spiaggia, non ha alcun senso, salvo quello di alzare l'asticella dell'apparire, già nauseante quando si mostra mentre consegna una torta a un clochard o solleva un tombino per verificarne la tenuta.

Qui non c'è in gioco la funzione, o meglio l'applicazione concreta di una delle funzioni del Primo Cittadino - ricordate l'esordio di Andrea Robbiani alla guida di Merate, non a caso soprannominato lo sceriffo - ma il modo guasconesco di operare. Robbiani si muoveva in affiancamento ai carabinieri cui compete l'esercizio della funzione di ordine pubblico e lo faceva convintamente, non con i giornalisti al seguito.

Efrem Brambilla - che pure ha tanti meriti nella gestione del suo comune - finalizza qualsiasi intervento all'apparire; l'esibizionismo, la personalizzazione smodata del ruolo finiscono per marginalizzare il lavoro quotidiano trasformandolo in una macchietta.

Cui non sono estranei la fluente barba e le braghette corte durante l'audace azione di caccia allo spacciatore.

Ci permettiamo dare un consiglio a Efrem Brambilla: stacchi la spina per qualche mese. Lo sa che l'eccesso nella comunicazione prima o poi finisce per diventare un boomerang. E' solo questione di tempo. Svolga l'incarico pro tempore con l'impegno di oggi ma al solo fine di fare bene per la comunità di Santa Maria e non quello di diventare una star. Gioverà alla sua persona e, soprattutto, all'autorevolezza che non deve mai venire meno del ruolo che oggi riveste.

Claudio Brambilla
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