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Scritto Venerdì 05 luglio 2019 alle 10:17

Lomagna: sul ''caso Fiocchi'' siamo sicuri che le carte siano state lette bene dalla Giunta?

IL COMMENTO

Le cronache sono piene di progetti urbanistici che subiscono marcate trasformazioni nelle varie fasi che precedono i lavori. Stuoie di planimetrie che celano i reali obiettivi rispetto alle intenzioni dichiarate inizialmente. Si sfruttano dei vizi di forma, si allargano dei varchi e l'escamotage affiora a galla quando ormai è troppo tardi.

E chi non è avvezzo a sfogliare i resoconti di rozzi giornalisti, preferendo abbeverare di cultura la propria conoscenza, potrà trovare conforto in quel celebre episodio dell'Odissea - tra letteratura, storia e mitologia - sul cavallo di Troia. Lo scaltro Ulisse che riesce a far superare ai Greci le invalicabili mura della potente città di Troia, grazie all'inganno ispirato da Atena, Dea della sapienza ma anche di quell'arte della guerra nella sua forma più astuta.

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Ora immaginiamo che sia stato detto che un'azienda - la Fiocchi Munizioni S.p.A. - arriverà a Lomagna per depositare cartucce e bossoli che produce altrove. Immaginiamo che in molti se ne siano convinti, compresi coloro i quali per primi dovrebbero assumere tutte le precauzioni del caso per evitare sorprese all'ultimo, cioè gli amministratori locali. Immaginiamo che la proposta di Piano Attuativo presentata dalla proprietà - la Immobiliare Sernovella S.r.l. - non riporti mai, e nemmeno per sbaglio, nella relazione e nella convenzione urbanistica la parola "magazzino" o la parola "deposito" per definire la destinazione d'uso. Immaginiamo che nei documenti allegati al PA si legga d'altro canto nero su bianco "realizzazione di due nuovi edifici a destinazione produttiva".

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Immaginiamo che nessun regolamento del Parco del Curone vieti la presenza di un impianto produttivo di classe insalubre 1 (ovvero i più pericolosi come le fabbriche di armi). Immaginiamo che al contrario le Norme Tecniche di Attuazione relative al Piano Territoriale di Coordinamento del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone proibiscano in un articolo la costruzione di magazzini per lo stoccaggio. Immaginiamo che questo articolo sia il numero 10, comma 2, (lettera g) e che sancisca: "Nel territorio del Parco è inoltre vietato costituire depositi, anche temporanei, di materiali di qualsiasi genere ad eccezione dei prodotti agronomici da impiegare in agricoltura e dei terreni di scavo da riutilizzare nell'ambito della attività di cantiere". Ebbene, lontano dall'essere fantasticherie, tutto quanto riportato corrisponde al vero.

Partiamo da un assunto: qui le visioni ideologiche le mettiamo da parte. Aderiamo al 100 % alla prospettiva del sindaco di Lomagna Stefano Fumagalli - pardon! ex sindaco - secondo il quale l'arrivo della Fiocchi a Lomagna debba essere valutato unicamente sotto un profilo tecnico. Caspita, è stato approvato in via definitiva proprio nella giornata di ieri, giovedì 4 luglio, un Piano Attuativo che apre le porte ad una fabbrica che produrrà munizioni in territorio di Lomagna. Lo si è fatto ad occhi chiusi? Nessuno della vecchia e della nuova Giunta di Lomagna ha letto il PTC dell'Ente Parco che vieta in maniera inequivocabile la costituzione di depositi? La condotta di Fumagalli sul finire dello scorso mandato è stata deplorevole. È inconcepibile che il Piano Attuativo sia stato adottato nell'arco di soli 10 giorni dalla sua presentazione da parte della proprietà. Dieci giorni, fra l'altro in periodo elettorale, per analizzare 21 allegati e capire se ogni singolo atto richiamato e considerato rispettasse tutte le normative, compreso il PTC, cioè il documento più importante che norma le regole dell'Ente Parco. Una fretta che non trova giustificazioni, ma ora il guaio è fatto. E qualcuno dovrà risponderne.

Ci sono poi ulteriori incoerenze - ma ne riparleremo - tra i documenti del PA e l'accordo sottoscritto fra l'Ente Parco, il Comune e la proprietà. Una convenzione che non è "ambientale" o "paesaggistica" come dichiarava l'ex sindaco Stefano Fumagalli (ora assessore all'Urbanistica) in Consiglio comunale. Non c'è scritto da nessuna parte che la convenzione con il Parco debba restringere il campo agli aspetti paesaggistici. Infatti si spingeva ben oltre, azzardando una destinazione d'uso che non potrà essere rispettata. Se fosse stata allegata al Piano Attuativo, accettando la richiesta di Giuseppe Valentino nelle sue osservazioni, magari se ne sarebbero resi conto tutti i cittadini. I quali - si sa - non sono avvezzi a documentarsi sul sito "Amministrazione Trasparente". Da quando in qua allegare un documento già pubblicato altrove è "pleonastico", come è stato dichiarato dalla Giunta nelle controdeduzioni? Una motivazione ridicola ed arrogante da parte di un Potere che si è nascosto dietro al rispetto delle norme tecniche prima di tutto, per poi dimostrare di non averne rispettate alcune.

Il sospetto è che le carte non siano state studiate attentamente da parte dei vertici politici del Comune. L'alternativa dipingerebbe un quadro dalle tonalità ancora più grigie. Sarebbe stato ordito un piano perfetto, degno di un thriller hitchcockiano, per creare il viatico legale a Fiocchi Munizioni al fine di assicurarle il trasferimento della produzione effettiva a Lomagna. In questa seconda ipotesi, la Giunta sarebbe colpevole di aver raggirato consapevolmente i cittadini raccontando un mucchio di frottole in Consiglio comunale. Ingenuità da una parte, falsità dall'altra. Discorso analogo vale chiaramente per le autorità dell'Ente Parco del Curone.

Descriviamo cosa potrebbe accadere. Domani l'Immobiliare Sernovella legge questo articolo e, mannaggia, si rende conto solo in quel momento di non poter realizzare un deposito di munizioni. Ma nulla è perduto. Potrà spiattellare alla sindaca di Lomagna e al presidente del Parco l'articolo 10, comma 2, lettera g) delle NTA riferite al PTC del Parco, e rivendicare allo stesso tempo la piena aderenza alla normativa del Piano Attuativo in sé, che si premura di non nominare mai la parola "deposito" in alcuna relazione. La convenzione - per come è stata formulata - non decadrà per via del cambio di destinazione d'uso, la qual cosa produrrebbe una sequenza di penali per la proprietà. Basterà sottoscrivere un'ulteriore convenzione con l'assenso delle parti in causa (Comune, Parco e proprietà) in cui si dichiara l'esercizio di attività diverse da quanto indicato nel precedente accordo a tre.

Cosa resta ai detrattori di questo Piano Attuativo per battersi ancora? Intanto il tempo per organizzarsi meglio, perché una nuova convenzione con il Parco non potrà che dilatare le tempistiche. E poi una tavola cartografica sullo stato di progetto, unico atto allegato e parte integrante al Piano Attuativo dove compare la parola magica "DEPOSITO" sopra l'immagine. Persino la Pallade talvolta si distrae. Bastera?

Data l'ambiguità sottesa a tutta questa vicenda, la sindaca Cristina Citterio aveva il dovere morale di informare la popolazione e fornire delle motivazioni davvero convincenti, come richiesto da 900 cittadini che hanno firmato un'apposita petizione, di cui si è altamente e colpevolmente disinteressata. Invece, nel giorno in cui è stato approvato il Piano Attuativo, la sindaca risponde al gruppo di minoranza su beghe interne di ben più bassa rilevanza. Una discrasia surreale, di cui anche l'opposizione consiliare è complice. Un'alternativa per evitare che si arrivasse a tanto c'era, in totale rispetto delle regole, in apparenza unico faro dell'agire dell'allora primo cittadino. Bastava saperlo per alcuni, volerlo per altri.
Marco Pessina
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