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Scritto Martedì 25 giugno 2019 alle 12:07

Parco Curone, Mascheroni: il prossimo Consiglio di gestione lasci la politica fuori dalla porta e si dedichi alla cura e alla tutela di questo paradiso. Come abbiamo fatto sinora

È passata una settimana dalla seduta della Comunità del Parco di Montevecchia e Valle del Curone, partecipata dai soci dell'Ente di tutela ambientale e paesaggistica, che altro non sono se non i Comuni con i loro sindaci o delegati. Il momento che ha destato maggior interesse e discussione ha riguardato la Legge Regionale n. 28 del 2016, che è stata pensata da Regione Lombardia con l'obiettivo di riorganizzare il sistema di gestione e tutela delle aree protette e delle altre forme di tutela presenti sul territorio. Un riassetto racchiuso in 17 articoli che ha subito lungaggini di ogni sorta per risolvere le questioni di merito sollevate dai soggetti interessati. Suddivisione in macro-aree, in ambiti ecosistemici e le tante particolarità da affrontare caso per caso. Il percorso del Parco del Curone è stato piuttosto lineare, chiedendo alla Regione di entrare nella macro-area 7 (non scontato perché geograficamente a cavallo con la macro-area 1 disegnata dalla Regione) e di costituire un ambito ecosistemico con il Parco del Monte Barro, il PLIS Monte Brianza, la Riserva del Lago di Sartirana. Proposte accolte dalle Istituzioni lombarde. Unico punto su cui il Curone ha preteso chiarezza è stato il regime di obbligatorietà oppure di volontarietà sulla fusione tra Parchi dello stesso ambito ecosistemico, apprezzando la prima delle due ipotesi al contrario del Barro. L'espressione definitiva è avvenuta con la L.R. 17 maggio 2019, n. 8 che ha sciolto la promiscuità - verrebbe da dire - semantica se non addirittura logica del testo legislativo. Su questi aspetti interpretativi lunedì scorso [clicca QUI] il neo sindaco di Merate Massimo Panzeri ha accusato apertamente il Parco di aver sbagliato a capire quello che era scontato dal primo momento - secondo il primo cittadino meratese - ovvero che la fusione tra Parchi poteva avvenire solo per libera volontà degli Enti Parco stessi. Siamo tornati sul punto intervistando il presidente del Parco del Curone Eugenio Mascheroni.

Il dr. Eugenio Mascheroni



Per fare chiarezza, la Legge Regionale n. 28/2016, così come era stata formulata e pubblicata inizialmente, prevedeva la fusione tra Parchi del medesimo ambito ecosistemico?

«La Legge Regionale è stata fatta male, nel senso che quando hanno approvato la Legge n. 28 hanno inserito in un passaggio il termine "volontaria", ma così come era congegnata giuridicamente era obbligatorio fare la fusione tra Parchi dello stesso ambito».



Sulla base di quali elementi il Parco aveva interpretato la Legge nel verso della fusione obbligatoria?

«Quando ci siamo preoccupati della questione con il Barro, siamo andati a parlare con l'allora responsabile dell'assessorato regionale Bonalume che ha detto: "Per noi l'interpretazione corretta è che siete obbligati, anche se siete gli unici". Soprattutto con il Barro che era ultra-contrario, abbiamo chiesto un incontro con l'assessore il quale ci ha rimandati al suo collaboratore Franceschi, che ha affermato di essere per la volontarietà e che c'era bisogno di risolvere la questione. Abbiamo interpellato quindi la Bonomo, Direttore generale dell'assessorato. Ci ha comunicato che stavano cercando di avere un parere dall'Ufficio legale, senonché l'Ufficio legale ha poi sostenuto che così come è strutturata la Legge n. 28 è obbligatorio nello stesso ambito fare la fusione tra due Parchi. A questo punto la Regione non ha avuto altra strada se non la modifica della Legge, così come è avvenuto in seguito».



In una seduta della Comunità del Parco, esattamente il 28 novembre scorso, Lei auspicava si potesse partire almeno con le aggregazioni dei Servizi tra i due Parchi del Curone e del Monte Barro, per poi eventualmente evolversi in una fusione vera e propria. Se l'ipotesi della fusione oggi è scartata, quella delle aggregazioni dei Servizi resta in piedi?

«Sì, volendo questa strada la si può ancora percorrere. Ci sono tanti piccoli servizi che si potrebbero sviluppare in fattor comune, chiaramente con l'assenso della Comunità del Parco».



A livello gestionale, di fatto con l'attuazione dell'ambito ecosistemico insieme al Parco del Monte Barro cosa cambierà?

«Niente. Noi da tempo già colloquiamo regolarmente con il Barro, presentiamo domande comuni per dei finanziamenti Cariplo e altri bandi, noi abbiamo gestito per un paio di anni la Commissione Ambiente del Barro, gli diamo degli aiuti a livello amministrativo. Ma formalmente non cambierà niente. Permane la definizione dell'ambito e quindi i due Parchi pur avendo un'autonomia amministrativa debbono avere una visione comune di questo territorio identificato, come stiamo del resto già facendo. Non ci sono tuttavia degli obblighi che vincolano i due Parchi dell'ambito ecosistemico a uniformarsi nelle azioni da adottare di concerto».



La L.R. n. 28/2016 rendeva l'individuazione degli ambiti ecosistemici funzionale alla fusione tra Parchi, oltre all'integrazione nei Parchi delle Riserve e dei Monumenti naturali e della gestione dei siti di Rete Natura 2000. Il venir meno delle aggregazioni annacqua il progetto iniziale...

«Difatti. Ma c'è un ordine del giorno del Consiglio Regionale che invita la Giunta regionale ad approvare un nuovo assetto generale per la gestione di tutte le aree protette».



Che sarebbe una sorta di Legge 28 bis?

«Sarebbe un buttare nel cestino la Legge 28 e trovare qualcos'altro che funzioni».





Venendo all'ultima seduta della Comunità del Parco, come valuta le esternazioni del sindaco di Merate Massimo Panzeri, che è stato molto duro parlando anche di sbagli di valutazione da parte del Parco sulla questione della volontarietà oppure della obbligatorietà alla fusione tra Parchi?

«Mi sono sembrati i suoi come dei commenti personali su una situazione ormai superata. Lui dice che fin da subito era su base volontaria, è un suo parere, ma come ho spiegato non è vero, tant'è che è stata cambiata la legge. E poi comunque che senso ha parlarne adesso, dal momento che è stata chiarita la volontarietà dell'aggregazione?».



Ecco, appunto, lo chiedo a Lei: che senso ha parlarne?

«Non ne ho la più pallida idea. Non ho capito perché il sindaco di Merate ne abbia parlato. Non c'è niente da contestare. Non c'è stata alcuna delibera, non è che sia stata presa una certa strada. Che senso ha parlarne?».



Pensa che le prossime sedute della Comunità del Parco fino ad ottobre saranno caratterizzate dallo stesso clima che a tratti si è avvertito nelle ultime due sedute della Comunità del Parco, con gli interventi di Carminati, sindaco di Montevecchia, e Panzeri?

«A parte il fatto che da qui ad ottobre probabilmente la Comunità del Parco si riunirà solo per nominare il nuovo Consiglio di Gestione, secondo me no. Non penso ci sia stata una esasperazione dei toni sul finire del mandato. Ci sono stati due interventi distinti. Carminati ha sbagliato i tempi e i modi, parlava alla figlia per colpire la suocera. Poi però ha chiarito con una lettera. Panzeri, fresco di nomina, non ha approfondito prima com'era la situazione da un punto di vista giuridico. Bastava chiedesse in Regione».




A breve sono previste le elezioni che coinvolgono il Parco. Cosa auspica per questa scelta fondamentale riguardante un Ente che ha visto nascere?

«Sicuramente non sarà più una nomina plebiscitaria, i sindaci avvieranno delle trattative politiche perché ci sono Comuni di centro, altri di centro-sinistra, altri ancora di centro-destra. Dovranno discutere. Oppure andranno su una candidatura "apolitica". Fino ad ora sono emerse due candidature: una è una figura trasversale, Zardoni, che non ha una classificazione politica vera e propria. Si è sempre occupato del Parco anche adesso come responsabile delle Guardie Ecologiche, partecipa alle varie assemblee. L'altro nome è quello del consigliere comunale di Olgiate Molgora Pino Brambilla, che era una candidatura buona ma comunque proposta da una certa area politica. Mi auguro che il nuovo presidente sia una figura autorevole, che ami il territorio e che operi per il territorio. Per il futuro dell'Ente, auspico che non si faccia della politica nel Parco, ma solo azioni finalizzate al bene, alla tutela e allo sviluppo di questa bellissima area verde. Come abbiamo sempre fatto fino ad ora».
Marco Pessina
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