Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 305.762.025
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 16/07/2019

Merate: 17 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 12 µg/mc
Lecco: v. Sora: 9 µg/mc
Valmadrera: 9 µg/mc
Scritto Domenica 23 giugno 2019 alle 11:49

Calco: sopravvive al coma e racconta in un libro come la mente ha modificato la realtà

Sopravvivere ad un aneurisma che colpisce e distrugge l’aorta, il più importante vaso sanguigno del nostro corpo, non è certo un’impresa semplice. Ma non lo è nemmeno discernere tra sogno e realtà quando si trascorre un mese in coma e, come nel caso di Arturo Croci, si rivive una vita intera cambiando però le carte in tavola. Ed ecco perché raccontare in un libro di questo sconquasso fisico e mentale può tornare utile per almeno due ragioni: per celebrare la vita che si temeva perduta e per mettere ordine al caos ottenuto con le visioni così nitide che si hanno avute in sogno durante lo stato vegetativo.


Arturo Croci con la relatrice dell’incontro

E’ anche questo il caso di Croci, ma solo a metà. La domanda più ricorrente che in diversi gli hanno posto nel corso delle numerose conferenze che ha organizzato in giro per l’Italia per presentare il suo libro ''Coma. La vita in un altro tempo'', come da lui stesso ammesso, gli è stata rivolta per capire come mai non avesse separato i fatti realmente accaduti da quelli solo sognati. Un po’ di ordine lo ha provato a fare nel corso della presentazione del suo libro che si è svolta nella serata di venerdì 21 giugno a Calco, il paese in cui abita a sprazzi dal 1975, presso il Centro Culturale ''Don Borghi'', ma non prima di avere dato una risposta al quesito che in tanti gli hanno sottoposto.



''Chi può dire che cosa è la verità? Se io ho una percezione definita di una persona, non significa che quella persona sia realmente come la immagino. Eppure quello è il modo in cui io raffiguro la mia realtà. Leggendo il mio libro un’amica mi chiese come mai avessi scelto di mettermi così tanto a nudo'' ha proseguito l’autore. ''Le risposi che non mi conosceva affatto. Quello che siamo stati in passato è un conto, ciò che siamo oggi è un altro''. Una teoria che per lo scrittore, conosciutissimo nel mondo della floricultura in qualità di tecnico ed editore per oltre trent’anni di una diffusa rivista specializzata, ''Flortecnica'', ha ancora più valore considerato le due vite che ha sinora vissuto, separate nettamente dall’incidente che ebbe il 15 dicembre 2005.



''Ero figlio del classico operaio che guadagna 80mila lire al mese'' ha spiegato Croci, partendo dalle origini. ''Sono cresciuto con l’obbiettivo ben preciso di diventare un giornalista grazie ad un film in bianco e nero che vidi quando ero bambino. Quando decisi che mi sarei iscritto alla scuola di Minoprio non potevo certo chiedere 1 milione e mezzo di lire all’anno a mio padre. Fui perciò l’unico studente che ottenne due medaglie d’oro, ma non perché fossi più sveglio degli altri, ma perché il bruciore che sentivo era maggiore e se non avessi mantenuto la media del sette il Ministero non mi avrebbe rinnovato la borsa di studio. Dopo alcuni anni raggiunsi il traguardo che mi ero prefissato, fondando la mia rivista di floricultura. Ho iniziato a viaggiare 8-9 mesi l’anno e fumavo i miei due pacchetti di Benson&Hedges al giorno, cosa che avevo imparato a fare in collegio in Inghilterra. Non mi sarei mai fermato, e invece l’ultima sigaretta l’ho spenta alle 8.15 del 15 dicembre 2005''. Ed è qui che ha inizio la seconda vita di Arturo Croci composta per i primi sei mesi di degenza in ospedale, di cui almeno uno trascorso in coma in terapia intensiva, e anni di fisioterapia, compresa la ricaduta del 2013.

VIDEO



''Quando ti si rompe l’aorta inizi a sudare freddo e la sedia ti scivola da sotto il sedere'' ha raccontato l’autore. ''La gamba, come è accaduto a me, la senti sparire. Mio padre e mio zio ebbero lo stesso problema e morirono entrambi a 54 anni. Prima di entrare in coma ebbi 15 minuti di lucidità. In quel quarto d’ora mi dissi che tutto sommato la mia vita poteva anche finire in quel momento: avevo avuto una buona formazione, avevo fatto quello che volevo, non ero diventato ricco ma ero comunque soddisfatto, l’unico rammarico sarebbe stato quello di non avere avuto un po’ più di tempo da trascorrere con gli amici''. Croci fu preso in carico prima a Bergamo e poi a Bellano e mezzo anno lo trascorse in una camera di ospedale. Tra questi ci fu anche il mese di coma, in parte anche indotto per via dei numerosi interventi ai quali fu sottoposto, cioè quell’esperienza che poi risulterà cruciale per la stesura del libro.



''Il coma indotto è un coma oscillante, dipende dalla quantità di farmaco che ti iniettano'' ha proseguito Croci. ''Successe che mi risvegliai per qualche minuto e l’infermiera mi disse che cosa avevo avuto e che tutto si era sistemato, e che mi trovavo a Bergamo. Come mi riaddormentò mi chiesi come fosse possibile che fossi lì nonostante sapessi di essere ricoverato in una clinica di Barcellona''. Quello di rievocare i mesi che Croci trascorse nella città catalana da studente universitario non fu l’unico scherzo che gli giocò la mente. ''Mentre ero in coma sognai di separarmi da mia moglie e di sposarmi con un’altra donna, una mia cara amica, che però dopo una settimana fu ammazzata. Sognai anche di parlare con un puparo siciliano, il quale mi raccontò che il suo mestiere ormai era in crisi perché a nessuno interessava più divertirsi in quel modo. Una volta ripresomi dalla malattia mi trovai veramente a tu per tu con un puparo e mi confermò che quell’antico mestiere oggi sta scomparendo sempre di più''.
Croci nel 2013 ebbe anche una ricaduta, ma ha spiegato che in otto anni le tecnologie mediche hanno fatto passi da gigante e il suo recupero è stato nettamente più semplice rispetto al 2005.
A.S.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco