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Scritto Sabato 22 giugno 2019 alle 11:27

Calco: con il Congo nel cuore, il racconto di Antonio Colombo, un volontario felice

Antonio Colombo

Quando parla del Congo i suoi occhi sono un misto di gioia e serenità.
Sentimenti che un nugolo di marmocchi simpatici e allegri, sempre sorridenti pur con addosso quattro stracci, gli hanno trasmesso per non farglielo più dimenticare, quando gli sono corsi incontro al suo arrivo al villaggio. Antonio Colombo abita a Calco ma il suo cuore è rimasto là in Africa dove ha già fatto due esperienze di volontariato e spera di poterci tornare nuovamente. In tutto 7 persone, diverse tra loro per età, esperienze, provenienza ma con un obiettivo comune: dare un aiuto a chi parte da zero, a volte addirittura da sotto lo zero e offrire una opportunità di riscatto.

La scuola



VIDEO


Tra i destinatari c'è la popolazione assistita da Suor Natalina Isella da anni impegnata per salvare le bambine considerate "streghe" e che porta avanti progetti di assistenza e formazione scolastica. "Mi sono avvicinato a Livio che già aveva fatto il servizio civile tanti anni fa" ha raccontato Antonio "facciamo degli incontri propedeutici alla partenza per tranquillizzare le famiglie che restano a casa e poi organizziamo una serie di iniziative per raccogliere fondi e poi partiamo per fare qualcosa di concreto".

L'esperienza in Africa non è solo un rimboccarsi le maniche per costruire ma anche mettersi dalla parte della popolazione e capire davvero come si vive sotto un tetto di lamiera senza che i servizi primari siano dati per scontati "Le scuole sono a due ore dal primo paese abitato. I ragazzi che studiano informatica lo fanno utilizzando una fotocopia della tastiera per simulare i tasti e quindi il movimento della dita. Le aule hanno il pavimento di fango, le pareti sono di legno, il tetto è fatto da una tettoia da dove scende l'acqua quando piove. Le fogne sono a cielo aperto nella baraccopoli sulla collina dove si trova Suor Natalina, acqua e luce ci sono ogni tanto durante la giornata ma neppure sempre, mancano le strade e quelle che ci sono a tratti diventano impercorribili".

I bagni

La falegnameria

La sartoria

Le attività portate avanti prima del viaggio hanno consentito di raccogliere soldi per comperare le tavole per costruire i banchi per la scuola di sartoria, meccanica e falegnameria uniche opportunità di riscatto per i giovani. "Quando giravamo per le baraccopoli non passavamo inosservati...7 bianchi in mezzo a centinaia di bambini di colore si notano" ha scherzato Antonio "vivono in strada, in tanti non hanno i genitori ma non sono trasandati. Anche le famiglie cercano di essere il più curate possibili, di tenersi pulite e ordinate".

A sinistra suor Natalina Isella

Particolare impatto sui volontari l'ha avuta la visita alle carceri. "C'è un detenuto che è una sorta di boss che tiene le chiavi delle celle. Chi ha i soldi può uscire. I prigionieri dormono per terra o su letti di ferro. Le condizioni sono drammatiche". Così come Antonio, anche Livio si è avvicinato all'Africa per vedere quella parte non turistica da "catalogo" che si presenta al viaggiatore.

 

Da una parte infatti ci sono orizzonti mozzafiato, paesaggi incontaminati dove la Natura è rigogliosa e accogliente. Dall'altra invece la povertà spazza via la poesia. E qui entra in gioco il volontario che decide di investire un po' del suo tempo nel dono. "La curiosità mi ha spinto ad andare in Africa" ha concluso Antonio "e devo dire che questa esperienza mi ha cambiato. Chi ha poco riesce ad essere felice di quel poco. Noi che abbiamo tanto ci lamentiamo sempre e non ci facciamo bastare mai nulla".
S.V.
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