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Scritto Martedì 18 giugno 2019 alle 18:40

Parco Curone: alla riunione della Comunità arriva Panzeri il nuovo sindaco di Merate. Ed è subito polemica sulla L.R. 28

Prima seduta della Comunità del Parco dopo le elezioni amministrative, con l'ingresso dunque di nuove figure a rappresentare i Comuni. C'è chi - come la sindaca di Lomagna Cristina Citterio - ha preferito mantenere una posizione defilata dal pubblico per "apprendere" i meccanismi di funzionamento strada facendo. Al suo posto al tavolo c'era il riconfermato assessore all'Ecologia Simone Comi, un habitué delle precedenti "edizioni". Chi ha tenuto a distinguersi è stato il primo cittadino di Merate Massimo Panzeri, che sulla materia Parco del Curone si era già fatto sentire dai banchi dell'opposizione in Consiglio comunale. Nella nuova Giunta che governa la città la delega all'Ambiente e all'Ecologia è stata affidata ad Andrea Robbiani, ma dalla parte rampante recitata ieri sera, lunedì 17 giugno, possiamo già scommettere che almeno fino al rinnovo del Consiglio di Gestione e del presidente dell'Ente Parco (l'ultima scadenza è stata posta per la fine di ottobre) si vedrà molto più spesso il sindaco Panzeri stesso, che giocherà in prima persona la delicata partita per far valere anche in questa sede il peso di Merate nelle vicende sovracomunali.

Il presidente del Parco Eugenio Mascheroni e il sindaco di Merate Massimo Panzeri


È stata pure la prima riunione della Comunità del Parco dopo quella in cui il sindaco di Montevecchia Franco Carminati aveva fatto presagire un colpo di reni, smarcandosi dallo storico presidente Eugenio Mascheroni con toni recepiti da tutti come una sfida [clicca QUI]. Nel frattempo due Consigli di Gestione straordinari con alcuni consiglieri che pare abbiano finanche minacciato le dimissioni per le parole di Carminati, e Mascheroni che ha ottenuto tutta la fiducia dei vari Comuni che compongono l'organismo politico del Parco. Carminati è stato quindi costretto a scrivere una lettera al Consiglio di Gestione per precisare la sua posizione e di fatto ingranare la marcia indietro [clicca QUI]. Il riferimento alle recenti dinamiche è stato solamente accennato dal presidente dell'Ente Parco Mascheroni, nella seduta di lunedì 17 giugno. «Il Consiglio di Gestione, nonostante i malintesi dell'ultima riunione, scade a fine ottobre. La nuova modifica della Legge Regionale n. 28 è stata approvata dal Consiglio regionale - ha ricordato Eugenio Mascheroni - Signori, iniziate a parlarne». Nessun commento degli interlocutori, nemmeno di Carminati che ha incassato in religioso silenzio.

A bacchettare questa volta è stato Panzeri, che si è ritagliato un ruolo da protagonista fra i suoi colleghi. «Vorrei ribadire per coerenza ciò che ho da sempre sostenuto in Consiglio comunale. La Legge regionale, pur con delle lacune o dubbi interpretativi, non ha mai imposto l'obbligatorietà alla fusione dei Parchi all'interno degli ambiti ecosistemici individuati. È sempre stata su base volontaria - ha esordito Massimo Panzeri - Il solo obbligo era di individuare gli ambiti ecosistemici. E l'unico ambito che ha sbagliato interpretazione è stato il nostro». A replicare a più riprese è stato Mascheroni, estremo conoscitore dell'arte della diplomazia, che con calma e fare affabile ha tenuto a bada il leghista rivendicando gli indirizzi e le parole espresse in precedenza. E non ha mancato, a discussione finita, di disseminare qualche frecciatina qua e là alla Regione (i confini del Curone non si estenderanno nei territori oggi PLIS di Olgiate Molgora, Airuno e Valgreghentino prima del 2021 per la carenza di personale in Regione - un solo addetto - istruito a valutare questa pratica, e già impegnato a dirimere faccende ben più complesse). «Rimangono delle delibere del Parco che vanno chiarite. Si era avviato un processo - ha continuato Panzeri - Poteva essere assunta una scelta, va bene, ma se la si fa passare come un obbligo sono due cose diverse». 

Il direttore del Parco Michele Cereda

Una ricostruzione negata dal presidente che, insieme con il direttore Michele Cereda, ha iniziato a rivelare di incontri avuti con funzionari regionali - con nomi, cognomi e date - che su domande circostanziate dichiaravano che nella Legge regionale vigesse il principio di obbligatorietà alla fusione tra Parchi del medesimo ambito ecosistemico. Sull'esistenza di atti che abbiano avviato un percorso verso l'aggregazione con il Barro, il presidente del Parco è stato lapidario: «Non abbiamo mai assunto alcuna delibera in tal senso, anche perché il Barro ha fatto di tutto per restare autonomo e i matrimoni si fanno sempre in due». La delibera "che andrebbe chiarita" a cui si riferiva Panzeri è quella che riconosce l'ambito ecosistemico in comune tra i territori dei Parchi del Curone e del Monte Barro. «23 Parchi regionali hanno fatto coincidere l'ambito ecosistemico con i propri confini, salvo piccoli aggiustamenti - ha specificato il sindaco di Merate - L'unica eccezione è stata la nostra». Mascheroni ha rivendicato la delibera in questione sia sulla base di indici tecnici che sono stati rispettati sia per le attività che vedono fianco a fianco o tengono in contatto frequente i due Parchi (bandi, gestione di alcuni uffici, GEV).

L'ennesima discussione sulla Legge Regionale 28/2016, fuori dai punti all'ordine del giorno, avrà anche fatto emergere la coerenza, l'intuito - ma che dire - la lungimiranza di Massimo Panzeri, con l'effetto boomerang però di aver dimostrato l'esatto opposto nei riguardi dei suoi colleghi di partito che siedono sulle poltrone della Regione. E sulla delibera del Parco "che andrebbe chiarita", l'unica cosa da capire è in quali termini Panzeri vorrebbe che si chiarisse. Le opzioni al riguardo sono due. O è stata annunciata una crociata per tornare indietro e riconoscere due ambiti ecosistemici differenti tra i Parchi del Curone e del Monte Barro oppure si è voluto soltanto far rumore. Ed entrambi i casi - combattere una crociata o rumoreggiare - sono sempre funzionali a qualcosa di terzo. Nella fattispecie, sgomitare per accrescere la propria influenza. Tra falliti (o potenziali) blitz passati e polveroni appena alzati, la nomina del prossimo presidente dell'Ente Parco rischia di diventare tutta una questione di rivendicazione partitica.
Marco Pessina
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