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Scritto Domenica 12 maggio 2019 alle 22:26

Montevecchia: la luce di tante lanterne illumina il cielo nel ricordo di Omar. Il papà: sono andato al treno ma lui non è sceso


Con il suo ditino minuscolo ha indicato quelle palle di fuoco che pian piano in cielo si allontanavano sempre di più; con i suoi occhi vispi e luminosi rivolti in alto e la testa a ciondoloni all'indietro non ha perso di vista nemmeno per un istante le lanterne bianche, azzurre e rosse.

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Perchè esse, le hanno raccontato, stavano andando dal suo fratellone Omar volato anche lui oltre le nuvole. E' racchiuso nella semplicità della sorellina e nel dignitoso e composto dolore di mamma e papà, il ricordo del 17enne scomparso lo scorso lunedì e ritrovato deceduto nella palude di Brivio due giorni dopo.

Questa sera nel piazzale davanti alle scuole di Via del Fontanile di Montevecchia dove la famiglia Gabr vive, oltre duecento tra ragazzi e adulti si sono radunati e hanno voluto con un momento pubblico testimoniare il loro affetto per il compagno di partite e di classe (Omar frequentava l'istituto Rota di Calolziocorte).

C'erano infatti dirigenti e atleti dell'ACD Brianza che hanno listato a lutto le magliette e all'inizio della partite odierne hanno rispettato un minuto di silenzioL c'erano i compagni di scuola, alcuni insegnanti, tanti tantissimi genitori che nel dolore della mamma si sono sentite un tutt'uno.

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La prima lanterna lanciata in cielo è stata proprio la sua, seguita da decine di altre che dopo un'incertezza iniziale si sono librate in volo qualcuna scomparendo all'orizzonte qualcun altra tornando poi a terra, consumata dalle fiamme. "Per noi è una grande consolazione vedere tutte queste persone" hanno raccontato mamma e papà "ci aiuta a superare questo grande dolore. Sono arrivati a trovarci insegnanti e amici di Omar che non vedevamo da quando lui era piccolino. Tutti gli volevano bene".

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):
Lunedì quando il 17enne si è allontanato da casa, accompagnato come tutte le mattine assieme al fratello dal papà fino alla stazione di Cernusco, nulla faceva presagire la tragedia. "Li ho portati al treno. Ci siamo salutati e abbiamo scherzato come sempre. Abbiamo sperato fino all'ultimo che tornasse" ha ricordato il padre, con una compostezza e una tranquillità disarmanti "i fratelli non si sono ancora resi conto, la più piccola continua a cercarlo, va nella sua camera, non lo trova e poi ritorna e chiede di lui. Non ha ancora capito che è morto e anche mia moglie è confusa. Giovedì, il giorno dopo il ritrovamento di Omar, ha voluto che andassi in stazione ad aspettarlo che tornava dal treno da scuola. Ho cercato di dirle che era impossibile, che Omar era morto e che non sarebbe tornato più. Ma nulla, ha voluto che andassi là. Ho aspettato il treno ma il mio Omar non è sceso".





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