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Scritto Giovedì 09 maggio 2019 alle 18:06

Merate: candidati principali a confronto. L’esperienza c’è, la visione del futuro anche ma sull’ospedale Panzeri si deve ricredere

La strategia delle due principali formazioni in campo per la conquista di palazzo Tettamanti è apparsa evidente dalla scaletta di priorità iscritta nei rispettivi programmi: Massimo Panzeri del centrodestra ha elencato i lavori da completare o avviare quali la palestra del collegio Manzoni, la riqualificazione di via Verdi, seppure dopo una adeguata rivisitazione del progetto, la definizione dell'intervento retrostante il Municipio, una nuova piazza insomma, con annesso campo delle Rimembranze. Solo un rapido accenno al recupero dello stagno di San Rocco.

Aldo Castelli ha dedicato i primi tre punti all'ambiente: nuovo piano di governo del territorio a consumo zero di nuovo suolo, realizzazione del parco urbano nord e piano del verde con messa a dimora di mille alberi nei prossimi cinque anni.

Non mancano certo i punti in comune, come il recupero di villa Confalonieri e il tentativo di acquisire il Castello per un suo rilancio. Del resto le questioni aperte in città sono note e sono tali da anni. A partire dal vecchio oratorio di via Bianchi che compare in ogni programma elettorale dal 1995 senza che mai vi sia stato messo mano. Tanto provvede madre natura a demolirlo.

Ma la diversità di vedute è evidente. E questo segna già un primo discrimine. Sui candidati alla carica di sindaco non c'è molto da aggiungere: sia Massimo Panzeri sia Aldo Castelli sono noti per la loro militanza nella pubblica amministrazione. Sia in maggioranza che in minoranza. Entrambi sono portatori di esperienza, di capacità operativa, di visione del futuro. Panzeri, probabilmente sotto la spinta dell'ex sindaco Robbiani che per lavoro trascorre più tempo all'estero che in Italia, immagina la città del 2030, la "smart city" come usa dire ora, la città tecnologica ma anche sostenibile. Vede il lungo termine pur senza trascurare l'immediato. Castelli profetizza per Merate una vocazione ambientale e turistica, dopo che è terminato il ciclo dello sviluppo industriale.

Per entrambi la cultura ha una valenza strategica. Castelli più cattedratico, Panzeri più ruspante. Ma tutti e due convinti che vanno bene le iniziative di alto livello alle quali ci aveva abituati la compianta Giusy Spezzaferri ma occorre anche sviluppare manifestazioni di largo e generale consumo, mettendo a disposizione dei sodalizi il necessario per superare il calvario normativo e burocratico che negli ultimi anni ha spezzato le gambe a chiunque volesse organizzare un evento.

L'Osservatorio è al centro del progetto di lancio turistico-scientifico di Merate, per la verità da qualche decennio, ma stavolta, al di là di chi vincerà, sembra proprio quella buona. I due principali candidati hanno idee molto chiare su come operare.

La dialettica di Castelli prevale sull'istintività di Panzeri. Ma entrambi danno garanzie di buona amministrazione. Qualcuno li avrebbe visti persino assieme: Castelli come sindaco, più teorico, più politico e maggiormente in grado di relazionarsi con i colleghi del territorio; Panzeri più operativo, come vice con deleghe ai lavori pubblici e all'urbanistica.

Merate, insomma, cade in piedi.

Su un punto però i due divergono profondamente. E qui è Massimo Panzeri, secondo chi scrive, a dover rivedere la propria posizione. Sul futuro dell'ospedale il capo del centrodestra continua ad essere ottimista e ad additare la stampa con i suoi titoli sparati come "il" problema. Aldo Castelli è, al contrario, convinto che si debba agire ora perché quando gli eventi accadono è troppo tardi per porvi rimedio.

Tanti sono i segnali di un lento ma progressivo depauperamento del presidio, peraltro tuttora privo di direttore amministrativo e direttore sanitario. Il dato sul tempo di attesa per una radiografia al piede spiega già tutto: 12 giorni al Manzoni, 8 al poliambulatorio di Oggiono, 160 al Mandic.

Panzeri ci permetta di spronarla a visitare con maggiore intensità l'ospedale. Che viene prima della cittadella della salute. Occorre tempo per mettere a confronto le prestazioni di dieci anni fa e quelle di oggi. Ma è un esercizio che lei deve fare, assolutamente. E poi si convincerà che abbiamo ragione noi. L'arrivo come direttore sanitario aziendale di Vito Corrao, dirigente di grande esperienza, consente di avere un po' più di ottimismo. Ma seguire giorno per giorno ciò che accade, anche se l'ente locale è fuori dalle funzioni di programmazione e controllo tipiche del Comitato di Gestione, è un preciso e inderogabile dovere per chiunque abbia l'ambizione di guidare la nostra città.

Claudio Brambilla
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