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Scritto Lunedì 15 aprile 2019 alle 19:53

Olgiate: trova un cellulare e ne chiede il pagamento per la restituzione, condannato

Si era seduto sulla panchina adiacente i binari della stazione di Olgiate per attendeva il treno che lo avrebbe riportato a Lecco. Aveva svuotato le tasche, forse in un gesto automatico, appoggiando il telefono cellulare e gli auricolari proprio su quella panchina. Una volta giunto a Lecco, dopo il viaggio, si era accorto di aver dimenticato gli oggetti in stazione e, tentando di recuperare almeno il telefonino, aveva chiamato la sua utenza telefonica con l’aiuto di un amico, fortunatamente trovando risposta dall’altro capo della cornetta. La vicenda, tutt’altro che a lieto fine, ha visto come “smemorato” protagonista un nigeriano residente a Lecco, classe 1991: lo stesso giorno della sua “dimenticanza” -il 30 maggio del 2016- è stato anche vittima di estorsione da parte di quello che avrebbe dovuto essere il suo benefattore. Il ragazzo che aveva infatti trovato il cellulare, un 42enne italiano residente ad Olgiate, aveva invitato il lecchese “smemorato” a ripresentarsi presso la stazione meratese per riconsegnargli l'oggetto smarrito. Peccato che al suo arrivo l’olgiatese gli avrebbe chiesto 20 euro per restituirgli il cellulare. Il nigeriano a quel punto, rifiutando di pagare la somma all’uomo, avrebbe sporto denuncia nei suoi confronti.

La vicenda è approdata nell’aula del giudice monocratico Enrico Manzi che ha acquisito in data odierna gli atti del verbale di denuncia del nigeriano, essendosi quest’ultimo reso irreperibile. Chiusa la fase istruttoria, il Vpo Pietro Bassi ha chiesto la condanna per il 42enne a 8 mesi di reclusione e al pagamento di 350 euro di multa. Di contro l’avvocato difensore Ivana Montani ha auspicato l’assoluzione dell’imputato in primo luogo perchè il querelante si è reso irreperibile e sottolineando come la ricostruzione che avrebbe offerto ai Carabinieri fosse molto sommaria, non parlando bene l’italiano; continuando nella sua arringa l’avvocato ha ricordato come il suo assistito abbia raccontato ai Carabinieri di aver acquistato a sua volta il telefono da un altro soggetto e di averlo pagato 20 euro, sostenendo di conseguenza di non aver usato minaccia nei confronti del nigeriano. In estremo subordine il legale ha chiesto che il fatto venisse riqualificato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni ex articolo 393 del codice penale e il minimo della pena con la concessione di tutte le attenuanti del caso.

Il giudice Manzi, al termine della camera di consiglio, ha ritenuto l’imputato colpevole del fatto a lui ascrittogli, condannandolo a 1 anno, 1 mese e 10 giorni di reclusione e al pagamento di 300 euro di multa, pena sospesa.
B.F.
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