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Scritto Sabato 13 aprile 2019 alle 15:07

Merate: l’epigono moderno delle macchiette Ercole e ''Niscioela''

In principio era l'Ercole, contadino ma anche un po' letterato; un Carlambrogio da Montevecchia ma meno saccente: fare spigliato e giocondo con quella eleganza rusticana che gli era propria, sottolineata dal floscio cappello sempre piantato sulle ventitré fino a toccare il bordo dell'orecchio. Una macchietta di una simpatia prorompente. Con lui, a dare e alzare il gomito c'era l'Angelo Colombo, altra tipica macchietta meratese, detto il "Niscioela" sempre in vena come il compagno, della più spontanea allegria, rubicondo e con un bel naso fiorito. I due, con amici par loro, frequentavano la Madonna del Bosco e dopo la messa, col prete che l'aveva celebrata, si regalavano un'abbondante colazione con tanto buon vino. Un'abitudine che il "Niscioela" sottolineava con segni palesi della più alta edificazione indicando il prete: "Sì, sì anca lù, anca lù" E era felice. Correvano gli anni tra il 1865 e il 1955, il paese rurale diventava città pur se sotto le bombe: aprivano negozi, artigiani, trattorie, osterie. Una comunità più viva di oggi, che contava ben 3 alberghi. Oggi resistono, a fatica, solo i bar. E le macchiette? Scomparse. Ma non del tutto. C'è un personaggio che, in uno sprazzo di autoconsapevolezza ha dichiarato di "rischiare di diventare una macchietta". E di questo passo, subentrare al "Niscioela" sarà solo questione di qualche settimana ancora.

Angelo Colombo "Niscioela", Giuseppe Papaleo, Ercole Ravasi

E' Giuseppe Papaleo che, come nel film il Tagliaerbe, finirà per congiungersi carnalmente con via Verdi diventando tutt'uno con un palo della luce o un cartello segnaletico.

Da qualche anno si è messo a capo del Comitato omonimo e in un crescendo rossiniano, l'epigono del "Niscioela" imperversa in ogni riunione, commissione, consiglio comunale, assemblea di condominio, adunata sediziosa al bar, per portare il vessillo del quartiere che garrisce al vento.

Interviene sempre con una verve da far temere l'alternarsi forsennato tra tachicardia e bradicardia. Per lui non esiste altro che quel quartiere nato con la Tupini e la Fanfani e poi via via con tutte le sovvenzioni delle leggi sulla casa.

Ormai non aspetta neanche più che il moderatore dia la parola al pubblico: schizza in piedi dopo aver sottratto con destrezza il microfono dal tavolo e parte in quarta col comizio. Sempre quello, via Verdi, via Verdi, via Verdi. Adesso poi che grazie allo sblocco dell'avanzo di amministrazione e alla mancanza di progettualità dell'Amministrazione uscente sono stati messi sul piatto 3 milioni di euro si sente un vincitore, il Rommel del quartiere, il Robin Hood dei bistrattati residenti, l'eroe pronto a morire per un'asfaltatura decente e un marciapiede un po' più largo.

Sia chiaro: via Verdi ha bisogno di una riqualificazione. Come diverse vie, peraltro, tipo Forlanini che pur acquisita al patrimonio pubblico dopo una sentenza sfavorevole al Comune resta sterrata e con importanti buchi. Ma questa ossessione che si manifesta, come si direbbe del "Niscioela", con segni palesi della più alta edificazione, sta diventando stopposa, un tormentone privo ormai di spontaneità e vivacità, una rappresentazione tra il ridicolo, il surreale e il patetico.

Onore al "Niscioela", e pure a Papaleo, e lunga e miglior vita a via Verdi - ammesso che sarà tale dopo la realizzazione del progetto, cosa di cui dubitiamo molto - ma almeno non perdiamo di vista tutto il resto della città, praticamente gli otto decimi degli 11 chilometri quadrati. Da Brugarolo a Pagnano chiunque potrebbe fondare un bel comitato e pretendere soldi. Ma se tutti lo facessero il tesoretto accumulato negli anni dalle Giunte comunali che hanno preceduto l'attuale finirebbe nel volgere di tre progetti. E, francamente, non ci sembra il caso. Al contrario un uso più equilibrato delle risorse finanziarie dei meratesi ci pare rispondere meglio al principio della sana e corretta amministrazione della cosa pubblica. Ed è esattamente quello che chiederemo all'Amministrazione che verrà.

 

P.S. i personaggi sono tratti dal libro Merate di Momolo Bonfanti Palazzi, edito nel 1958

Claudio Brambilla
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