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Scritto Mercoledì 10 aprile 2019 alle 13:37

Merate: ultima assise dell’era ''Più''. Ma tra proclami, contraddizioni e orazioni dov’erano i ''nuovi''?

Quando Andrea Robbiani, camicia bianca, maniche rivoltate, senza cravatta, in piedi davanti al microfono ha preannunciato “… la sicura vittoria elettorale del mio collega…” Massimo Panzeri è impallidito. E non si esclude una toccatina…. Perché una frase analoga era già stata pronunciata dall’ex sindaco sul palco della sala civica di via Lombardia nel 2014, presentando al popolo forzo-leghista il candidato sindaco, Massimo Panzeri, appunto. Giunto all’indomani dello spoglio delle schede terzo su tre partecipanti.

Il consigliere Andrea Robbiani

Ma se vittoria sarà, come pronosticano gli esperti di politica locale, per il futuro sindaco sarà un bel match condividere il governo della città con il suo attuale compagno di banco. La prova se n’è avuta anche martedì sera, durante l’ultimo consiglio comunale della legislatura Massironi. Sul tormentone di via Verdi, che ormai attizza soltanto l’assessore Procopio e il capopopolo Papaleo, Panzeri ha vestito i panni del consigliere di maggioranza rispondendo ai rilievi di Alessandro Pozzi tanto da far esclamare il candidato sindaco di “Cambia Merate”, il sempre presente Aldo Castelli: com’è difficile fare l’assessore stando in minoranza. Tutto lasciava prevedere un voto a favore del progetto tecnico-economico. Ma poi ha preso la parola il “Texano” che con una sola randellata ben assestata ha distrutto il castello di certezze del suo capogruppo: “Il progetto è stato affidato all’Ente sbagliato, la Provincia è una macchina da guerra per fare rotonde”.  Quanto alla pista ciclabile “.. si poteva fare, basta andare in giro per l’Europa e copiare come fanno gli altri utilizzando anche marciapiedi larghi per pedoni e cicli”. Morale voto di astensione sul progetto. A quel punto anche Panzeri si è allineato “… annuncio il voto di astensione come già anticipato dal mio collega”.

Il consigliere Massimo Panzeri

Sul punto ha dato tutto l’assessore Procopio che, a dispetto dei fatti e soprattutto del calendario, ha parlato di tempi fin troppo lunghi per giungere all’approvazione, a due giorni dalla fine dell’attività legislativa. A noi, e non solo a noi, per la verità ci era parso di assistere a una corsa a ostacoli con tre commissioni e due consigli comunali in dieci giorni. Ma tutto è relativo a questo mondo e il tempo, come cantano i Nomadi, non è che una dimensione. Nella quale, tra qualche settimana, potrebbero convivere Procopio con Robbiani e Procopio con Panzeri, il quale, quest’ultimo, ha passato i primi tre anni della, legislatura a ricordare quanto aveva fatto lui come assessore ai lavori pubblici e l’ultimo anno e mezzo a rinfacciare al suo successore il nulla o quasi realizzato. Da giugno, in caso di vittoria, si cancella la lavagna. Ma i giudizi espressi, restano. Almeno, però, si chiarirà il mistero di come sia possibile che Panzeri dica il contrario di Robbiani, e viceversa, ma poi entrambi votino allo stesso modo. In altre parole, vedremo chi prevarrà. Le scommesse sono aperte.

L'assessore Giuseppe Procopio

A seduta conclusa il capogruppo di maggioranza avvocato Casaletto ha chiesto la parola, nelle intenzioni per un elevare un “Magnificat”  (dal vangelo secondo Alfredo)  a Massironi. Ma l’intervento, sofferto, ha dato più l’idea di una orazione funebre cui peraltro non è seguito l’applauso finale che in genere accompagna l’uscita della salma dalla chiesa. Una tristezza, tra visi rivolti altrove, esempio il soffitto, cui ha posto sapiente rimedio il destinatario del “Magnificat”, il Sindaco, che ha ringraziato la stampa per i cinque anni di attenzione riservata all’attività amministrativa esortando chi verrà dopo a tenere sempre in debito conto le critiche.

Il capogruppo Alfredo Casaletto

Un’ultima considerazione: quello di martedì 9 aprile 2019 è stato l’ultimo consiglio comunale dell’era Massironi. Ma in sala, stampa a parte - e curiosamente assente Fabio Tamandi, leader del popolo “Verdi” -  si sono visti il solito folto gruppo dei Cinque Stelle e il pubblico di sempre, sette, otto persone. Ma tutti i neo candidati di centrosinistra e centrodestra dov’erano? Neanche all’ultima assise hanno ritenuto di partecipare, così, giusto per prendere le misure dell’aula, saggiarne la temperatura, calcolare l’ampiezza degli scranni sui quali depositeranno, forse, le terga? E, chissà, magari anche per capire come funziona una seduta di Consiglio comunale?

Il sindaco Andrea Massironi

Claudio Brambilla
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