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Scritto Sabato 16 marzo 2019 alle 17:52

Merate: sarà un ''rieccolo'' a guidare le futura Giunta. Un usato almeno sicuro?

Comunque andrà avremo un'amministrazione comunale di "rieccoli". Personaggi riciclati, volti ormai consunti dal tempo e dalle prestazioni già mostrate negli anni passati.

Da una parte Massimo Panzeri, classe 1971, assessore ai lavori pubblici tra il 2009 e il 2014 e candidato sindaco nell'attuale consigliatura sconfitto da Andrea Massironi con un secco 35% contro 22%. Oggi è alleato con gli avversari di ... oggi. Una stravaganza che ancora fatichiamo a comprendere.

Dall'altra Aldo Castelli, classe 1949, vice sindaco dal 1990 al 1995, poi due giri saltati e di nuovo candidato primo cittadino con Merate Futura nel 2004, 1892 voti pari al 21,1% ; ancora con Merate Futura nel 2009 quando a tentare di diventare sindaco fu Mauro Marinari (1.674 voti - 18,6%) ottenendo 58 preferenze personali; e di nuovo in lista nel 2014 con "Sei Merate", candidata sindaco Silvia Villa (2.741 voti - 32,9%) con 111 preferenze, insufficienti però per entrare in aula come consigliere.

L'uno e l'altro hanno imbarcato personaggi tutt'altro che nuovi nell'amministrazione cittadina, Alfredo Casaletto, Giuseppe Procopio e Andrea Robbiani con Panzeri, Riva Roberto, Lanfranco Consonni, forse addirittura Battista Albani con Castelli.

Resta in predicato - e questo è un paradosso - la presenza di Massimiliano Vivenzio, la testa più lucida dell'attuale maggioranza anche se di tale dote non sempre ne fa pieno uso.

A parte l'ex sindaco Albani, classe 1942 - dicevamo - spicca per longevità proprio il duro della sezione leghista meratese, Andrea Robbiani. La sua carriera amministrativa inizia nel 1995 sotto l'insegna di Alberto da Giussano, con candidato sindaco il compianto Federico Vanelli. Una sola preferenza, la propria, probabilmente. Quindi, niente da fare. Resta fuori anche nel 1999 con Silvio Mandelli (17 preferenze dietro solo a Fracconi che ne prese 18). Il balzo avviene nel 2004 quando l'ex camicia verde si candida a primo cittadino ottenendo un buon risultato, 1.414 voti pari al 15,77%. Vince la corazzata di centrosinistra guidata da Battista Albani che sconfigge gli alleati di una vita: Andrea Colombo, candidato sindaco e Andrea Massironi, riuniti sotto l'insegna di Merate al Centro, logo ideato e portato due volte alla vittoria da Dario Perego, capo assieme al top manager della sanità Luca Stucchi di quell'ala della Dc che guarda a destra. Robbiani ci riprova nel 2009 e si prende la rivincita su Albani. Nel 2014, con "Prospettiva Comune - Panzeri sindaco" non riesce a entrare in Consiglio, perché l'avvocato Andrea Valli lo supera in preferenze. Ma quando l'ex assessore all'urbanistica fa un passo indietro, rieccolo tornare in Aula e incendiare il dibattito con intemerate taglienti come il rasoio verso i consiglieri di maggioranza con i quali adesso, sta definendo la lista e la propria posizione in caso di vittoria: assessore al bilancio!

Nel mucchio di "rieccoli" troveremo Fabio Tamandi (168 preferenze nel 2014), più ondivago di un pendolo tra Panzeri e Castelli fino alla scelta finale a favore del primo (si dice in cambio della promessa dell'assessorato all'urbanistica). E poi i leghisti sempre in lista e mai in Consiglio, Franco Lana, l'esperto di sanità de noantri, (28 preferenze nel 2014, 18 nel 2009) e Cristiano Bellenzier (64). A seguire Alessandro Vanotti e Paolo Centemero.

Sul fronte opposto, tra ritorni e recuperi (tentenna Valeria Marinari record di preferenze nel 2014, 248 mentre ha aderito Alessandro Pozzi, numero due per consensi personali, 199) vedremo almeno qualche faccia nuova, soprattutto di provenienza PD tra cui il segretario cittadino, l'attivissimo Gino Del Boca.

Poche novità dunque, e tanti "rieccoli". D'altronde, come dicono gli addetti ai lavori, con la vita che ogni giorno si fa sempre più complicata tra privacy, fatturazione elettronica e un'infinità di altre inutili incombenze chi ha voglia di dedicare tempo, rischiare in proprio, attirare critiche lavorando per la collettività per di più a guadagno sostanzialmente zero?

Pochi appassionati. E per giunta, come abbiamo visto, sempre quelli. Certo la responsabilità di questa disaffezione verso la cosa pubblica non è solo ascrivibile a vincoli, lacci e lacciuoli imposti dalla società moderna a famiglie, aziende e enti istituzionali. Anche la cosiddetta "classe dirigente" non ha saputo generare successori. Né Albani né Massironi hanno coltivato giovani capaci col tempo di rilevarne ruolo e funzione. Così si è obbligati a pescare le figurine dal vecchio album.

Sarà almeno un usato sicuro? Lo vedremo non appena, finito il balletto dei nomi, si parlerà finalmente di programmi. A partire dal progetto di realizzare rotonde in via Verdi (va bene riqualificare l'arteria ma senza spendere 3 milioni) perché solo un ostinato o un interessato non si rende conto che - come ha spiegato l'ingegner Debernardi un esperto autentico di viabilità - esse attireranno ancor più traffico trasformando l'arteria in una camera a gas come via Trento.

 

Solo dopo la presentazione dei programmi avremo modo di conoscere la vera qualità di questo usato. Che, per certi versi, non ci dispiace, vista la fine che ha fatto il rottamatore per eccellenza, secondo cui qualcosa di nuovo è sempre qualcosa di meglio.

E i 5 Stelle? L'aria che tira a livello nazionale non è delle migliori e per di più le amministrative danno quasi sempre esiti catastrofici. Ma quel 10-15% può spostare l'ago tra centrodestra e centrosinistra. Starà al programma delle due coalizioni saper attrarre il maggior numero di consensi fra coloro che alle politiche hanno votato Di Maio. Nel 2014 - col Movimento poco conosciuto e l'unico leader Beppe Grillo - in città ottennero un onorevole 10,31%, dato da 818 voti per Raffaella Zigon. Non proprio pochi per lo sparuto gruppo di giovani che allora si chiamavano fra loro "grillini".

Claudio Brambilla
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