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Scritto Giovedì 28 febbraio 2019 alle 13:46

Più che l’allarmismo, a volte ingiustificato, è l’ignoranza a fare il vero male dell’ospedale

Se Massimo Panzeri avesse letto e compreso il contenuto delle pagine 67 e 68 della deliberazione della Giunta regionale lombarda nr. XI/1046 del 17 dicembre 2018 avrebbe evitato di confermare il sospetto di una totale incompetenza rispetto alle tematiche legate alla salute. Il capogruppo leghista ha citato il regolamento relativo al bacino di utenza di 80-150mila abitanti - "il nostro" ha chiosato - che deve garantire nelle 24 ore le prestazioni diagnostico-terapeutiche necessari al ripristino e al sostegno delle funzioni vitali. . . . e assicurare il trasporto tempestivo in continuità di assistenza ai presidi di riferimento (hub).

In realtà il Mandic è un presidio di 1° livello dotato di DEA ed è in questo senso che deve volgere la battaglia in Regione, mantenere cioè il DEA al di là del minor numero di pazienti/giorno rispetto a quanto previsto dalla deliberazione, almeno 100 come presenza media. Perché il testo è chiaro e prescrive la presenza di una équipe medico-infermieristica dedicata all'attività di emergenza-urgenza in numero sufficiente rispetto al volume di attività con copertura del servizio H/12. Nelle restanti 12 ore è previsto un servizio di guardia medica e una reperibilità di chirurgia generale, traumatologia-ortopedia. Ridurre la spinosa questione agli allarmismi dei media denota la superficialità dell'analisi, la non conoscenza dei termini e l'abitudine a trasformare argomenti tremendamente seri in chiacchiere da bar. E ciò è molto grave se si pensa che Panzeri è stato scelto per guidare la coalizione di centrodestra che si propone di amministrare la città nei prossimi cinque anni. Decisamente più "sul pezzo" Massimiliano Vivenzio e Alfredo Casaletto che, seppure allineati alla rigida posizione del Sindaco - "tratto io con la direzione dell'Asst" - hanno sottolineato le evidenti criticità del presidio. Che, come ha ribadito Tomalino, assessore alla partita, non chiude di sicuro, semplicemente viene ridimensionato anno dopo anno togliendo servizi, prestazioni e organico (e un nuovo assunto ogni cinque che escono non c'entra nulla signor Sindaco, qui i budget si negoziano). Come è già avvenuto per gli ospedali di Desio, Giussano, Mortara, per citare qualche esempio. La proposta del centrosinistra di convocare un Consiglio comunale aperto in modo che chiunque potesse porre domande alla direzione strategica dell'azienda socio-sanitaria territoriale, rafforzata dall'emendamento del leghista Robbiani di invitare tutti i sindaci del territorio e i consiglieri regionali eletti nel lecchese andava nella direzione di dare la massima pubblicità ai progetti del Direttore generale vincolandone l'attuazione non soltanto davanti a pochi sindaci, spesso pure distratti, ma davanti all'intera popolazione. Non toglieva nulla al ruolo istituzionale dei primi cittadini, semmai aggiungeva quel principio della partecipazione di cui tutti si fanno promotori e garanti, salvo defilarsi quando si tratta di metterlo in pratica. Ancora una volta la maggioranza ha perso l'occasione di dare voce ai cittadini ritenendo che l'investitura popolare sia uno scudo sufficiente a proteggere tutte le scelte assunte, indifferenti al fatto che tale investitura è pur sempre di minoranza in città, non andando oltre il 35% dei votanti. E' stato così per il progetto di via Verdi che prevede una spesa tra i 2,5 e i 3 milioni di euro quando il piano di rifacimento di Corso Sempione a Milano con la realizzazione di marciapiedi, piste ciclopedonali e l'alberatura ha un preventivo di 4 milioni. Corso Sempione, non via Verdi. Con tutto rispetto, ovviamente. E' stato così ieri ed è così oggi, palazzo chiuso e tetragono verso la piazza. Dunque per conoscere se i piani di potenziamento del Mandic saranno in tutto o in parte attuati dovremo aspettare il primo report del 30 settembre. Altri, non il sindaco in carica oggi né il suo assessore, lo scriveranno. E nel frattempo? Ci rassegniamo a non disporre dopo le 15 di una reperibilità di otorinolaringoiatria. Sperando che almeno sia disponibile un'ambulanza verso "l'hub" di Lecco. E pensare che l'ORL fino a pochi anni fa era una struttura complessa con primari del calibro del dr. Manara poi del dr.Bianchi, medici come il dr.Croce che del reparto ne avevano fatto un'eccellenza del Mandic.
Caro Panzeri, alla luce di questi pochi esempi, siamo sicuri che l'unico problema sia l'atteggiamento dei media?  


15 marzo 2017: perché la storia spesso si ripete. Così scriveva il Giornale online La Lomellina sull'ospedale di Mortara il cui Pronto soccorso è diventato un punto di primo intervento e al presidio sono rimaste chirurgia generale, laboratorio analisi, medicina interna, pneumologia, radiologia, servizio di anestesia (da non confondere con la rianimazione):

La maggioranza rifiuta, dal canto suo, per l'ennesima volta, la richiesta di consiglio comunale aperto e accetta invece la possibilità di aprire un tavolo di lavoro, assieme all'opposizione, in difesa dell'ospedale. Sul punto c'è stata bagarre in consiglio, anche se era semplicemente un'interpellanza presentata dall'opposizione. L'impressione è che il ridimensionamento sia ormai certo e definito.

E così è stato!
Claudio Brambilla
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