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Scritto Martedì 12 febbraio 2019 alle 08:37

Perego: il progetto considera superato il 'PUT'. Lo si cambi

È indubbia l’importanza di un progetto di riqualificazione per Viale Verdi: la necessità di un intervento è sotto gli occhi di tutti e già il Piano urbano del traffico del 2007 ne dava atto, sia in termini di flusso sia di sicurezza.

Tuttavia, perché la proposta non si trasformi in un miraggio, mi chiedo se sia stata elaborata tenendo conto delle prescrizioni che il Piano urbano del traffico poneva. Dalle analisi circolate in questi giorni sembrerebbe di no. Eppure sarebbe importante affidarsi ad una bussola che ha il pregio di affrontare la questione in termini complessivi, di sistema. Il rischio è quello che, spostando una pedina, si generino conseguenze imprevedibili a livello generale. E questa pedina non è secondaria, come la riapertura di via Garibaldi o un senso unico in viale Lombardia; è ben più impattante dal punto di vista strategico.

L’approccio alla scelta delle rotonde o dei semafori, benché dalle esperienze di questi anni faccia propendere molti per le prime (ma, forse, non i pedoni), non può essere approssimativo, ma scientifico. Se si ritiene il Piano superato – e non può essere che così, considerato il progetto – si abbia allora il coraggio di revisionarlo in tempi brevi, prima di assumere una scelta così radicale. Altrimenti i residenti per primi potrebbero dover pagarne le conseguenze.

Oltre a quelle che si abbatteranno sui pini marittimi del parcheggio dell’asilo nido: una scelta sbagliata non in sé, ma in quanto non prevede una sostituzione con altri alberi più adatti e capaci di contrastare inquinamento e grigiore, e che dimostra una disattenzione colpevole per un tema sensibile. E si scontra pure con la toponomastica. Un viale è tale se è costeggiato da alberi, preferibilmente importanti, per la sua maggior lunghezza.  In difetto di qualche migliaia di euro per piantumare seriamente la strada, gli si cambi nome. Propongo Strada Extraurbana Giuseppe Verdi.
Roberto Perego
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