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Scritto Mercoledì 06 febbraio 2019 alle 18:49

Merate, via Verdi: perché non chiedere ai cittadini se sono favorevoli alla spesa di tre milioni per riqualificare la strada?

Sentire il sindaco Andrea Massironi affermare che “.. i soldi ci sono per cui se non bastano due milioni e mezzo ne spendiamo anche tre…” fa il medesimo effetto di ascoltare Salvini che apre i porti e inneggia all’immigrazione di massa. Per dieci anni abbiamo udito sempre il medesimo ritornello: diecimila euro? Non ci sono, non abbiamo soldi. Il perché, ovviamente è tecnico: prima vigeva il patto di stabilità con vincoli strettissimi sulla spesa, oggi ai comuni è data facoltà di impiegare gli avanzi di amministrazione, sia pure con determinate procedure, per cui chi ha più risorse congelate oggi può investire. E allora, uno pensa, che se finalmente si possono spendere milioni di euro, diciamo 5 o 6, non qualche migliaio, la Giunta  convocherà certamente la cittadinanza per dire: facciamo un programma con delle priorità votate a maggioranza? Così poi procediamo in base all’indicazione popolare. Sarebbe la via maestra al cosiddetto bilancio partecipato oggi poi che il sovranismo in chiave populista è di gran moda. Invece la rottura del porcellino ha dato la stura ai progetti di una parte secondaria della popolazione, quella che ha votato Più Merate, ovvero il 35% dei votanti. Prima col campo di calcio in sintetico con una spesa di 450mila euro destinata a una parte minoritaria dei meratesi – ma in questo caso il voto di Prospettiva Comune (Lega) è stato persino entusiasta – ora con il maxi investimento di 2,5 – 3 milioni per via Verdi. Quartiere popoloso e dunque meritevole di attenzioni per quanto qualcosa negli anni sia stato fatto. Ma i problemi di sicurezza, raccontati con enfasi da Alfredo Casaletto – che abitando lì avrebbe dovuto astenersi per pudore – sono gli stessi di cui soffrono i residenti di via Trento, via Manzoni, via Roma, via Sant’Ambrogio, via Indipendenza, via Terzaghi, via Frisia e in un numero imprecisato di altre strade del centro e delle frazioni. L’asse est-ovest è fondamentale ma come dice un caro amico l’acqua va dove scorre per cui sono gli stessi automobilisti a individuare i percorsi più rapidi anche se meno brevi. Di qui la considerazione che se ogni frazione, ogni quartiere dovesse costituirsi in Comitato sarebbe davvero difficile soddisfare tutte le richieste. Si pensi a via Laghetto priva di tutto persino dell’illuminazione. Si pensi al lungo tratto della “54” di competenza comunale da via Campi su su fino all’Auchan. Si pensi, soprattutto, al polo scolastico quando gli autobus scaricano centinaia di studenti costretti poi ad attraversare la strada senza alcuna protezione e, spesso, senza neanche la sorveglianza.
Per dire che, con tutto il rispetto per il Comitato e i residenti di via Verdi – che certo hanno diritto a interventi migliorativi – non pare così indispensabile spendere una buona metà delle risorse oggi disponibili ma domani non si sa perché oggetto comunque di normative statali coincidenti con le leggi di stabilità.
Ci sarebbe, ad esempio, la questione Castello, quello sì il vero simbolo di Merate. E’ della Curia ma probabilmente ne cederebbe l’uso per un lungo periodo a condizione che il beneficiario si faccia carico degli interventi straordinari. Lì ci potrebbe stare la sede municipale – di grandissimo prestigio – con la possibilità di rendere fruibile anche la torre, mentre l’attuale palazzo Tettamanti potrebbe tornare alla sua destinazione originale di “Casa della Cultura” con biblioteca, spazi di incontri giovanili e così via.
In questo senso potrebbe tornare utile per fare cassa vendere villa Confalonieri, oggi inutilizzata, ammesso che la complessità di una ristrutturazione non impedisca qualsiasi interesse privato.
Insomma, è tutto discutibile e, francamente, a fine mandato, impegnare tante risorse senza il minimo consulto popolare appare un atto di forza. Comprendiamo la prudenza della Lega tutta impegnata a rivendicare per se la carica di sindaco con l’appoggio di ampi settori dell’attuale maggioranza. Ma proprio la Lega, per l’impostazione data da Salvini al movimento, dovrebbe invocare il referendum consultivo sul quale la maggioranza politica a Roma sta discutendo con modalità decisamente incoraggianti.
Nel 1993 Mario Gallina, non volendo imporre l’edificazione dell’area Cazzaniga proposta dall’archistar Mario Botta promosse un referendum che si concluse con il parere negativo all’edificazione. L’allora segretario del Psi Romualdo Demontis sentenziò “.. i cittadini hanno detto con chiarezza che l’area deve restare inedificata”. In realtà poi il verdetto popolare fu disatteso e l’assessore all’urbanistica era proprio Demontis, ma c’erano altre motivazioni.
Perché dunque non promuovere un referendum per chiedere ai cittadini tutti – dato che come ha affermato Giuseppe Papaleo via Verdi non è dei residenti ma di tutti i meratesi – se sono favorevoli a investire tre milioni per riqualificare l’arteria?
Un esito positivo darebbe forza al progetto e decisione nel portarlo avanti con la necessaria rapidità e magari migliorandolo con una piantumazione perchè un viale è tale se alberato altrimenti è solo uno stradone anche se riqualificato. Un esito sfavorevole aiuterebbe comunque a rivedere il piano riducendo la spesa senza compromettere gli interventi autenticamente mirati alla sicurezza dei pedoni.
Il voto popolare è diffuso in tutte le democrazie, è stato uno strumento molto utilizzato su temi nazionali e, come abbiamo visto, anche Merate ha il suo precedente.
Qualche forza politica uscente o aspirante entrante ha la voglia di promuovere la consultazione referendaria, sia pure solo consultiva?
Claudio Brambilla
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