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Scritto Venerdì 21 dicembre 2018 alle 07:50

Sullo sciopero contro la proposta di riforma del servizio idrico

Mi sconcerta il comunicato unitario di FILCTEM CGIL - FEMCA CISL - FLAEI-CISL - UILTEC UIL che richiede la non applicazione dell'art. 177 del codice degli appalti oltre due anni e mezzo dopo l'emanazione della Legge relativa. Non si sono accorti prima di questa norma? Dove sono stati sino ad oggi?
Le ragioni per cui richiedono la non applicazione sono solo delle strane farneticazioni che mettono in discussione la trasparenza che, nel nostro Paese, è particolarmente necessaria.
Non si sono nemmeno resi conto che la Direttiva UE n. 2014/25/UE del 26 febbraio 2014, anche se non in modo esplicito, impone agli Stati Nazionali l'adozione di provvedimenti di questa natura.
Mi sconcerta anche il giudizio sulla proposta di legge AC52, relativa alla riforma del servizio idrico integrato, che prende il nome della sua presentatrice, On. Federica Daga del M5S, ma che è una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Forum Nazionale dei Movimenti per l'Acqua del 2007 con la raccolta di 406.626 firme di cittadini italiani, di cui oltre 4.000 lecchesi. La proposta di Legge è stata finora praticamente ignorata dai partiti politici che hanno governato il Paese. La stessa On. Daga, il 15.12 scorso, a Brescia, ha confermato la paternità della proposta di legge del Forum dei Movimenti per l'Acqua. Non mi interessano gli schieramenti, sto con chi è sensibile ai diritti e ai problemi delle persone. Per questo ringrazio l'On. Daga anche se è espressione di un movimento politico che non mi appartiene.
Mi stupiscono le categorie sindacali, che dovrebbero essere dalla parte dei lavoratori e dei cittadini contro i poteri forti, quando indicono uno sciopero contro una proposta di legge di iniziativa popolare schierandosi a fianco delle aziende, pubbliche o private, che stanno privatizzando, in modo sostanziale se non formale, un servizio pubblico, un diritto fondamentale, nonostante oltre 27milioni di italiani, con il referendum del 2011, abbiano espresso la volontà della sua permanenza nell'ambito pubblico.
In occasione della raccolta firme e del referendum, alcune organizzazioni sindacali, la CGIL, in particolare, erano schierate con il Movimento referendario e molti di coloro che hanno indetto o aderito allo sciopero, probabilmente, hanno sottoscritto la proposta di legge e hanno votato, in occasione del Referendum, per il mantenimento del servizio pubblico nella sfera pubblica.
Non si è mai visto, ma in questo Paese, ormai, le sorprese sono all'ordine del giorno, scioperare contro una proposta di legge di iniziativa popolare.
Che cosa è successo? Attenzione, qualcuno non dice il vero. Consapevolmente o inconsapevolmente?
Non è vero che la Legge Galli prevedeva l'esclusione delle Azienda Speciali dalla gestione del servizio idrico. La Legge Galli, in merito, rinvia al TUEL vigente all'epoca che, all'art 22 comma 3, lettera c, stabilisce che "I comuni e le province possono gestire i servizi pubblici nelle seguenti forme: c) a mezzo di azienda speciale, anche per la gestione di più servizi di rilevanza economica ed imprenditoriale;" La Legge Galli ha una funzione precisa, quella di organizzare e razionalizzare, territorialmente, la gestione del servizio. Quando si citano le leggi bisognerebbe farlo con cognizione di causa.
Non è vero che la riforma bloccherà gli investimenti nel settore che, peraltro, sono molto più elevati dei 2,5miliardi di euro indicati nel comunicato. Probabilmente nel comunicato sono stati indicati dei numeri, a casaccio, sperando che nessuno li verificasse. Solo nella Regione Lombardia gli investimenti superano i 10miliardi di euro.
Con la gestione affidata alle Aziende Speciali non ci saranno problemi a realizzarli perché, forse il sindacato non lo sa, gli investimenti sono finanziati dagli utenti con le loro bollette e se le Aziende Speciali non realizzeranno utili da destinare ai dividendi, potranno essere finanziati tutti gli investimenti e ridotte le bollette.
Non sono gratuite affermazioni, sono in grado di dimostrarlo con una rielaborazione dei Piani d'Ambito che, se il sindacato non lo sa, sono gli strumenti con i quali gli Uffici d'Ambito pianificano gli investimenti e determinano le tariffe.
Il rischio per i livelli occupazionali? inesistente, anzi, è molto probabile un incremento dell'occupazione e, con la riduzione delle esternalizzazioni e del precariato, un recupero, fondamentale per la qualità del servizio, della professionalità. L'unico rischio per i livelli occupazionali sta nell'attuale situazione e nelle prospettive. Le aggregazioni che si ipotizzano, nella logica della razionalizzazione e ottimizzazione dei costi, aggiungo, per aumentare i profitti, saranno, nonostante le garanzie diverse, realizzate sulla pelle dei lavoratori.
Il rischio di aumento della "fiscalità generale" non esiste anche se con la proposta di legge di iniziativa popolare, in esame e discussione in Parlamento, i cittadini italiani hanno chiesto che la quota di consumi essenziali alla vita umana siano posti a carico della stessa.
Esiste oggi la certezza di una fiscalità "occulta" a carico degli utenti perché la tariffa non garantisce solo la copertura dei costi di gestione e degli investimenti ma anche costi che con il servizio non c'entrano nulla. I sindacati, forse non conoscono i Metodi Tariffari predisposti da ARERA con i quali vengono calcolate le Tariffe. Sarebbe, forse, chiedere troppo.
Perché queste posizioni e affermazioni che sembrano anche contraddittorie rispetto alle logiche di un sindacato dei lavoratori? Solo per fare confusione o per superficialità?
Scioperare contro una legge che vuole dare dignità alle persone e ristabilire fondamentali principi di DEMOCRAZIA, perché l'accesso all'acqua è un emblema della democrazia, non stupisce, sconcerta.
Remo Valsecchi - cittadino
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