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Scritto Lunedì 30 luglio 2018 alle 19:44

Merate: società fantasma? Il giudice assolve imprenditore

Assolto perchè il fatto non è previsto dalla regge come reato. Questa la sentenza pronunciata questa mattina dal giudice monocratico del tribunale di Lecco, Nora Lisa Passoni, nei confronti di Filippo Duro, titolare di una società con domicilio fiscale in Via Pascoli a Merate, a processo per l'inottemperanza all'articolo 10 del Dgl 74/2000 che punisce da un anno e sei mesi a sei anni "chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari".
L'istruttoria si era sviluppata essenzialmente intorno alle dichiarazioni dell'unico teste escusso in una precedente udienza, ovvero un funzionario dell'Agenzia delle Dogane. Al centro del procedimento una società individuale che Duro avrebbe avviato il 31 ottobre 2014 e "chiuso" il 31 dicembre dell'anno successivo. Un'attività di cui però non è stata trovata traccia nè dopo aver bussato alla porta dello stabile di via Pascoli 9 a Merate indicato quale domicilio fiscale dell'impresa, nè a Quarto di Napoli, in quello che avrebbe dovuto essere il luogo d'esercizio della ditta. Ipotizzato comunque dagli operanti, sulla base di quanto è stato possibile ricostruire, un presunto volume d'affari della ditta individuale registrata a Merate: soggetti esteri - secondo la testimonianza del funzionario escusso a dibattimento - avrebbero venduto all'imputato merce hi-tech, come computer e schede di memoria, per ben 6 milioni di euro, denaro effettivamente versato dall'imputato che avrebbe poi fatto stoccare quanto importato in parte a Parabiago e in parte a Caserta, senza poi emettere a sua volta fatture di vendita.
Il pubblico ministero Pietro Bassi aveva concluso la propria requisitoria chiedendo la condanna dell'uomo a 3 anni di reclusione. Si era invece battuta per l'assoluzione l'avvocato Anita Discacciati, nominata d'ufficio, che aveva evidenziato presunte lacune nella ricerca delle scritture su cui si basava l'imputazione, ricordando come l'assistito non fosse mai stato cercato al proprio domicilio. Da qui la richiesta di assoluzione ed in subordine della condanna al minimo della pena. Stamani il giudice Passoni ha ritenuto - con la sua sentenza - Filippo Duro non colpevole del reato a lui ascritto.
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